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Intervista ad Alessandro Mannarino: «A Milano mi sento a casa»

20 settembre 2012. Abbiamo incontrato Alessandro Mannarino poco prima della tappa milanese del suo tour al Carroponte di Sesto San Giovanni. Ne è uscita una chiacchierata imprevista, splendida.

Il secondo album l’ho scritto per una donna

Mannarino TourMannarino sul palco è uno spettacolo incredibile (leggi la recensione e guarda le foto) ed il suo pubblico lo esalta come solo i veri cantautori meritano. Con quel linguaggio miscelato tra gli stornelli romani e le influenze balcaniche, ai suoi concerti è sempre una festa. Ovunque lui porti la sua musica, anche a Milano, città storicamente difficile per gli artisti romani. «Questa città mi è molto cara, – ci racconta – perché ogni volta che suono qui sento l’energia, l’empatia che si crea tra me e il pubblico. Trovo che Milano abbia un’energia molto forte. Le prime volte che venivo a suonare qui mi sentivo uno straniero, ma col tempo la mia percezione è cambiata. Ora mi sento a casa». Con quei classici stivaletti neri, sui quali scende un completo nero (jeans e maglietta) sotto quel cappello che ricorda la migliore tradizione del tango, Mannarino si è raccontato, andando a scavare negli esordi e nel successo che lo ha accompagnato fin dal primo disco – Bar della rabbia (2009) – per arrivare alla consacrazione con l’ultimo, Supersantos (2011). «Il primo album l’ho ambientato in un’osteria perché tutti i personaggi erano chiusi in se stessi, si piangevano e ridevano addosso dei loro mali senza però cambiare, e quella era la condizione in cui vivevo io mentre scrivevo i pezzi. Poi con il piccolo successo di Bar della rabbia la mia vita è cambiata e quel filo di depressione che teneva legato, è andata a dissiparsi. Infatti il secondo album è ambientato nella strada, dove le persone hanno più possibilità. L’ho scritto per una donna, perché mi ha detto “non mi piace questo disco sono tutti al bar, depressi”. Così mi sono inventato dei personaggi che fossero diversi ai suoi occhi, in modo che fossi migliore anche io».

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