Festival di Sanremo 2016

Francesca Michielin: «Se c’è varietà, c’è ricchezza. Vorrei che Sanremo fosse sempre così»

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Il 19 febbraio esce il suo nuovo album, di20are, un progetto che conterrà tutti i brani del precedente di20, con l’aggiunta di tre inediti, tra cui Nessun grado di separazione, in gara a Sanremo 2016, e la prima versione di Magnifico. Francesca Michielin è una vera forza della natura e una fonte inesauribile di creatività. Sforna una canzone più bella dell’altra, suona numerosi strumenti con i quali ama ricercare nuove sonorità e sperimentare, colleziona concerti sold out in giro per l’Italia, trova anche il tempo di studiare e di andare in palestra.

Insomma, sei incontenibile! Sono una perfezionista. Studiare e lavorare è faticoso. Durante X Factor studiavo di notte ma alla fine ce l’ho fatta a diplomarmi, anche con un voto decente, 88/100. Ora studio Beni Culturali, indirizzo cinematografico, e sono iscritta al Conservatorio. Con Sanremo e impegni lavorativi di vario genere diventa difficile fare tutto al meglio, ma cerco di concentrarmi anche sullo studio. Magari non finirò l’università in tre anni ma ne impiegherò cinque, però amo ciò che studio perché influenza ciò che scrivo. Imparare nuove cose, conoscere è per me un’esigenza, per forgiare il carattere e farmi uno scudo per la vita. Conoscere la teoria dei sei gradi di separazione, ad esempio, mi ha portato al brano sanremese.

Chi sono le persone che ti hanno dato una mano durante questi anni? Ho tante persone che lavorano con me, una squadra fortissima. La Sony mi ha supportato fin dall’inizio. Poi c’è Marta Donà, la mia manager. Posso avere anche talento ma se non hai un team affiatato alle spalle, non puoi andare da nessuna parte. E poi non posso non nominare Elisa, con cui ho fatto il mio primo disco. Anche se in di20 e in di20are non c’è, lei è stata fondamentale, soprattutto durante il lavoro in studio. È una specie di scuola d’arte. Devo ringraziare anche Michele Canova: con lui ho fatto una grande ricerca di suono, la mia fissazione! Poi Giorgia, alla quale sono legata da tanto tempo. Forse prima ancora di quando io e lei lo potessimo sapere.

In che senso? Sono nata lo stesso giorno e anno in cui lei ha vinto il Festival di Sanremo con Come saprei. Poi l’ho sempre seguita come artista. Mi ha scritto un messaggio proprio ieri sera, un attimo prima di salire sul palco.

Quanto conta, invece, l’affetto della tua famiglia? Mamma, papà, fratello, cugini, nonni: senza di loro non sarei qui. Le persone che ti vogliono bene e ti supportano sono tutto. Mia madre, ad esempio, mi ha sempre sostenuto e mai spinto, che è una cosa diversa.

Come vivi questa tua prima vera esperienza al Festival? I primi giorni mi sentivo in balia di me stessa. Sono stata all’Ariston nel 2012 per il duetto con Chiara Civello ma questa volta è decisamente diverso. Sono in gara tra i Campioni! Mi sembra un sogno, ho soltanto 21 anni! Però sento di essere più matura. Il mio brano, Nessun grado di separazione, parla proprio di questa mia consapevolezza, dell’importanza di aprire la scatola, di uscire dalle insicurezze tipiche dell’adolescenza. È necessario sentirsi un tutt’uno con la vita, quando sei libero vai incontro al mondo senza timori.

Dalla vittoria di X Factor nel 2013 sei cresciuta molto. Cosa è accaduto? C’è stato un grosso cambiamento nel look. Vedi? Passo dal vestito rosa confetto alla salopette in jeans senza problemi (ride, ndr). Credo che dai 16 ai 20 anni ci sia per tutti un processo di cambiamento naturale ma molto impegnativo, che tu sia studente o artista poco importa. Io questa crescita l’ho voluta raccontare sul palco dell’Ariston attraverso la canzone che porto in gara.

Di cosa parla il testo di Nessun grado di separazione? Si ispira a una teoria sociologica degli anni Venti: la teoria dei sei gradi di separazione. Ti faccio un esempio: tra me e Obama non ci sono più di sei gradi di divisione. Non siamo cosi lontani come crediamo. Nel ritornello del brano canto: “Non c’è nessuna divisione tra di noi, siamo una sola direzione in questo universo che si muove….”. In questo periodo storico ci sono tante divisioni sociali e culturali. Col brano lancio un messaggio di speranza. Siamo tutti essere umani con sogni e speranze. Siamo più vicini di quanto pensiamo.

Questa sera, la serata dedicata alle cover: perché hai scelto Il mio canto libero di Battisti? Perché sono una sua super fan. Credo abbia portato grande modernità nel canto. Nella patria del neomelodico, Lucio Battisti ha rivoluzionato il modo di fare musica e di esprimersi. È una canzone fresca e molto moderna per il periodo storico in cui viviamo. Volevo fare un omaggio cantando questo inno d’amore, di speranza e di libertà.

Al festival sfidi i tuoi ex giudici di X Factor Morgan, Elio, Arisa: che effetto ti fa? Mi sento onorata e divertita da questa situazione. Si comportano tutti come zii affettuosi, mi danno un sacco di consigli. Arisa mi dice se ho il rossetto sbavato, Morgan mi abbraccia e dice: “tifo per te”. Si respira una bella atmosfera famigliare.

Chi vorresti che vincesse Sanremo 2016? Virginia Raffaele! È un fenomeno! Poi, dato che sono di parte, tifo per i miei ex giudici. Elio si supera sempre, fa cose pazze e geniali. Amo anche il brano dei Bluvertigo, adoravo già L’assenzio e trovo stupenda Semplicemente. Infine Arisa, davvero bella la sua canzone perché riesce ad esprimere la sua vera natura.

I tuoi ricordi legati al festival? Sono una fan da sempre. Il Festival di Sanremo è nel Dna dell’Italia. Come la nonna che ti dà i pizzicotti e ti imbarazza, ma in realtà li vuoi anche se hai 20 e più anni. Il cast di questa edizione è variegato, e quando c’è varietà c’è ricchezza. Vorrei che si continuasse sempre su questa linea.

Cosa vuol diventare Francesca Michielin? Vorrei semplicemente seguire il mio percorso di crescita naturale, come tesi, antitesi e sintesi. Il brano di Sanremo è, infatti, arrivato piano piano, passo dopo passo. Prima il disco, con Battito di ciglia, L’amore esiste e Lontano. Poi il tour, a stretto contatto con il pubblico, l’inedito Nice To Meet You. È stato tutto un progetto in divenire. Di20are è ora una specie di sintesi. Io guardo al futuro e lo affronto con un bagaglio di esperienze che mi hanno trasformata in una donna più forte e consapevole.

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