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Foto Lorenzo Jovanotti Cherubini Arena di Verona 16 settembre 2011

Tutte le foto di Lorenzo Jovanotti Cherubini live @ Arena di Verona


“È questa la vita che sognavo da bambino”. Jovanotti lo canta forte e chiaro in Megamix, brano di apertura di ogni tappa del suo Ora Tour. “Un po’ di apocalisse, un po’ di Topolino” è proprio la miglior sintesi dello show che ha preso vita tra il pubblico dell’Arena di Verona, inutilmente invitato a restare seduto dalla security (perché l’Arena è l’Arena e non uno stadio, ma anche Jovanotti è Jovanotti e non Il barbiere di Siviglia). “Un po’ di Hello Kitty, un po’ di Tarantino”. Come i suoi testi che sono un cocktail di poesia, cultura, filosofia e puro ritmo, anche lui è un artista che si shakera per quasi tre ore di spettacolo. Energia contaminata in una personalità umile che si lascia contaminare. Nella sua musica si respira l’aria dei luoghi che non abbiamo visitato, siano essi stati mentali o geopolitici. Quello stesso palcoscenico montato tra le gradinate del suggestivo Anfiteatro è un luogo da visitare e Cesare Cremonini l’invito lo accetta (ritornando la sera successiva con Luca Carboni). Entrambi duettano felici sulle note delle rispettive canzoni a due ruote che il pubblico intona insieme a loro: 50 Special e La mia moto. Ma su quel palco non c’è una band, c’è un laboratorio musicale che riproduce dal vivo suoni analogici e digitali, esattamente come si ascoltano nell’album, dove l’elettronica si alterna con l’acustica senza basi precedentemente incise. Lorenzo ha allestito una specie di studio di registrazione itinerante insieme ai suoi strumentisti che sembrano usciti da un fumetto di supereroi, tanto per il look quanto per i superpoteri necessari a guidare questa astronave di emozioni sonore (su tutti l’inossidabile Saturnino). Jovanotti sembra un bambino in visibilio nel parco giochi che voleva. Suo il concept, sua l’idea scenografica di un megaschermo che proietta immagini elaborate dai graphic designer I ragazzi della prateria. In quella finestra di luce scorrono il caos dello spazio e l’ordine del tempo che insieme ribadiscono il concetto: Ora, un istante che dura tre ore. E quando Jovanotti in un frangente tra una canzone e l’altra guarda il suo pubblico e dice “Quanto siete belli, dovrei pagare io il biglietto per vedere voi”, gli si crede. Perché Lorenzo è uno di noi.

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