Interviste

Afterhours: Il nuovo album? Avventuroso

Tour estivo e nuovo disco in lavorazione… avete praticamente gli strumenti sempre attaccati. Intanto per chi uscirà il vostro prossimo lavoro?

Abbiamo deciso di fare uscire questo disco con una distribuzione indipendente e quindi firmato con la Artist First, praticamente il più grande distributore in Italia. È una struttura grossa ma che vanta un’agilità e una precisione che le major oggi non possono avere. Per carità, le case discografiche classiche possono comunque essere ancora d’aiuto, soprattutto per gli esordienti o per chi deve ancora imparare a muoversi e necessita di un’assistenza. Ma non voglio dare addosso alle major che comunque ci hanno sempre lasciato lavorare come volevamo, sia quando abbiamo fatto uscire il dvd con la EMI, sia quando abbiamo pubblicato con la Universal I milanesi ammazzano il sabato. È dal punto di vista gestionale, del marketing e della promozione che in realtà loro vorrebbero avere voce in capitolo ed è lì che falliscono perché sono dei dinosauri: non hanno la possibilità di agire con precisione su ogni singolo progetto e finiscono per trattare tutti in maniera standard.

Cosa ci puoi anticipare del nuovo disco?

Innanzitutto non voglio fare paragoni perché poi la gente si aspetta una cosa ben precisa e rimane delusa. Posso solo dire che non assomiglia a nessun altro disco nostro, questo è poco ma sicuro, ma è lo sforzo che facciamo ogni volta. Chi l’ha sentito, da Greg Dulli ai Verdena, dice che è un disco abbastanza avventuroso e io sono d’accordo su questo. I suoni sono piuttosto abrasivi ma non per scelta, assolutamente, non è che volevamo fare un disco più duro. È venuto fuori così. Ci stiamo muovendo con molta calma, sfruttando il periodo di ispirazione e di eccitazione che stiamo vivendo. È una libertà che vogliamo prenderci e per questo non uscirà entro quest’anno.

Durante questo tour estivo proporrete qualche brano nuovo?

C’era l’idea di farlo, inizialmente, ma ora abbiamo qualche dubbio perché in realtà non sono ancora perfetti per essere suonati dal vivo. Magari potrà succedere più avanti.

Pensi che il vostro pubblico sia maturato negli ultimi anni?

Credo proprio di sì e ne sono contento, hanno capito. Una grossa parte del nostro pubblico era comunque già matura ma forse era la parte silenziosa. Oggi, probabilmente, ha preso il sopravvento e sono molto felice di questo. Poi, cosa molto importante, ci sono i nuovi arrivati, ragazzi più giovani e meno contaminati che in passato dalle leggende su di noi. Hanno quella curiosità che a una parte del nostro pubblico per qualche anno è mancata. Ora, però, c’è di nuovo quella voglia di essere sorpresi da un disco del gruppo, anche perché i nostri fan hanno capito che è questa la nostra anima, che vogliamo sorprendere prima ancora che compiacere e questo è anche il nostro modo di rispettare il nostro pubblico, di essere sinceri con lui piuttosto che prenderlo per il culo recitando una parte e accontentandolo.

 

Lo scorso ottobre vi siete esibiti in due concerti a Shanghai, in occasione del World Expo 2010. Che ricordo avete di questa trasferta cinese?

Abbiamo spesso un’idea distorta ed esagerata della Cina e dei cinesi. È stata un’esperienza diversa ma anche umiliante per noi occidentali pieni di preconcetti e un po’ idioti. Abbiamo suonato in un club con un’acustica fantastica e un impianto potentissimo, una sala da 1000 persone quasi sold out: non solo italiani ma tanti cinesi e altri stranieri. È stato un concerto davvero molto bello e il giorno dopo siamo andati appunto all’Expo, davanti a tanti cinesi che sono arrivati sotto la pioggia per vedere il concerto, curiosi di ascoltare una cosa che non capivano. È stata una grandissima lezione per noi e per il pubblico occidentale.

Recentemente avete anche suonato al concerto per Pisapia, prima della sua elezione a sindaco di Milano. Credi che finalmente riusciremo a salvare il sabato dai milanesi?

Credo di sì, credo che qualcosa sia già successo con queste elezioni. Indipendentemente da quello che c’è da costruire, io credo che il voto sia stato un segnale incredibile, ha fatto capire ai milanesi che da 25 anni erano in un limbo di apatia e rassegnazione. Votare e prendere posizione serve, può cambiare le cose, almeno a livello locale.

 

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