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Foto Neapolis Festival 10 luglio 2011

Ecco le foto del secondo giorno del Neapolis Festival: Crocodiles, Battles, Hercules And Love Affair, Underworld

Scorci di archeologia industriale. La quindicesima edizione del Neapolis Festival si apre tra le industrie dismesse di una città ormai cambiata. L’afa avvolge il palco e surriscalda il pubblico. La platea si infiamma per gli Skunk Anansie, headliner della prima serata. Skin è una diva. Glitter e afrofuturismi in dosso, movenze da rock fibrillante, e l’immancabile tono che l’ha resa icona dei 90. La performance è quasi impeccabile: i tempi cambiano e la sua voce non regge più i registri della golden era di una band tornata dal passato prossimo, eppure continuano ad essere cavalli di razza. I puledri, però, in questa corsa verso la contemporaneità sonora, sono altri.

I Mogwai, ad esempio, che innalzano un muro di suono chitarroso verso sera. I paladini di Glasgow hanno un sound coriaceo che eleva l’indie fino a renderlo monolitico. Impeccabili. Di certo, però, meno divertenti degli Architetture In Helsinki, in scena al tramonto, con vezzosità arty-pop scintillanti. Molto meglio live che su disco. Ed è una bella sorpresa.

La domenica, seconda data della rassegna, non ci si riposa, ma il cartellone è come Dio comanda. Partono gli emergenti, alternandosi tra il bus-tour della Red Bull e il main-stage. Il sole è cocente. Si suda. Ma la performance elettronica di Shirt vs T-shirt introduce bene il tema del giorno: la dance. L’unico vezzo rock della serata è accordato ai Crocodiles. Ne vale la pena. Canzoni ben strutturate. Ritmi solidi. Chitarre in bilico tra noise e armonie sono gli elementi determinanti di uno show in piena regola che, senza mezzi termini, è tra i migliori del 2011.

I Battles gli succedono poco dopo. Velleità ipertecniche, che ricordano addirittura il jazz, si sommano a sprazzi pop e caraibici. Tutto e pronto per la festa. Hercules And Love Affair rivestono l’acid-house di contemporaneità, con modi da gay pride e il fascino della disco. La manovra vira verso il clubbing anche dopo. Gli Underwrold, tra schermi e pixel, chiudono il Neapolis e riconsegnano i 90 alle masse. Che sia il prossimo trend?

 

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