Interviste

Afterhours 2010

SI ALZI IL SIPARIO

“Afterhours a teatro, canzoni, letture, anomalie”. È scritto sul manifesto che annuncia il nuovo tour di Manuel Agnelli e compagni. Tra quest’ultimi c’è Giorgio Prette, che nella band lombarda suona la batteria senza soluzione di continuità dal 1992. Immerso nelle prove, Giorgio ci ha parlato dell’originalissimo progetto live degli Aftehours. Quando si dice “teatro sperimentale”…

di Silvia Pellizzon

Tornate dal vivo con una serie di spettacoli esclusivamente per il teatro, una location inconsueta per una rock band come la vostra, ma sicuramente interessante. Com’è nata quest’idea? È da un po’ di tempo che portiamo avanti l’intenzione di sperimentare progetti diversi da quello che abbiamo fatto in passato: dopo tanti anni è questo quello che ci permette di andare avanti, di interrompere qualunque forma di routine. Poi certe esperienze sono comunque stimolanti, perché ti permettono di confrontarti con un sacco di situazioni nuove, che possono essere semplicemente musicisti diversi, contesti diversi, come in questo caso, ma anche altre forme espressive. Per cui quando abbiamo pensato di farlo abbiamo subito escluso l’idea del classico tour della rock band che suona nei teatri in versione elettro-acustica. In realtà volevamo proprio fare qualcosa di diverso che nessuno aveva ancora provato.

Com’è impostato questo nuovo show? Fondamentalmente l’idea, come struttura, è quella di uno spettacolo in più atti, proprio come si fa in teatro. C’è la parte prettamente musicale, nostra, ma sempre con degli ospiti. Ce ne sono sia fissi che “variabili”: di base, ad esempio, siamo sempre accompagnati da un quartetto d’archi, lo Gnu Quartet. Poi c’è una parte di letture (musicate) di vari testi, di autori come Ennio Flaiano, cosa che avevamo già fatto lo scorso anno sia a Roma che a Los Angeles. Abbiamo ospiti che faranno dei reading, piuttosto che delle apparizioni di attori che recitano veri e propri sketch teatrali. Per le letture, in alcune date ci sono Emidio Clementi dei Massimo Volume e Claudia Pandolfi, altre volte abbiamo invece l’attore Antonio Rezza. Insomma si tratta di uno spettacolo multiforme e multi-espressivo.

Sorprende che oltre alla musica abbiate pensato ad intermezzi teatrali. È chiaro che la musica è il momento principale perché noi non siamo attori ma musicisti. Diciamo che abbiamo cercato di partire dalla musica, di portarla in una veste diversa dal solito, per poi contaminarla il più possibile.

Come avete scelto gli interventi teatrali e i testi? Avete lavorato con un regista o è stato un processo spontaneo? Parte tutto dai rapporti personali con le persone che sono coinvolte. Sia con Emidio Clementi che con Claudia Pandolfi avevamo già fatto un lavoro di questo tipo, un reading al Palazzo delle Esposizioni di Roma l?anno scorso. Anche lo Gnu Quartet era già stato nostro ospite in alcune date, soprattutto nel 2009. Con Antonio Rezza avevamo già provato un suo intervento per il Festival di Sanremo dell’anno scorso. Se non fossimo stati eliminati, per la terza sera, quella con l’ospite, avevamo preparato una versione diversa de Il Paese è reale. Manuel Agnelli avrebbe duettato con Cristiano Godano dei Marlene Kuntz e successivamente, all’interno del brano, ci sarebbe stata la riduzione per l’appunto di un suo sketch; cosa che poi non abbiamo potuto realizzare perché siamo stati eliminati la prima sera. Però in quella circostanza ci siamo conosciuti, ci siamo divertiti e ci è rimasto il cruccio e la voglia di fare qualcosa insieme. Questa ci sembrava l’occasione giusta.

Musicalmente invece, dicevi che non proponete niente di acustico. No, infatti, suoniamo elettrici. Chiaramente con un’attitudine un po’ diversa, perché in teatro non possiamo avere i volumi che si hanno normalmente nei club né tantomeno all’aperto. Però vogliamo comunque diversificare la nostra proposta, nel senso che abbiamo messo in repertorio diversi pezzi che non suonavamo da un sacco di tempo. È questo è sicuramente un elemento di novità rispetto ai concerti degli ultimi due anni.

Dal vivo avete sempre avuto una risposta molto calorosa da parte del vostro pubblico. Come pensi che verrà accolta dai fan questa vostra esperienza teatrale? Peraltro molte date sono già sold out. Sinceramente non ci poniamo il problema. Per noi l’inizio di tutto è il nostro stimolo e il nostro interesse, la voglia di fare cose diverse dal passato. Tranquillizzare il nostro pubblico confermando l’immagine degli Afterhours non è il nostro primo pensiero. Se poi si crea una spaccatura, poco importa: nessuno è obbligato a seguirci e ad ascoltare tutto quello che facciamo. Per noi invece è fondamentale e obbligatorio fare delle cose che ci stimolino e non interpretare sempre noi stessi. Poi la particolarità di questa esperienza, quello che la rende speciale, credo sia proprio il fatto che difficilmente la ripeteremo. Preferiremo piuttosto fare qualcosa di ancora diverso.

Un’ultima curiosità: siete al lavoro ad un nuovo disco? Finito questo tour teatrale, che abbiamo voluto concentrare il più possibile nel mese di marzo, ci dedicheremo totalmente al disco nuovo.

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