Festival di Sanremo 2016

Enrico Ruggeri: «L’amore per il punk e Bowie non si scorda mai»

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È in gara per la decima volta al Festival di Sanremo, con due vittorie all’attivo. Enrico Ruggeri torna per portare in riviera una ventata di rock e di energia. La sua Il primo amore non si scorda mai non è una canzone romantica dedicata a una donna, come il titolo potrebbe far credere, ma un pezzo che parla di passione per la musica e strizza l’occhio al punk di inizio carriera. Come lo stesso Ruggeri ci racconta.

Il tuo pezzo ha svegliato l’Ariston. Beh, l’arrangiamento è stato fatto con l’aiuto di musicisti che arrivano dall’heavy metal. E si sente.

“Il primo amore non si scorda mai”? Può essere l’amore per una persona, oppure per la musica. Per il rock, il punk, ad esempio. Per un artista o una band, per la vita. L’importante è avere passione.

A proposito di passione, oggi esce il tuo nuovo album. Si intitola Un viaggio incredibile ed esce oggi. Si tratta di un doppio cd con 15 canzoni che ritengo più significative della mia seconda vita, brani del periodo 1986/1991. Da Il portiere di notte a Ti avrò, fino a Peter Pan. Contiene, inoltre, un album di inediti, con 9 brani tra cui quella in gara al festival, la cover che ho portato giovedì sera e 4 canzoni di David Bowie.

Bowie è uno dei tuoi artisti preferiti. È uno dei miei miti, un punto di priferimento. David Bowie e, aggiungo, Lou Reed sono due musicisti simbolo del periodo di pieno fervore creativo. Il primo amore non si scorda mai esprime sentimenti per la musica e per artisti del genere. Loro due sono i più importanti, i più creativi e coraggiosi, e sono stati tali fino alla fine della loro vita.

Immaginiamo Ruggeri Direttore Artistico del Festival: come sarebbe il tuo Sanremo? Carlo Conti mi pare perfetto come direttore e presentatore. Perché arriva dalla radio, riesce a fare gruppo e a proporre generi musicali diversi. Per fare un buon festival devi fare una sorta di mosaico: prendere un artista per ogni area. Magari meno cantanti, io ne porterei in gara 14 e non 20. Partirei da qualche grosso nome, andrei a casa di Gianni Morandi per chiedergli di partecipare. Poi pescherei dalla musica indie: Zibba e Perturbazione io li avrei presi per questa edizione.

Cosa significa partecipare all’Eurovision Song Contest per un cantante? Tu ci sei andato nel 1993, dopo aver vinto Sanremo con Mistero, ma con un’altra canzone. Ci tornerei di corsa all’Eurovision. È stata una delle esperienze più belle della mia vita. Un incontro di culture fantastico. Ho vissuto una settimana stupenda in Irlanda. Dubito comunque di vincere questo Sanremo, soprattutto per il meccanismo del televoto che è più tarato per i ragazzi dei talent.

Senti il bisogno di tornare alle origini? Faccio sempre quello che mi sento. Durante i miei concerti schiaccio il piede sull’acceleratore. Nasco in un gruppo punk anni Settanta. Il richiamo al passato, dunque, è molto forte.

Chi ti piace delle Nuove Proposte? Ermal Meta è uno molto forte. Gabbani lo trovo incredibile. Ci sono molti progetti validi tra i giovani, non li invidio però. Io arrivo da anni in cui le case discografiche ti davano maggiori possibilità, ti aspettavano fino al quarto album. I successi che durano 30 anni non sono partiti in un minuto. Questi ragazzi purtroppo non hanno il tempo che avevamo noi negli anni Settanta e Ottanta.

È un bel periodo per te, sta andando bene anche il tuo programma radiofonico Il falco e il gabbiano su Radio24. In radio puoi avere successo tenendo alta la qualità, ecco perchè mi piace farla. In televisione questo non accade: se fai una cosa seria gli ascolti precipitano; se parli di tette e litigate salgono. Il mio programma in radio salvaguarda la qualità. Perchè la radio premia la qualità.

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