Notizie

Danzig Arena Fiera Rho Milano 2 giugno 2011

Foto de System Of A Down & Guest@Arena Fiera, Rho, 02.06.2011


Tra i pochissimi sopravvissuti dell’era nu-metal di fine anni novanta, i System Of A Down sono quelli che se la passano meglio. Riuniti per un tour estivo che sta facendo registrare entusiasmi isterici e folle oceaniche ovunque, i quattro Armeno-Americani hanno imposto la loro legge anche alla nuova area concerti della Fiera di Rho (Milano), dove una marea di persone (quarantamila secondo le stime ufficiali) ha osannato la band senza sosta durante il set da un’ora e mezza proposto poche ore fa. La location è veramente bella e profondissima, attrezzata di maxischermi per permettere buona visibilità da ogni luogo e ‘decorata’ ai lati da stand gastronomici, l’unico dubbio è l’asfalto che troneggia in ogni dove: oggi è stato nuvoloso, con le temperature estive bisognerà inventarsi qualcosa per tempo per evitare la prevedibile grigliatura e “squagliatura” dei fans presenti ai concerti. Tuttavia ribadiamo che il posto merita, facilissimo da raggiungere con i mezzi pubblici e sicuro punto di riferimento per molti eventi a venire…
Che il pubblico dei SOAD non sia un pubblico metallaro propriamente detto, o rockettaro nel classico intendere del termine, è un fatto acclarato da tempo. Tuttavia l’eterogeneità dei convenuti ha lasciato veramente perplessi tutti i vecchi (facciamocene una ragione) attempati come il sottoscritto nati agli albori degli anni ottanta: pseudo discotecari con la camicia, gente agghindata con occhiali da sole ultima moda, fighette di varia natura, alternativi con a casa giusto Nevermind, sbarbini da aperitivo in colonne e, in misura minore, qualche classico frequentatore di concerti metal e hard rock. Questo probabilmente spiega gli sbadigli durante l’esibizione dei grandiosi Sick Of It All e addirittura l’infame contestazione tributata a un certo signor-mito Glenn Danzig che ha espressamente mandato a quel paese chi gli tirava la roba sul palco invitandolo a salirci per scambiarci quattro parole (aggiungendo “Questa è una vera band che fa rock, senza trucchetti e nastri registrati, se a voi piace questo non me ne frega un cazzo, noi suoniamo le nostre cose e ce ne andiamo, fottetevi”, un discorso da ovazione se almeno un terzo di pubblico avesse capito qualche termine in inglese…ndr).
Bando alle paranoie da persona oramai fuori dal tempo, apparecchiamo la tavola per l’evento, perché questo era, atteso da più di un lustro: la reunion dei System Of A Down. Un appuntamento imperdibile per chi si era talmente appassionato a questi quattro pazzi che, in epoche non sospette, deflagravano prima sul mercato nel 1998 con un disco omonimo splendido, per poi piazzare quel “Toxicity” (2001) capolavoro di marketing e strategie sopraffine (con dentro anche qualche bella canzone, ve lo concedo) che li fece conoscere a chiunque, grazie a tematiche socialmente condivisibili, melodie accattivanti e quella giusta dose di rock’n’roll (la follia era già stata esaurita nel meraviglioso, ripetiamolo, debutto) che piace anche a quelli che di solito non ascoltano tutto questo rumore. Benchè “Steal This Album” (innocuo), “Mezmerize” (discone) e “Hypnotize” (noioso) prolungarono la coda di successo dei System of A Down, la crisi interna a una band che dal vivo non era esattamente un rullo compressore e che non si guardava più in faccia nemmeno quando si svegliava al mattino sul tourbus, esplose in tutta la sua inevitabilità. Dopo progetti paralleli che hanno messo in luce il talento indiscutibile del frontman Serj Tankian, eccoci al 2011, momento in cui i quattro si ripresentano alle platee di tutto il mondo per sparare una serie di hit senza alcuna pausa.
E diciamolo subito senza indugi: hanno suonato bene. Quali siano i reali rapporti tra Tankian e Malakian (chitarrista e ben più di una semplice seconda voce) lo ignoriamo, fatto sta che pare ci sia un ottimo affiatamento tra i due, che viene sostenuto da una sezione ritmica firmata Shavo (basso) e Dolmayan (batteria) che non perde un colpo. Il pubblico era già impazzito quando era apparso il telone bianco che serviva a celare il palco durante i preparativi, immaginatevi cosa può essere successo quando “Prison Song” è arrivata alle orecchie dei presenti. Certo, un dubbio ci ha assalito durante i primi tre pezzi: i tecnici del suono dei System erano al bar? Perché nei primi dieci minuti di concerto, per chi era sotto il palco spostato verso sinistra pareva di essere a Scherzi a Parte: volumi ridicoli, bassissimi e totale assenza della chitarra di Malakian. Spostandosi verso il centro e arretrando di qualche metro fortunatamente la situazione è migliorata (sarebbe meglio dire che abbiamo cominciato a sentire qualcosa) e pezzo dopo pezzo il sound è diventato molto nitido, al punto che gli amici a cui fai ascoltare quella canzone che ti piace tanto via cellulare sono rimasti impressionati dalla pulizia del suono. Detto che aspettiamo riscontri da chi c’era per capire se effettivamente qualche problemino di suono c’era sul serio e anche in altre zone dell’Arena, glorifichiamo una band che ha coinvolto e saputo tenere lo stage alla grande, senza mai un calo di tensione. Anzi, i momenti maggiormente sentiti sono stati quelli dei lenti “Aerials” e “Lonely Day”; scontato il pandemonio totale sugl’inni “Toxicity”, “Needles”, “B.Y.O.B.”, “Dreaming” e “Chop Suey”, divertimento su “Cigaro”, “Kill Rock n Roll” e botte da orbi su “Suite-Pee”, “War?” e la conclusiva schizzata “Sugar”. Tankian in camicia bianca, capello corto e attitudine gigiona e pacifica ha riadattato alcune parti, cantando davvero bene nonostante avesse lui stesso detto a inizio set di non essere in grande forma. Gli effetti vicino al microfono e alcune divagazioni Patton-iane ce lo hanno fatto apprezzare ancora di più, anche grazie alle sue esibizioni estemporanee alle tastiere e alla seconda chitarra. Daron ha scapocciato come un forsennato gridando come ai bei tempi, sparando qualche battuta delle sue e facendosi apprezzare per la prestazione tutto cuore specialmente nei balli improvvisati casuali.
Un successo su tutta la linea per i System Of A Down, ora attesi ancora da molte date intorno al mondo e, chissà, a un ritorno in studio per un album di inediti che manca dal 2005…

Commenti

Commenti

Condivisioni