Festival di Sanremo 2015

Festival di Sanremo 2015, le pagelle dei cantanti della terza serata

Malika Ayane Adesso e qui

Molti cantanti sono caduti sull’interpretazione di una cover nella terza serata del Festival di Sanremo 2015. Pochissimi si sono salvati o hanno davvero convinto. Ecco le nostre pagelle.

La terza serata di Sanremo 2015 doveva essere la più leggera e divertente, con i Campioni alle prese con le cover di grandi canzoni del passato e liberati dal peso della gara. E invece non poteva andare peggio: una serie di stecche, stonature e arrangiamenti sbagliati che facevano sembrare il palco dell’Ariston quello della Corrida. Pochissimi i cantanti che sono riusciti a rendere giustizia al brano scelto, mentre moltissimi sono inciampati o miseramente caduti tra note sbagliate e interpretazioni che nemmeno ai casting di un talent show. Ecco le pagelle ai cantanti della terza serata del Festival.

Leggi le pagelle dei cantanti nella prima serata di Sanremo 2015

Leggi le pagelle dei cantanti nella seconda serata di Sanremo 2015

RAF, voto: 4,5
Sì, abbiamo sentito bene e sappiamo che avrebbe meritato anche meno. Vocalmente è stato forse il peggiore, ma l’arrangiamento è stato uno dei migliori della serata e ci è piaciuto davvero molto, anche perché ha rispettato lo spirito di una cover regalando nuova luce a una canzone scolpita nella storia della musica italiana come Rose rosse. Il voto è una media tra queste due considerazioni (in soldoni, tra 2 e 7).

IRENE GRANDI, voto: 7+
Una delle migliori della serata. Prende una delle più belle canzoni di Patty Pravo e la rende una sua canzone. Patty aveva 20 anni quando la cantò la prima volta, Irene ne ha 45. Se perdo te con la sua voce vellutata e l’arrangiamento di Saverio Lanza diventa una canzone sofferta di un amore maturo e profondo. Un dialogo tra due compagni che non sanno lasciarsi dopo 20 anni di vita insieme e non tra due giovani innamorati. Bravissima.

MORENO, voto: 4
Non puoi prendere un brano di Adriano Celentano, arrangiarlo come farebbe Giuliano Palma e cantarlo come un ragazzino che fa finta di essere un adulto non cresciuto. La versione è sicuramente molto acchiappona (e non a caso ha vinto la manche), ma l’interpretazione è tutto. E anche l’intonazione è importante. Celentano è uno che si è inventato il rap e lo cantava in maniera più fresca di tutti i freestyler di oggi. Inserire qualche barra paracula alla fine ha solo peggiorato la nostra valutazione su questa Una carezza in un pugno.

ANNA TATANGELO, voto: 6-
Se avessimo dovuto darle un voto subito dopo l’esibizione sarebbe stato più basso. Ma come quando si valuta un calciatore si deve anche considerare l’andamento della partita, così il suo voto si è alzato dopo aver ascoltato molti altri Campioni in gara. Dio come ti amo è una delle canzoni più difficili di Domenico Modugno, Anna l’ha interpretata a suo modo e ha cantato bene (a differenza di molti suoi colleghi). Professionista.

BIGGIO e MANDELLI, voto: 4
Finché fanno il loro possono strappare la sufficienza (anche perché sono tra i pochi a non prendersi sul serio). Quando invece si tratta di fare un omaggio cadono sotto il peso dell’originale. C’è da dire che poco altro avrebbero potuto cantare. Ma E la vita, la vita con questo arrangiamento (soprattuto nel ritornello) sembra molto più vecchia dei suoi 40 anni (è del 1974). Meglio Mandelli di Biggio.

CHIARA, voto: 6,5
Una dei pochi a meritare la sufficienza piena. Mette a frutto la sua esperienza con le cover che risale a X Factor e regala una versione pulita di una canzone per nulla scontata di una delle interpreti più osannate della canzone italiana (Il volto della vita di Caterina Caselli). Speriamo non resti sempre ancorata a questo limbo post talent, ma riesca a trovare un suo percorso artistico.

NESLI, voto: 5-
Sembra Jovanotti che canta un mash-up di La mia moto e Mare mare. La scelta e l’arrangiamento non sono sbagliati, perché con le sue scarse capacità vocali una canzone di Luca Carboni potrebbe aiutarlo. Qualche nota però bisognerebbe prenderla e, soprattutto, qualche parola interpretarla con la giusta sofferenza. Prova a riscattarsi con la parte rappata, ma non basta.

NEK, voto: 8
Se non il migliore, uno dei tre più bravi. Sia nell’utilizzo della voce sia nell’interpretazione sia nell’arrangiamento. Lo hanno accusato di aver scopiazzato troppo le sonorità dei Coldplay. Così fosse, che male c’è? Prendi un grande brano (a proposito, Se telefonando è anche di Maurizio Costanzo, come a dire che lo zampino la famiglia De Filippi ce lo mette sempre) e dagli un vestito fresco e convincente. Sarebbe più facile aspettarsi una crescita del Pil al 5 per cento che innovazioni musicali da una cover di questo Sanremo.

DEAR JACK, voto: 4,5
Seriamente: uno come Sergio Endrigo non puoi rovinarlo così. Io che amo solo te è un capolavoro, difficilissimo da interpretare. E poi bisognerebbe accostarcisi con grande rispetto. Il che non significa non poter riarrangiare la canzone, però le cose bisogna saperle fare. E la voce è il problema minore. Questa volta il cantante di questa band da talent show porta a casa non la sufficienza (per quella serve anche l’interpretazione), ma quantomeno un’insufficienza non grave. A rovinare il tutto arrivano le schitarrate casuali dei suoi compagni di gruppo. Hanno tanta voglia di dimostrare che sanno usare gli strumenti? Si limitino a suonare le partiture, non a infilarci note inutili. Less is more.

GRAZIA DI MICHELE e MAURO CORUZZI, voto: 3
Eravamo contenti di sentire un omaggio a un’autrice gigantesca (quanto poco ricordata) come Giuni Russo. Ci siamo pentiti dopo pochissimi istanti. Quello è il palco dell’Ariston, non della Corrida. Alghero è un pezzo magnifico e di una modernità incredibile, non si può ridurlo a coretto (per giunta fatto male). Mai che avessero preso una nota insieme. Quasi meglio Platinette rispetto a Di Michele. Ed è tutto dire.

BIANCA ATZEI, voto: 5-
Vale lo stesso discorso di Anna Tatangelo, ma con una netta differenza di qualità. Il voto sarebbe più basso, non fosse che molti altri colleghi hanno fatto pure peggio. Evitiamo battute su morti che si rivoltano nella tomba solo per rispetto a Luigi Tenco. Ciao amore, ciao. Anzi, addio.

ALEX BRITTI, voto: 4,5
No, Alex. Da te non ce lo aspettavamo. Il suo forte non è mai stato il bel canto, ma almeno bisognerebbe evitare di stonare. Alza un pochino il voto grazie alla sua chitarra, che è sempre un piacere ascoltare (Dear Jack, prendete ripetizioni).

LORENZO FRAGOLA, voto: 6
Compitino. Poteva fare meglio su Una città per cantare. Si è anche giocato la carta della chitarra per recuperare l’immagine di X Factor. Però tenerla in mano senza suonarla è davvero triste (mezzo voto in meno, come ai calciatori che simulano e si prendono l’ammonizione).

IL VOLO, voto: 4,5
Mettiamo in chiaro una cosa: non abbiamo nulla contro Il Volo. Ma non si può cantare una canzone come Ancora di Eduardo De Crescenzo in questo modo. Nemmeno al primo Festival di Sanremo, 65 anni fa, cantavano così. Quello con baffetti e pizzetto ogni tanto ci prova ad ammodernare lo stile (e lui da solo avrebbe anche meritato un 7), poi però quello con gli occhiali di Bobo Maroni rigetta tutto nel baratro. E c’è pure chi pensa che questo sia un modo per portare il bel canto d’opera nel mondo. Se entrassero alla Scala gli tirerebbero addosso i carciofi. A Little Italy invece fanno molto folklore e gli offrono una pizza. Basta. Per favore.

ANNALISA, voto: 8
Datele una grande canzone e questa ragazza spaccherà il mondo. Bravissima. Peraltro in un pezzo difficilissimo come Ti sento dei Matia Bazar. Salvatela da Kekko e procuratele un autore che le sappia cucire addosso un bel pezzo.

LARA FABIAN, voto: 5,5
Difficilissimo fare una cover di Ornella Vanoni. Lei ci riesce abbastanza, la voce ogni tanto è un po’ troppo di gola, forse, ma almeno non stecca. Però per ottenere la sufficienza serve ben altro.

GIANLUCA GRIGNANI, voto: 7,5
Gianluca ha l’attitudine perfetta per un brano sofferto come Vedrai vedrai. E conferma le aspettative. Tenco si canta così, capito Bianca?

NINA ZILLI, voto: 7-
Sembra che in questo Sanremo parta sempre con il freno a mano tirato. L’attacco non è felice, poi però dopo pochi versi fa uscire voce e qualità interpretative. Riscatta la dignità di Massimo Ranieri cantando Se bruciasse la città, dopo lo scempio (vocalmente parlando) di Raf. L’arrangiamento alla Tarantino (che poi è alla “cinema italiano anni Settanta”) convince parecchio.

MALIKA AYANE, voto: 9
Vasco non è mai facile da cantare. E Vivere è uno dei suoi pezzi più difficili. Eravamo rimasti un po’ con l’amaro in bocca dopo la prima serata e quell’interpretazione non all’altezza delle sue capacità. Malika è salita sul palco e per un istante ci ha fatto dimenticare di tutto il resto. Ha dimostrato cosa significhi essere una grande interprete. La migliore oggi in Italia?

MARCO MASINI, voto: 7-
Non perfetto, ma nel disastro della terza serata spicca per intensità e qualità. Bello poi l’omaggio all’amico Francesco Nuti con Sarà per te.

I FUORI GARA

SPANDAU BALLET, voto: un altro livello
Arrivano dopo una serie di scempi vocali impressionanti e cantano talmente bene da sembrare in playback. Si vede che sono passati 30 anni dai magnifici Ottanta, ma anche se un po’ imbolsito Tony Hadley rimane un frontman di grande carisma. Il loro medley è una boccata d’ossigeno per l’orecchio di qualunque spettatore di Sanremo. Ricordano anche il collega Steve Strange, scomparso il giorno stesso e grande New Romantic. Campioni veri.

LUCA e PAOLO, voto: 6
Niente di eccezionale, ma dopo le prime due terribili serate all’insegna di Siani e Pintus sembrano Jerry Lewis e Dean Martin. La prima parte è più riuscita con una canzone che è sincero omaggio ai tanti grandi cantanti che sono passati da Sanremo e sono scomparsi in anni più o meno recenti. Quando tornano dopo mezzanotte per il monologo sul matrimonio gay invece non convincono. Non tanto perché tocchino un tema sensibile, ma proprio perché sono banali.

CARLO CONTI, voto: 7,5
Ci rendiamo conto solo ora che il 6 politico era un voto troppo basso: mantenere il sangue freddo durante una serata di musica del genere è veramente impegnativo. E poi per gestire un’Arisa tanto incontenibile senza uscire di testa devi essere davvero davvero bravo.

LE VALLETTE, voto: non classificabili
Emma pian piano sta venendo fuori. Rocio probabilmente non uscirà mai. Arisa invece è fuori da un pezzo. Dare un voto complessivo è impossibile: la prima meriterebbe un 6, la sceonda continua a essere senza voto, la terza a volte un 10 (involontario) a volte un 1. Altalenanti.

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