Festival di Sanremo 2015

Festival di Sanremo 2015, le pagelle dei cantanti dopo la prima serata

Festival Sanremo 2015 pagelle cantanti prima serata

Il Festival di Sanremo 2015 si è aperto con la performance dei primi dieci Campioni. Ecco le pagelle dei cantanti in gara durante la prima serata. Ma non ci siamo certo dimenticati degli ospiti e di chi ha presentato lo show.

Si tratta solo di un primo ascolto, ma è già significativo per capire la qualità delle canzoni (e dei cantanti) in gara. Il Festival di Sanremo 2015 è iniziato e i primi dieci Campioni in gara hanno presentato il proprio brano. Nulla di eccezionale, ma anche molti pezzi decisamente deludenti. Il meglio, come ci si aspettava, è arrivato dai superospiti italiani: Tiziano Ferro e Al Bano e Romina erano, ognuno a suo modo, numerose spanne sopra a tutti gli altri concorrenti. I giudizi potranno naturalmente cambiare. In meglio, ma anche in peggio.

Ascolta tutte le canzoni in gara

CHIARA, voto: 6
La sua canzone non è niente di Straordinario, ma aprire Sanremo non è mai facile (nonostante l’esperienza sul palco di X Factor). Chiara arriva con grazia, solare e ben vestita, canta una canzone non eccezionale ma onesta e, soprattutto, mostra a tutti il suo più grande talento: la voce. Il testo è pulito, a tratti anche banale, ma la sua interpretazione regala la sufficienza a tutto il resto. Difficile che vinca, anche se lo meriterebbe ben più di altri suoi colleghi più quotati (vedi Dear Jack e Nesli).

GIANLUCA GRIGNANI, voto: 7
Mancava la sua attitudine un po’ rock e un po’ strafottente. Invece arriva elegante e sobrio, normalizzato dal Festival, ma ricorda a tutti le sue qualità di autore e canta un brano convincente come Sogni infranti. Chitarre in primo piano e voce sempre in una perfetta tensione emotiva. La sua interpretazione ci fa pensare a quanto il talento di Gianluca sia stato dimenticato negli ultimi 10 (o anche 15) anni. Sanremo potrebbe regalargli un giusto rilancio (a prescindere dal risultato finale).

ALEX BRITTI, voto: 6
L’impressione è che questa canzone possa dare molto di più. Alex con la sua chitarra ci ha portato nel mondo del blues anche con questo brano delicato e sognante. La sua interpretazione però (soprattutto vocalmente) non ci ha convinti del tutto. Un attimo importante è un classico pezzo alla Britti, ma nella prima serata non è esploso quanto ci saremmo aspettati. Il problema forse è l’arrangiamento con l’orchestra, mentre come blues ruvido avrebbe più carattere. Da riascoltare.

MALIKA AYANE, voto: 5
Adesso e qui (Nostalgico presente) ci ha deluso. Sono quasi dieci anni che Ayane canta canzoni molto simili tra loro. Sempre eleganti sia negli arrangiamenti che nei testi che nella loro struttura (mai convenzionale), però sempre uguali appunto. Il brano alla lunga strapperebbe anche una sufficienza. Il voto negativo è invece dettato proprio da Malika: di solito la cosa migliore delle sue canzoni è proprio lei, la sua voce, la sua interpretazione. Tutto ciò che è invece mancato nella prima serata.

DEAR JACK, voto: 4
Scusateci, ma proprio non riusciamo a capire.

LARA FABIAN, voto: 5
Esteticamente, un incrocio tra Giorgia Meloni e Ivana Spagna. Voce è già a rischio eliminazione e la cosa non ci stupisce per nulla. Un brano che arriva dal passato e che nel passato rimane, perché ce lo si dimentica un minuto dopo averlo ascoltato. Ha il merito, se non altro, di non scimmiottare grandi brani (se non una certa canzone italiana da esportazione).

NEK, voto: 7+
Un brano non banale, con un ritornello più che orecchiabile e che sicuramente sentiremo nelle radio per parecchio tempo. Fatti avanti amore segna il ritorno di Nek a Sanremo: il buon Filippo coglie l’occasione con grinta, con convinzione e con la miglior canzone della prima serata. Non è un pezzo indimenticabile (ma quanti lo sono tra quelli che passano al Festival da anni a questa parte?), ma è un pezzo che non si dimentica. L’attacco col piano ricorda vagamente Se io non avessi te, ma senza arrivare a scimmiottarla. Bravo Filippo.

GRAZIA DI MICHELE E MAURO CORUZZI, voto: 5
Bello il messaggio, bella l’intenzione, la canzone però è troppo banale. Io sono una finestra è senza dubbio un brano elegante negli arrangiamenti e il problema non è il fatto che Coruzzi reciti più che cantare (fior di artisti hanno fatto fortuna con interpretazioni del genere): è il testo che è da mani nei capelli. “Non c’è una donna, un uomo, solo un essere umano”, sono i versi del ritornello. Abbiamo sentito bene? Purtroppo sì.

ANNALISA, voto: 5,5
Il classico pezzo di Kekko Silvestre (Modà), che ormai non può mancare al Festival. Annalisa ha una bellissima voce, meriterebbe però una canzone capace di esaltarne meglio le doti. Non che il brano sia pessimo: basterebbe un piccolo salto di qualità per renderlo al livello di quello di Chiara (che non è certo un capolavoro, ma quantomeno è dignitoso).

NESLI, voto: 4,5
Era quello che temevamo di più. L’utilizzo dell’autotune nel singolo Andrà tutto bene arrivava ai livelli di Kanye West. I problemi però qui sono due: il testo non si avvicina nemmeno lontanamente a quelli del rapper americano (men che meno l’arrangiamento) e soprattutto Kanye ha le palle per utilizzare l’autotune anche in una serata come quella dei Grammy Awards (esagerandone gli effetti addirittura). Nesli invece se l’è dimenticato in camerino (o più probabilmente non gliel’hanno fatto usare). Il “fratello buono di Fabri Fibra” vira sul pop, ma il risultato è pessimo (il che naturalmente non gli impedirà di arrivare in finale, forse vincere e probabilmente vendere un po’ di copie dell’album). L’intonazione non è un optional per un cantante.

I FUORI GARA

TIZIANO FERRO, voto: 9
E poi arrivò Tiziano. E vinse per manifesta superiorità. Meriterebbe anche 10, se non fosse che cede anche lui al nazionalpopolare: a fine interpretazione si mette in ginocchio e bacia il palco dell’Ariston. Canta tre brani e dimostra che in Italia come lui ce ne sono pochi, forse nessuno (di certo non al Festival). Classe, carisma e voce impeccabili. Una star internazionale che sa scrivere canzoni magnifiche e cantarle ancora meglio. Incanto, il suo ultimo singolo, è una perla che avrebbe stravinto in qualunque delle ultime dieci edizioni.

ALESSANDRO SIANI, voto: 3
Non è tanto la battuta fuori luogo sul bambino grasso (no, non siamo politicamente corretti e non lo chiameremo “sovrappeso”, al massimo “diversamente magro”), che francamente, con tutte le polemiche che ne sono seguite, dimostra una volta di più il finto perbenismo all’italiana. Il problema è proprio l’incapacità di far ridere: battute stiracchiate, sempre banali, mai ficcanti. Prova a salvarsi in corner con il ricordo finale di Pino Daniele. Bocciato.

AL BANO e ROMINA POWER, voto: 8
Era l’esibizione più attesa della serata. E non ha deluso. Il trionfo del nazionalpopolare, con un pizzico di nostalgia canaglia, ma con un’aura complessiva che lo ha reso un momento di fatto indimenticabile. Sempre in bilico tra la caduta di stile nel baratro della peggiore televisione italiana e l’innalzamento a instant cult come solo i migliori film anni Ottanta. Chiamiamolo trash 3.0. Al Bano e Romina non si avvicinano mai a più di due metri, se non quando il conduttore Carlo Conti li obbliga a un bacio (sulla guancia!) forzoso e sforzato. Il vecchio leone pugliese a un certo punto si mette anche a fare i piegamenti sul palco dell’Ariston (e lì scatta il timore dell’infarto), dimostrando che in fondo Sanremo è casa sua. Dopo questo successo, si potrebbe pensare di fargli condurre il prossimo Festival (ma anche no).

CARLO CONTI, voto: 6
La normalizzazione del Festival. Mai sopra le righe, e neppure sotto le righe. Ha il merito, dopo una partenza lentissima, di far correre veloce la prima serata in sole tre ore. Peccato che obblighi di produzione (pubblicità?) lo costringano poi a tirare in lungo per un’altra ora prima di dare la buonanotte. Gli avevano chiesto di fare un grande show in perfetto stile Rai e lui risponde alla chiamata come un appuntato inappuntabile.

LE VALLETTE, voto: 5,5
Insipide, nel complesso. Emma, che dovrebbe essere la più spigliata e rock, all’inizio è molto imballata (colpa anche di un abito imbarazzante?). Arisa, stralunata come sempre, non riesce a leggere né dal gobbo né dal foglietto (e cerca di farsi apprezzare con un vestito semi trasparente che mostra il seno). Rocio sarebbe forse la più “in parte”, ma la utilizzano col contagocce. Le due cantanti duettano su Il carrozzone di Renato Zero, con un risultato non esaltante. Rimandate.

Commenti

Commenti

Condivisioni