Onstage

Il cuore con le corna dei Litfiba pulsa ancora

Roma, Palalottomatica, 5 aprile 2017. Il cuore con le corna dei Litfiba pulsa ancora. I rinnovati Piero Pelù e Ghigo Renzulli, in tour per la presentazione del disco Eutopia, dimostrano ampiamente che il tempo è una variabile relativa quando sei animato dal rock’n’roll. Sarà un concetto banale, ma il motivo dell’esplosivo concerto romano del gruppo fiorentino è questo. Sempre se volessimo ricercare un motivo per capire ancora una volta il successo, la potenza e l’importanza dei Litfiba.

Piero e Ghigo salgono sul palco accolti da un tifo da stadio e tutto il calore del palazzetto stipato. «Ragazzacci! Siete pronti per il meglio?» urla Pelù nel microfono partendo subito con Lo spettacolo: più che una canzone, una dichiarazione di intenti in piena regola. Un mare di mani si alza a battere a tempo, incalzato da un Pelù senza freni e da una batteria a doppia cassa.

Se qualcuno avesse avuto ancora qualche dubbio sulla salute dei Litfiba, ha avuto quattro minuti e mezzo comodi per rendersi conto che non è così. Sono in una forma vergognosamente fantastica: Piero si avvolge un tricolore sul viso durante Grande nazione mentre si continua sul pedale del rock puro, con tanto di menzione d’onore al batterista Luca Martelli in canottiera che picchia come un dannato e fa pure i cori dall’alto della sua pedana.

«Siete venuti per farvi spettinare dal Dio del Tuono!» grida Piero nel microfono mentre parte il pogo classico nelle primissime file del sottopalco. La scaletta è equilibrata senza fare una piega: ci sono i pezzoni storici fino al 1997 e qualche brano dal nuovo Eutopia. Intelligentemente, le prove soliste e gli scivoloni a cavallo del Duemila sono stati lasciati fuori, non appartengono davvero ai Litfiba: erano i tempi in cui Elio e le Storie Tese cantavano «Litfiba tornate insieme» per convincere il duo a riunirsi, e per fortuna quei tempi sono lontanissimi.

Il tiro è esagerato anche sui brani apparentemente più tranquilli come Sole nero o la bellissima Vivere il mio tempo, punteggiata da un assolo di tastiere. Con Spirito e Fata Morgana si entra direttamente nel mondo degli inni dei Litfiba, quei brani irrinunciabili per cui anche tutte le gradinate si alzano in piedi per cantare e ballare. Dopo La mia valigia, Piero fa un breve cappello introduttivo su Maria coraggio, dedicate alle donne vittime di mafia, e continua in un viaggio «per coloro che combattono contro lo strapotere della mafia in questo paese» lanciando la violentissima Dimmi il nome.

«Riserva indiana del Lazio, su con le mani!» urla Babbo Piero per lanciarsi in Tex (sempre una bomba dal vivo) mentre il pubblico della platea è un’unica onda in movimento tra il ballo, il pogo e le mani alzate. Tex è indubbiamente uno dei pezzi migliori della band fiorentina e questa versione quasi metallara, la rende ancora più potente.

Regina di cuori è ribadita da Pelù, alla ricerca della fanciulla che finalmente mostrerà «capezzoli primaverili!» in puro rock vecchio stile. E la si trova, la bionda con la quarta abbondante che soddisfa i requisiti: non viene chiamata sul palco ma crediamo a Piero sulla fiducia.

Lacio Drom è la canzone definitiva del concerto, si slacciano tutti gli ultimi freni rimasti per un gigantesco ballo collettivo, e un coro che arriva a far tremare anche gli ultimi anelli del Palalottomatica, da cui si sporgono calorosi fan senza maglietta. Sembra di partecipare ad una festa liberatoria e gioiosa, liquida di sudore e rock, e tutto indietro nel tempo come se trent’anni e passa di carriera non fossero mai passati sotto l’Arno. I Litfiba sganciano una bomba musicale dietro l’altra, noi siamo qui a contemplarli e a sperare di arrivare alla boa dei cinquant’anni con l’energia assoluta di Piero Pelù, vero mattatore della serata. Chissà, forse Babbo Piero il patto con El Diablo lo ha fatto veramente.

Altri articoli su questo concerto

Arianna Galati

Foto di Roberto Panucci

Commenti

Commenti

TROVA CONCERTI