Interviste

Afterhours Intervista Concerto per L'Aquila 19 maggio 2012

Sabato 19 maggio a L’Aquila ci sarà un concerto d’altri tempi, sull’onda dei grandi raduni storici a tema sociale. Afterhours con il Teatro degli Orrori.

Sabato 19 maggio a L’Aquila ci sarà un concerto d’altri tempi, sull’onda dei grandi raduni storici a tema sociale. Come fu per George Harrison e il Bagnladesh e le iniziative che seguirono nel corso della storia più recente, anche gli Afterhours, con il Teatro degli Orrori, Big Fish, Mauro Pagani e le persone che si sono occupate di mettere in piedi un’iniziativa così complessa (e completamente gratuita), hanno sentito l’urgenza di riaccendere i riflettori su di una città che da molti sembra ormai dimenticata: L’Aquila.

Tre anni sono passati da quel 6 aprile 2009, ore 3:32, quando il terremoto ha abbattuto e distrutto non solo la città abruzzese, ma l’Italia intera. Da quel giorno molte iniziative sono state portate avanti, come il documentario Draquila di Sabrina Guzzanti e il progetto canzone Domani 21.04.2009, i cui ricavi avrebbero dovuto essere destinati alla città, ed invece sono rimasti a lungo bloccati su un conto fermo. Di tutto questo abbiamo parlato con Rodrigo D’Erasmo, violinista degli Afterhours.

Come nasce il progetto “L’Aquila 19.05.2012″? L’iniziativa è un grande evento speciale, nato da diverse esigenze e urgenze. Quando Mauro Pagani, già promotore dell’iniziativa Domani 21.04.2009, ci ha fatto sapere che i fondi raccolti (più di un milione di euro) erano ancora bloccati e parcheggiati sul conto nel quale erano stati depositati, abbiamo pensato di fare qualcosa di grosso. Così abbiamo colto l’occasione per riportare l’attenzione su L’Aquila a distanza di tre anni, riaccendendo i riflettori con un concerto rock ed un evento ludico che vuole essere un motivo di gioia in una piazza – come quella del duomo – in cui tutti gli aquilani si incontravano anche solo per bersi una birra. Per cui tornare lì, a suonare, simbolicamente è un evento molto forte e molto emozionante. Con noi ci sarà il Teatro degli Orrori e avremo modo di toccare con mano la situazione in cui versa la città abruzzese: scenderemo qualche giorno prima e, grazie all’assessore alla cultura, che ha sposato in pieno la causa, faremo un bel giro per L’Aquila e vedremo qual è la reale situazione. Mi auguro che questo concerto possa essere un granellino in grado di riaccendere gli animi su una tragedia che è un’altra delle tristi storie italiane degli ultimi anni.

Con voi ci sarà anche il Teatro degli Orrori e, personalmente, sembra che in questo momenti siate gli unici capaci di farsi carico di alcune tematiche sociali, come testimonia anche il vostro album, PadaniaPremetto che non è un invito rivolto agli altri artisti per seguire quello che facciamo noi, ma penso che nella storia di un’artista, di una rock band – come noi ed il Teatro – dopo aver raccolto l’esperienza macinata negli anni, il fatto di essere dei catalizzatori ed avere molte persone interessate sia opportuno sfruttare questo megafono per raccontare delle cose importanti come L’Aquila, oltre a suonare del rock and roll. Perché la gente così riscopre anche la quotidianità delle cose più belle, come ritrovarsi e unirsi per una causa e per fare un po’ di casino. Inoltre attirare i media sul posto è importante per far parlare di un problema grave, come questo.

Pensi che il ruolo dell’artista oggi sia anche quello di informare sull’attualità le persone, in un momento in cui i media non ne sono più capaci? Sicuramente il ruolo dell’artista è importante, fondamentale direi. Lo testimonia anche l’esperienza sui territori, a partire dal Teatro Valle, un’iniziativa abbastanza unica: io, romanzo di adozione, so cosa rappresenta quel teatro nel centro di Roma; lo stesso è stato prima l’Angelo Mai, come a Catania, al Teatro Coppola, poi al Teatro Garibaldi a Palermo e qualche giorno fa la straordinaria esplosione di MACAO a Milano che, vista anche la tipologia del locale occupato, un grattacelo, oltretutto di proprietà di Ligresti, simbolicamente ha una valenza molto forte. Ora la risposta spetta alle istituzioni: c’è una rete, non si può far finta di nulla, che corre sotto la bandiera dell’arte, sotto la libertà culturale. L’aspetto politico in quanto impegno sociale dell’individuo è quello che ha mosso anche noi, perché non ci interessa appartenere ad un colore politico, ma l’impegno civile del cittadino è fare politica e in questo senso l’artista deve fare politica.

È l’arte che ha una rifioritura dal basso, riprendendosi quello che le istituzioni non le danno, oppure le istituzioni in questo momento non sono adatte ad adempire questi compiti? Il punto centrale secondo me è che non c’è un dialogo tra le due parti, perché in questo paese la cultura è ritenuta un bene di lusso, non necessaria per l’individuo e di conseguenza gli attori di questo spettacolo, gli artisti, non vengono considerati come politici nel senso di portavoce di un movimento. Ma cominciamo a dare fastidio, a smuovere ed imporre il dialogo, come fu per l’Angelo Mai di Roma: fu sgomberato, ma Veltroni si trovò di fronte ad un punto di cultura, di ritrovo, con migliaia di persone con cui cercare un dialogo. Così, con il collettivo artistico di cui facevo parte, entrammo in Comune ed il sindaco ci propose una serie di alternative per portare avanti quel percorso. È quello che ci si augura anche per MACAO a Milano: qualcuno deve esporsi e dimostrare che quelle dette in campagna elettorale non erano solo promesse, ma punti a trovare un riscontro pratico nel momento in cui succede qualcosa, e a Milano sta succedendo qualcosa. Finalmente.

Che set farete a L’Aquila? Sarà una scaletta che si adatta all’evento, che non ha nulla a che vedere con il tour. Sicuramente suoneremo dei brani nuovi, però vorremmo che tematicamente il tutto avesse un filo conduttore, un fil rouge con lo spettacolo del Teatro Degli Orrori.

Suonerete insieme? Vediamo (ride, ndr). Qualcosa sicuramente proveremo a farlo.

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