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Jared Leto presenta il nuovo album dei 30 Seconds To Mars: «E' una svolta»

Abbiamo incontrato Jared Leto, frontman dei Thirty Seconds To Mars, attore e regista, in occasione del suo passaggio in Italia per la promozione del nuovo disco Love Lust Faith + Dreams. Ecco cosa ci ha raccontato durante l’intervista.

30 seconds to mars Jared Leto

Nonostante i molti impegni presenti nella giornata di Jared Leto in Italia, entra nella stanza dell’intervista rilassato. Ha voglia di scherzare. Frontman dei Thirty Seconds To Mars, attore, regista. Sono molte le vite di Jared, che ha sempre portato avanti i suoi progetti con una caparbietà invidiabile. Agli esordi musicali erano infatti in molti a relegare il suo progetto come “capricci da divo”, bizzarro passatempo di un attore già avviato, ma grazie alla persistenza e al talento le cose ora si sono ribaltate. Tanto che, quando gli si chiede se abbia ancora una carriera cinematografica, risponde: «Molte persone me lo chiedono e io generalmente rispondo “no”. Mi sono preso una lunga pausa, un po’ come fece Daniel Day-Lewis che per un periodo si mise a fare il calzolaio a Firenze. Il mio “fare le scarpe” è andare in tour. Accetto solo i ruoli che possono essere interessanti per la mia carriera, non le commedie romantiche. A dicembre ho interpretato un transessuale nel film The Dallas Buyer’s Club». Restando sul cinema, Jared si dichiara un fan dei nostri registi. «Se ami il cinema non puoi non amare quello italiano. Di recente mi è piaciuto Gomorra, una grande interpretazione. Poi amo Bertolucci, Fellini, Leone e Morricone per le colonne sonore».

Ma la testa è tutta sulla musica, e in particolare sul nuovo album Love Lust Faith + Dreams, in uscita il 21 maggio per Virgin Records. «È un nuovo inizio, un reset per ridefinire e riscoprire chi siamo. È probabilmente l’album più dinamico che abbiamo mai fatto, è bello quando si registra rompere le regole. Io amo il rock del precedente album ma questo va al di là delle etichette di genere. Credo che la gente che lo ascolterà si chiederà: “Ma sono i Thirty Seconds To Mars questi?”». Per il nuovo album Jared ha lavorato anche come produttore affiancato da Steve Lillywhite (U2, Rolling Stones, Peter Gabriel). «Si, ma lui ha lavorato solo a quattro pezzi, il resto l’ho fatto io! Abbiamo scelto lui perché già su This Is War aveva fatto un lavoro eccezionale. È qui con noi anche il nostro tecnico del suono, quello “ricciolino” (lo indica facendo riferimento alla sua capigliatura e ride, ndr). Ci sono voluti due anni per questo disco, ho scritto una settantina di canzoni e ho scelto solo le 11 migliori. Sono nate mentre eravamo in viaggio, impegnati nel tour che ha stabilito il record mondiale per essere il più lungo fatto da una band, con 311 tappe. Guardi un tramonto in Asia, un’alba in Libano, un giorno cammini per le strade di Milano e un altro per quelle della Francia; queste esperienze definiscono fortemente un album».

Secondo Jared le canzoni che compongono Love Lust Faith + Dreams sono legate dalle quattro parole che compongono il titolo: «Mi piacciono perché sono parole comuni ma anche molto potenti. Si trovano in tutte le canzoni del disco e hanno connessioni con le nostre vite». Il primo singolo estratto è Up In The Air, ed è stato letteralmente lanciato nello spazio, per poi essere trasmesso sulla Terra in anteprima dalla Stazione Spaziale Internazionale, che orbita a 230 miglia di distanza dal nostro pianeta. Il video della canzone è girato da Bartolomew Cubbins, uno pseudonimo dietro al quale si cela lo stesso Jared Leto (e chi altri, se no?): «Up In The Air è un video del tutto assurdo, nasce dall’idea che ho io dell’estetica. Al video partecipano alcune ginnaste olimpiche e Dita Von Teese, che è mia amica da parecchio tempo, una performer straordinaria e una delle donne più sexy del pianeta. C’è anche il famoso artista Damien Hirst. Lui è un provocatore, un leader naturale, il suo lavoro mi ha veramente ispirato. È una fortuna avere lui nel video e un suo lavoro sulla copertina del disco». Jared si riferisce all’opera Isonicotinic Acid Ethly Ester, che compare sulla cover dell’album digitale: «Ho fatto la scuola d’arte, sono molto interessato a tutte le arti visive».

Si finisce a parlare della madre che giovanissima ha dovuto crescere da sola lui e il fratello maggiore Shannon, batterista nei Thirty Seconds To Mars («È molto orgogliosa di noi, non avrebbe mai immaginato questo tipo di carriera»), delle amicizie («Non ho molti amici attori, più che altro fotografi, registi, scrittori, persone che mi possano insegnare qualcosa con la loro esperienza») fino a che non si torna alla musica. E ad Artifact, documentario dedicato al making of del precedente album This Is War, e alla causa da trenta milioni di dollari che l’etichetta EMI aveva avviato contro la band. A dirigerlo, neanche a dirlo, sempre Leto che spiega cosa li ha spinti ad andare avanti nonostante la situazione burrascosa: «Numero uno, non mi sono mai tirato indietro in una disputa. Numero due, non rinuncio facilmente. E infine, quando credi di aver ragione devi lottare fino in fondo» dimostrando tutta la determinazione che li ha portati dove sono ora, e a convincere l’etichetta a ritirare la causa dopo un anno sul piede di guerra.

Ma tutto questo appartiene al passato, ora è il momento di un altro tour mondiale che li porterà anche in Italia per due date a luglio. E il futuro? «Mi piacerebbe fare un disco ambient. Già in questo disco ci sono canzoni più calme, non solo “bombastick rock”. Mi piacciono molto i suoni di Kid A dei Radiohead, di Meddle dei Pink Floyd, dei Sigur Ros o di Bjork».

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