Onstage

Anche a teatro Carmen Consoli si conferma una vera cantautrice rock

Milano, Teatro Dal Verme, 20 marzo 2017. Il Teatro Dal Verme accoglie a braccia aperte Carmen Consoli e il suo Eco di Sirene Tour, un live studiato e pensato nei minimi dettagli, pervaso da uno (o forse più) fil rouge.

La musica ‘semplice’, innanzi tutto (se così possiamo chiamarla), con cui Carmen ha svestito e rianimato le sue celebri canzoni: con un lungo e suggestivo abito bianco, la Cantantessa cambia infatti chitarra, accompagnata – e non sempre – solo da un violoncello e da un violino, suonati rispettivamente da Claudia Della Gatta e Emilia Belfiore. La musica, su questo palco coloratissimo che ha la forma di una variopinta conchiglia, è ‘donna’. E non potrebbe essere altrimenti, considerando che la cantautrice siciliana ha incentrato tutto sull’immagine figurata e letterale delle sirene, a partire da un continuo e voluto elogio al gentil sesso («Siamo tre femmine d’acqua salata, ma dall’anima caramellata» esclama prima di intonare proprio il brano dell’album Mediamente Isterica) al più macabro segnale d’allarme che le creature mitologiche rappresentano.

«La guerra sembra essere un trend che non passa mai – aggiunge infatti sempre Carmen dal palco – dai leoni da tastiera a chi si isola come l’Inghilterra, passando per chi costruisce muri, come gli Stati Uniti».

Introdotto dall’opening della siciliana Gabriella Grasso, il live di Carmen – in bilico tra rabbia e delicatezza – inizia in sordina: i primi cinque brani (l’esordio è tutto di Sulle rive di Morfeo) vedono l’artista sola sul palco con le sue fedelissime chitarre: è l’occasione giusta per dare naturalezza a grandi classici, come Parole di Burro – che acquisisce una nuova delicatezza – e Fiori d’arancio – che vanta un arrangiamento curiosamente allegro e uptempo. Su Geisha, invece, Carmen tira fuori la voce guadagnandosi il primo di tantissimi e lunghi applausi. Il violoncello fa il suo ingresso in scena con Il sorriso di Atlantide, seguito dal violino su Pioggia d’aprile. Il pubblico sembra in estasi, indeciso se partecipare allo spettacolo cantando insieme a Carmen (come accade, ad esempio, con L’eccezione) o se emozionarsi in rispettoso silenzio di fronte alla purezza che acquisiscono le canzoni della cantautrice, ora che sono più spoglie e straordinariamente più vive.

L’impressione è infatti quella di trovarsi di fronte a una scaletta sapientemente scelta, a favore dei testi che da un lato raccontano il mondo femminile in tutte le sue sfaccettature (Maria Catena, Contessa Miseria) e che dall’altro descrivono semplicemente il mondo di Carmen. È così che tra le pieghe delle canzoni che scorrono serrate (sappiamo che Carmen non parla mai troppo durante i suoi concerti) emerge Mandaci una cartolina, la canzone dedicata al padre («Ho sempre amato le persone che fanno dell’ironia la loro filosofia di vita – spiega eccezionalmente la Consoli – e che trasformano l’impedimento in giovamento. Mio padre era proprio così»), o l’immancabile In bianco e nero.

Alcuni grandi successi non potevano non essere riproposti al pubblico (il live è chiuso, nell’encore, proprio da Amore di Plastica, che ha consacrato Carmen alla notorietà), ma la Consoli è andata poi a scavare nella propria discografia per tirare fuori le gemme nascoste, quelle che – più di ogni altro brano – potevano trarre beneficio da un nuovo vestito acustico (una su tutte, Blunotte).

Si dice che Carmen sia l’anima rock del cantautorato femminile italiano e, a guardarla sul palco accompagnata da pochi archi, verrebbe da chiedersi se questo tour non sia una parentesi sofisticata e a sé stante. La verità, però, è che di questi tempi – con live sempre più colorati, rumorosi e ‘pieni’ – non c’è niente di più rock che svestire le canzoni di orpelli e ornamenti e valorizzarle, portandole al centro del palco, dello spettacolo, del racconto musicale. Servono canzoni nate per vivere al di là del momento discografico e artisti disinteressati al contesto: Carmen – da vera Cantautrice (e ci permettiamo la maiuscola) ha una connessione ovvia e naturale con tutto ciò che scrive e, proprio per questo, riesce a giocarci senza mai snaturarsi.

Del resto, è proprio Carmen a fare mea culpa sul finale, mentre la platea si prepara ad una unanime standing ovation: «Non vado mai in tv e non ho un disco in promozione. – mormora – Non ho neanche un singolo in uscita. Eppure voi ci siete sempre, anche oggi che rischiavate la botta di sonno. Spero di poter essere alla vostra altezza».

Carmen Consoli Milano 2017, le foto del concerto del 20 marzo

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Grazia Cicciotti

Foto di Raffaele Della Pace

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