Festival di Sanremo 2015

Festival di Sanremo 2015, i pagelloni finali ai cantanti

Malika Ayane Adesso e qui

Cosa resta del Festival di Sanremo 2015? Le pagelle ai cantanti dopo la finale di sabato sera. Poca eccellenza, molte insufficienze.

Il Festival di Sanremo 2015 è finito. E tutta l’Italia resterà orfana di un programma che mai come quest’anno è stato una summa della migliore televisione Rai targata Carlo Conti: I migliori anni trasportato per cinque prime serate consecutive nella città ligure. E come sempre, quando le cose finiscono, bisogna tirare le somme e fare, permetteteci il banale gioco di parole, i conti. Ecco le pagelle finali ai cantanti di Sanremo (in ordine di classifica).

IL VOLO, voto: 10
Standing ovation all’Ariston, plebiscito popolare al televoto. Bisogna saper riconoscere la (nostra) sconfitta: se hanno vinto qualche merito lo avranno pure. La potenza vocale, l’intonazione. E Tony Renis. La loro vittoria dimostra che resteremo sempre una provincia (musicalmente parlando) dell’Impero, tipo Tatooine. Poi però non lamentiamoci se quando andiamo all’estero le prime parole che ci vengono rivolte sono “pizza, mandolino, mamma”. Se votiamo Il Volo a Sanremo, significa che ci va bene così.

NEK, voto: 8
Filippo e la sua canzone hanno convinto ogni sera di più. E da subito era sembrato evidente che meritassero il podio. Una ventata di freschezza in un Sanremo che ha dimostrato di fingere il cambiamento per restare però sempre uguale a se stesso. Nek ha fatto il possibile per tenere alto il livello del pop italiano. E c’è riuscito, fino a che le umane possibilità lo hanno sorretto. Il suo pezzo non è forse indimenticabile, ma nell’abisso di mediocrità di questo Festival ha spiccato il volo.

MALIKA AYANE, voto: 8,5
La migliore. Senza alcun dubbio. La prima interpretazione martedì non era stata perfetta, ma dalla serata delle cover in poi è stato un continuo crescendo. Malika, oggi, è probabilmente l’interprete italiana più brava. E la sua bellissima canzone avrebbe meritato il primo posto. Ma un piccolo problema c’è. Il gradino più basso del podio è arrivato soprattutto grazie ai voti della giuria di qualità, segno che i suoi brani e i suoi testi non vengono sufficientemente capiti da chi è a casa sul divano. Per fare il salto definitivo, bisognerebbe lavorare per darle canzoni più pop (nel senso alto del termine) che la rendano la nuova Fiorella Mannoia.

ANNALISA, voto: 5,5
Anche lei è cresciuta di sera in sera. Merito delle sue incredibili qualità di cantante e interprete. Valutando solo questo aspetto sarebbe anche da 7 o 7,5. Purtroppo pesa sul giudizio un brano davvero povero, con giusto un ritornello che si avvicina alla sufficienza in quanto a melodia (non certo in quanto a testo). Restiamo convinti del fatto che, con dei brani più validi da cantare, possa diventare una delle migliori in Italia.

CHIARA, voto: 5,5
Mentre quasi tutti in finale sono cresciuti, Chiara ha perso smalto. La canzone è forse un pochino migliore di quella di Annalisa, ma lei sembra aver creduto meno nelle sue possibilità rispetto alla collega. Si tratta in ogni caso di un bel salto di qualità (in avanti) rispetto alla prima partecipazione al Festival. Dovrebbe imparare a osare meno con i vestiti (e le scarpe).

MARCO MASINI, voto: 6,5
La sua cifra stilistica è sempre stata quella che abbiamo visto anche in questa edizione del Festival. Uno che canta davvero quello che la sua canzone dice. Uno che quando interpreta si mette a nudo. Il brano era anche bello e sincero. Non formidabile, ma pienamente sufficiente.

DEAR JACK, voto: 3,5
L’impressione di voler scimmiottare i Modà, avendone però solo i difetti e non i pregi, pesa tremendamente sulla nostra valutazione. E per arrivare primi in classifica non basta avvicinarsi a dieci centimetri dalla telecamera per far vedere il proprio ciuffo.

GIANLUCA GRIGNANI, voto: 7
La sua canzone è una delle più belle di questo Festival. E la sua capacità di interpretazione una delle più convincenti. Speriamo che sia il rilancio definitivo per uno dei più sottovalutati cantautori rock degli ultimi anni.

NINA ZILLI, voto: 7
Insieme a Malika è stata probabilmente la più brava. In finale è stata perfetta e non era scontato riuscire a portare un blues tra i primi dieci brani del Festival. Il merito va tutto alla sua interpretazione. La più internazionale di questo Sanremo (oltre a Il Volo).

LORENZO FRAGOLA, voto: 6
Sufficienza, ma nulla di più. Non ci si poteva aspettare troppo da un ragazzo salito alle luci della ribalta da pochissimi mesi. Alcuni pensavano potesse addirittura vincere: dimenticavano che la platea di X Factor è di un milione e mezzo di persone, mentre quella di Sanremo superiore di dieci volte. Il brano funziona, il problema è invece la capacità di stare sul palco. Portarlo ha comportato il rischio di bruciarlo, invece ne è uscito solo un po’ scottato.

ALEX BRITTI, voto: 6,5
Era uno dei più attesi alla vigilia, ma non ha rispettato le aspettative. Il brano in realtà è piuttosto bello, ma non esplode come di solito fanno i pezzi di Alex. Dal vivo, con un assolo di chitarra in mezzo più lungo, saprà certamente guadagnare respiro.

IRENE GRANDI, voto: 6,5
Cambiare pelle non è mai facile, e infatti la posizione in classifica non la premia. La scoperta di questa nuova Irene è però una delle più piacevoli dell’intero Festival. Il brano è delicato e lei è stata perfetta nell’interpretarlo. Avrebbe meritato di più? Sicuramente. Ma i veri conti a Sanremo si fanno solo dopo qualche mese.

NESLI, voto: 4
Voleva mostrare all’Italia la sua mutazione in cantante pop, peccato che non abbia azzeccato una nota che fosse una. La canzone inoltre era davvero banale e per nulla convincente. La dimostrazione che avere un grande seguito sui Social non necessariamente premia. Poi magari, dopo il Festival, sarà un trionfo. Ma qui si giudica la settimana di Sanremo.

BIANCA ATZEI, voto: 3
Molti si chiedevano cosa ci facesse tra i Campioni. Tutti se lo continuano a chiedere a Festival finito. Canzone brutta. Voce altalenante e molto imprecisa. Interpretazione nulla. Non è servito neppure mostrare le gambe con le sue mise sempre ricche di trasparenze. Inutile.

MORENO, voto: 4
Il nostro non è un pregiudizio contro i talent show (tant’è vero che ad altri concorrenti che ne sono usciti abbiamo dato voti più alti). E nemmeno contro i rapper, anche perché quello di Moreno tutto si può definire meno che pezzo rap. Chiamare un rappresentante scarso del genere al Festival giusto per fare scena è stato peggio che non chiamare nessuno.

GRAZIA DI MICHELE e MAURO CORUZZI, voto: 5
Il voto risente di tutto l’andamento del Festival. Un disastro la prima sera. Da denuncia per la cover di Alghero di Giuni Russo. Miracolati in semifinale. Poi, sgravati da chissà quale peso, in finale hanno dato il meglio. Intonati. Intensi. E anche la canzone, non irresistibile, ha guadagnato tanto. Per come è andata avrebbero meritato anche una posizione più alta in classifica. La sufficienza però non possiamo darla, dopo lo scempio delle prime tre interpretazioni.

ANNA TATANGELO, voto: 5,5
Un voto politico, in un certo senso. Perché Anna è brava, mentre la canzone era brutta. Quindi stessa valutazione di Annalisa e Chiara.

RAF, voto: 6,5
Sì, lo sappiamo. Raf non ha mai cantato bene. Ma ha cantato. E questo vale più di ogni altra valutazione, perché avere il coraggio di rischiare continue figuracce davanti a più di dieci milioni di telespettatori quando non si ha nulla da dimostrare è stoico. Aveva una bronchite sin dalla prima serata. Il pezzo però era uno dei migliori e siamo convinti che se non fosse stato tanto sfortunato si sarebbe piazzato tra i primi cinque in classifica. Un eroe.

BIGGIO e MANDELLI, voto: 4,5
Nello scempio della prima serata erano stati tra i migliori. Poi però, prima con la cover, dopo con la seconda interpretazione, hanno gettato la maschera. Canzone banale, interpretazione pure. L’unica cosa buona era la tromba di Roy Paci. Perché l’hai fatto, Roy?

LARA FABIAN, voto: ng
Lara Fabian chi?

FUORI GARA

SANREMO, voto: 10
Gattopardesco. Che tutto cambi perché nulla cambi. Quando fai il 50 per cento di share, significa che hai vinto. Quando in questo share ci sono anche numerosi giovani che guardano e votano, significa che ti sei assicurato altri 20 anni di vita. Dare l’impressione di rinnovamento tornando però a schemi collaudati è la grande impresa di questo Sanremo. Inoltre, se a vincere è l’unico concorrente uscito da un talent show proprio della Rai, allora hai fatto Bingo.

CARLO CONTI (conduttore), voto: 9
Il merito di uno dei Festival più veloci e ritmati di sempre va a Carlo Conti, vero vincitore di questo Sanremo. Sempre perfetto, sempre padrone della situazione, nonostante alcuni imprevisti non da poco (Arisa in primis, la classifica sbagliata in ultimo). Capace persino di infilare momenti “buonisti alla Fazio”, senza però dargli quel tono “buonista alla Fazio” che tanto fa radical chic. Non gli si perdona però la scelta dei siparietti comici (altrimenti avrebbe meritato un 10). Quasi tutti di un livello davvero oltre l’immaginabile. Partenza pessima con Alessandro Siani, baratro con Pintus, lieve risalita con Luca e Paolo e Virginia Raffaele, ma di nuovo baratro con Gabriele Cirilli. Tutta una tattica per far sembrare uno dei suoi più cari amici, Giorgio Panariello, un campione della risata?

CARLO CONTI (direttore artistico), voto: 7
Il grande merito è, senza dubbio, aver saputo infilare di tutto in questo Festival. Dal finto rap di Moreno, ai talent show, al “bel” canto all’italiana (con una strizzatina d’occhio all’estero), alla canzone autoriale. Scelta che ha avuto grande riscontro da parte delle radio. Il merito però si trasforma in colpa se una buona metà di queste canzoni sono di fatto ampiamente sotto al livello della sufficienza. Altro problema: la scelta dei superospiti, decisamente meglio gli italiani (Tiziano Ferro su tutti) degli internazionali.

LE VALLETTE, voto: 6
Senza infamia e senza lode. Emma avrebbe dovuto essere più rilassata e se stessa. Arisa lo è stata fin troppo. Rocio non si è mai vista.

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