Interviste

Afterhours in tour con Hai paura del buio?: «Diamo al pubblico quel che chiede»

Afterhours in tour

Dopo averne preso in prestito il titolo per il festival itinerante che abbiamo ammirato l’anno scorso, gli Afterhours riportano dal vivo, con un club tour, il loro disco più rappresentativo, Hai paura del buio? Ne abbiamo parlato con Manuel Agnelli. Foto di Ilaria Magliocchetti Lombi.

Un Manuel Agnelli di ottimo umore e – se si pensa alle ombrosità di solito associate al suo personaggio – felicemente irriconoscibile («è da un po’ che abbiamo imparato a farcela prender bene, in questo è stato decisivo imparare a sentire di meritarlo») quello che incrociamo in questo freddo dopopranzo di fine febbraio. All’ordine del giorno – come da un anno a questa parte – c’è Hai paura del buio?: dall’atteso ritorno del poliedrico festival intitolatogli nel 2013 all’imminente rilettura 2014 dell’album che gli Afterhours pubblicarono nel 1997, con annesso tour di nove date (nel momento in cui scriviamo) nel quale la scaletta live dell’epoca sarà fedelmente riproposta.

«Niente simbolismi, le nove date sono un numero casuale», ci spiega Manuel. «Per noi è un’occasione – finalmente – di uccidere quei pezzi, mutarli in busti di marmo una buona volta. E dare al pubblico, una tantum, esattamente quel che chiede, così da affrancarci dal solito ricattino malinteso della coerenza e potercene liberamente andare dove vorremo, in futuro. Il tutto in modo molto teatrale – sarà nelle nostre intenzioni qualcosa di differente da un “semplice” spettacolo di rock’n’roll, anche se ovviamente ci guarderemo bene dal farlo mancare. Ma senza sacralizzazioni».

Un cerchio che si chiude con una sana storicizzazione, quindi. E cosa ha reso storico HPDB?? E chi erano, quegli After, a riguardarli oggi? Pare non pensarci due volte, Manuel, nel rispondere che «con ogni probabilità è stata l’urgenza nuda, cruda e liberatoria che quel disco trasuda. Ci sono nomi, cognomi, indirizzi, numeri di telefono. E c’era una band composta di gente che si sentiva ai margini, e gridava un disagio che era affascinante vivere ma al quale mi auguro di non tornare mai più. La storia di sempre, alla fine».

Ecco, dunque, che lo spirito col quale oggi lo si riscrive diventa quello dell’incontro, sempre screziato di domande ancorché pacificato: tanto nei casi di Nic Cester, Fuzz Orchestra, Vincenzo Vasi («un virtuoso vero, sia col theremin che con la voce») e, soprattutto, Joan As Policewoman («ha definito quella con noi una delle collaborazioni più facili di sempre, e non so dire quanto sono d’accordo») quanto in quello, già saggiato en vivo, di Piero Pelù. Al frontman dei Litfiba il leader degli Afterhours riserva parole letteralmente entusiaste: «Personaggio incredibile: della voce e dell’esperienza si sapeva, ma da quando siamo diventati amici ho scoperto un uomo di una cultura che molti non sospettano, e un artista sempre assetato di novità e stimoli, e dotato di una facilità di adattamento che gli invidio tantissimo. Del resto, piacciano o no, i suoi Litfiba sono nati nel deserto vero: se non hai quelle palle difficilmente porti avanti un progetto letteralmente terroristico com’erano loro quando sono nati».

E va a finire che tornare con la memoria a quella combo, come alle altre materializzatesi lo scorso anno sul palco del festival Hai paura del buio? rende fisiologico chiedersi: e quest’anno? «Si riparte in estate, e si dura fin quando tutti accettano i soli rimborsi spese», dice Agnelli. «Ho due speranze: a breve quella di poterlo proporre anche all’aperto, in seguito quella di sempre: far capire alla gente la portata anche economica della cultura. Finora ci hanno dato retta in molti tra gli addetti ai lavori, ma continua a mancare drammaticamente la lungimiranza di scommettere sulla cultura anche da altri settori».

Troppa paura del buio? «Probabile. Ma già solo vedere quella partecipazione e quella voglia di incontrarsi continua a farci sperare. Non ci arrendiamo».


Afterhours – Voglio Una Pelle Splendida on MUZU.TV.

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