Interviste

Afterhours ancora in tour con Hai paura del buio?: «Ci siamo resi la vita facile, per una volta»

Afterhours tour hai paura del buio
Non chiamatela celebrazione perché non lo è. Che senso ha, dunque, ripubblicare – con l’aggiunta di un disco gemello con versioni rivedute e corrette – un album come Hai paura del buio? e riproporlo per intero in tour 17 anni dopo la sua uscita? L’abbiamo chiesto a Manuel Agnelli e Rodrigo D’Erasmo. Foto di Roberto Panucci.

Siamo comodamente seduti in una saletta appartata della redazione di Onstage, appena dopo l’esibizione unplugged dei due Afterhours, piccola anticipazione della seconda parte del tour dedicato alla versione 2014 di Hai paura del buio? che toccherà una ventina di città durante l’estate. Una volta tanto, e senza nulla togliere al divertimento che ha suscitato l’operazione in sé, gli Afterhours giocano e vincono facilmente, senza particolari sforzi. Un giudizio troppo scontato? «No, credo che sia un’interpretazione corretta. Abbiamo voluto facilitarci un po’ la vita, una volta tanto, anche perché venivamo da quattro anni veramente duri e impegnativi», spiega Manuel. «Dal 2009 siamo senza un’etichetta vera e propria, senza management e agenzia di booking, conseguenza di una scelta ben precisa, cioè quella di gestirci autonomamente, anche grazie alla squadra di persone e competenze che abbiamo messo in piedi. Da un lato è stato galvanizzante, ma dall’altro l’abbiamo pagata a livello artistico, non riuscendo a concentrarci su ciò che vorremmo fare, ovvero i musicisti. Questa insoddisfazione ha creato qualche malumore e quindi abbiamo deciso di prenderci una pausa, lavorando su un doppio progetto: la ripubblicazione diHai paura del buio?, giudicato da molti come uno dei dischi più importanti della musica indipendente italiana, e un album intero di collaborazioni con artisti che ammiriamo. La scusa è stata quella di risuonare Hai paura del buio e, se non ci fosse stata, avremmo impiegato anni a soddisfare questa nostra voglia».

L’altra grande soddisfazione arriva dalla tournée che ha visto, per la prima volta in assoluto, la band proporre l’album per intero. «Un grande respiro di sollievo l’abbiamo tirato firmando un accordo per un anno con Live Nation, con cui stiamo collaborando in maniera eccellente e che dobbiamo ringraziare per l’organizzazione dei concerti. Restiamo probabilmente un’anomalia per loro, ma per ora tutto funziona alla perfezione e ci permette di concentrarci sull’aspetto artistico del tour. Che, a nostro parere, fino ad ora è stato fantastico. Tutti gli show sono stati meno celebrativi di quanto ci saremmo aspettati, meno prevedibili, sorprendenti, se vuoi. Proprio come succedeva nel 1997, anno di uscita del disco, il pubblico segue l’andamento del concerto con attenzione ed esplode quando le canzoni e l’atmosfera lo richiedono. Anche in questo caso è un ritorno al passato, a quando i nostri concerti erano molto più violenti e incontrollati, ricchi di una tensione che in tempi recenti si era un po’ sopita. Negli ultimi tour avvertivamo una certa distanza tra noi e i ragazzi della platea, come se gli Afterhours fossero diventati un jukebox che suona sempre le stesse canzoni. Non siamo così e se venite a vederci per sentire una scaletta scontata, avete sbagliato band e concerto!».

Inutile ricordare che Rodrigo D’Erasmo (violino e molto altro), cardine della formazione attuale, non era negli Afterhours ai tempi dell’uscita di quel disco. «Io mi stavo per diplomare in violino al conservatorio, ascoltavo esclusivamente musica classica e non avevo idea di chi fossero gli After», ci racconta il diretto interessato. «Li ho scoperti molti anni dopo, a metà degli anni Zero, complice una mia allieva di violino dodicenne che mi portò da ascoltare due pezzi della band, stufa di suonare solo musica classica: Bungee Jumping e Bombay. Mi sono incuriosito e ho cominciato un’operazione di recupero di molte band italiane della stessa epoca, anche se la spinta decisiva è arrivata vedendo un concerto dei Dirty Three. Quando ho sentito suonare il violino di Warren Ellis su quel palco, ho capito cosa avrei voluto fare per davvero nella mia vita e, incredibilmente, sono entrato proprio nella line-up degli Afterhours». Warren Ellis – e di rimando Nick Cave sia coi Birthday Party che con i Bad Seeds -, sono un bel punto di contatto con Manuel Agnelli e con l’attitudine rock degli Afterhours. «Assolutamente! Siamo cresciuti proprio con quella musica e quegli artisti. Mi ricordo un concerto di Cave a Novellara, nel 1987 mi pare, che si concluse con una cover di By The Time I Get To Phoenix, una ballata di Gene Pitney. Prima di cominciare a suonarla annunciò: “Se vedo un accendino me ne vado”. Rimasi di sasso e capii che quella non era spocchia, ma il tentativo di affermare la propria arte, la voglia di far capire le coordinate in cui muoversi. Il punk e il post punk hanno fatto la stessa cosa e a noi interessa proprio quel tipo di discorso e percorso. È facile scambiarlo per arroganza, ma è l’esatto opposto, amore per ciò che si fa».

Siamo quasi alla fine, ma ci resta il tempo per qualche breve domanda che non necessita di grandi ragionamenti. Hai paura del buio? è il più bel disco degli Afterhours? Tocca ancora a Manuel Agnelli: «Per me non lo è, il mio favore oscilla tra quello che dobbiamo ancora comporre e Padania, l’ultimo in ordine di uscita. Potrebbe essere il terzo quindi, anche se se la gioca con Ballate per piccole iene, che mi piace moltissimo. Diciamo che, forse, è quello uscito al momento giusto ed è stato in grado di compiere una piccola rivoluzione all’interno della scena rock italiana dell’epoca. Il fatto che abbia resistito così bene al passare degli anni gli ha donato lo status di album di culto e quindi abbiamo voluto riproporlo. Senza dubbio, immortala un momento ben preciso della nostra storia, quando eravamo un gruppo allo sbando, a livello emotivo. Parte del suo fascino credo risieda lì…». Difficile immaginare lo stesso trattamento per un altro lavoro della discografia degli After, giusto? «Impossibile direi, anche perché il giochino è bello una volta, due sarebbe stucchevole». Il dopo Padania esiste già? «No, al momento non esiste nulla, se ne parlerà a tour concluso, il prossimo anno»

(Tratto da Onstage Magazine, numero di luglio)


Afterhours – Afterhours – Male di miele (live acoustic) on MUZU.TV.

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