Festival di Sanremo 2014

Raphael Gualazzi a Sanremo: «È una grande festa»

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Raphael Gualazzi parla dal Festival di Sanremo 2014 dopo essersi esibito martedì sera insieme a The Bloody Beetroots. Ecco i suoi commenti sulla collaborazione e sulla kermesse ligure. Leggi l’intervista. (Foto di Roberto Panucci)

Il Festival di Sanremo 2014 ha visto martedì sera l’esibizione di un duo davvero inusuale: Raphael Gualazzi e The Bloody Beetroots hanno calcato il palco dell’Ariston proponendo la fusione di due stili agli antipodi, ovvero il jazz e l’elettronica: «È proprio questo il bello, la musica vive di questi incontri, è sempre un’opportunità per sviluppare il suo linguaggio. È stata Caterina Caselli a sottopormi l’idea di una collaborazione con Bob Rifo, io mi sono documentato su questo artista, ho osservato le sue performance su YouTube e poi l’ho incontrato. E’ nato qualcosa di molto bello che ha portato alla realizzazione di un EP (dal titolo Accidentally On Purpose, ndr), per quanto riguarda invece i brani Sanremesi, io mi sono occupato degli arrangiamenti acustici, dei fiati, delle ritmiche e dei cori, lui invece ha prodotto i pezzi e ha ovviamente curato la parte elettronica degli stessi».

Durante l’esibizione di Raphael e Rifo si è avvertita una grande voglia di divertirsi e di coinvolgere gli spettatori: «Volevamo esattamente trasmettere questo, siamo in tanti sul palco, è un’occasione per trasformare l’esibizione di Sanremo in una grande festa condivisa. Sono infatti molto felice sia passato Liberi o no, il pezzo maggiormente ritmato e allegro. Lo scorso anno si era qualificata una ballad quindi va bene così».

Nonostante questo ti accusano sempre di eccessiva timidezza, sia quando suoni, sia quando rilasci interviste: «Forse si confonde la timidezza con l’educazione, inoltre sul palco non posso fare molto altro che suonare, in effetti se il pianoforte avesse delle rotelle potrei muovermi con maggiore agilità! A dire il vero preferisco concentrarmi sulla musica, che è la protagonista principale nonchè la mia più grande passione».

Sei notoriamente un amante delle sonorità classiche, come hai coniugato ciò con l’estremismo sonoro di Beetroots? «Il mio approccio classico non cambia anche quando sperimento, in questo caso credo che si possano unire efficacemente mondi diversi ma alla base di tutto deve sempre essere chiara la lezione del passato e la semplicità che i pezzi che vengono suonati devono avere specialmente in una manifestazione popolare come Sanremo. Non per nulla venerdì suoneremo Nel blu dipinto di blu, non vi anticipo però in che modo…».

Cosa bolle in pentola per Gualazzi dopo la partecipazione al Festival? «Intanto il 18 aprile uscirà in alcune nazioni (non in Italia, ndr) la ristampa del mio disco Happy Mistake che conterrà i due pezzi che abbiamo composto per il Festival, quindi partirà un tour europeo. Riguardo un mio eventuale nuovo cd di inediti bisognerà ancora aspettare, non ho nulla in programma al momento, mi godo questa partecipazione e l’EP con Bloody Beetroots».

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