Interviste

Alicia Keys 2010

IO PENSO POSITIVO

Jovanotti questa volta non c’entra nulla. A pensare positivo è Alicia Keys, regina del rythm and blues mondiale da quasi un decennio. E come potrebbe essere altrimenti? Dall’infanzia a Manhattan fino al recente fidanzamento con il rapper Swizz Beatz, la (bellissima) cantante newyorkese ha navigato a gonfie vele. L’abbiamo raggiunta telefonicamente a Los Angeles per farci dire, naturalmente, che tutto va per il verso giusto.

di Susanna La Polla

Alicia, partiamo della tua infanzia. Che cosa ti ha spinto a prendere lezioni di piano quando eri bambina? Non saprei, davvero. Sono sempre stata affascinata dal pianoforte e ho sempre sognato di imparare a suonarlo. Fortunatamente mia madre ha assecondato questa mia passione, chissà come sarebbe finita se la cosa non le fosse andata a genio!

Tuo padre vi ha abbandonato quando eri ancora molto piccola. Provi rancore per lui? Guarda, col tempo ho imparato che il rancore fa solo stare male chi lo prova, molto meglio essere in pace con se stessi e con gli altri, si evitano un sacco di inutili sofferenze.

Crescere ad Hell’s Kitchen (quartiere di Manhattan, nda) da bambina meticcia non deve essere stato facile. Sei mai stata vittima di episodi di razzismo in passato? E’ successo una volta o due ma in generale devo dire che crescere a New York è stata un’esperienza importante perché è una città variegata, la gente vede le cose in modo differente nelle grandi metropoli. Passare l’infanzia nella “mela” mi ha dato l’opportunità di capire che essere diversi è bello e mi ha permesso di entrare a contatto con stili, culture, religioni e colori differenti. Questo è l’ambiente giusto in cui un bambino deve crescere, New York è un posto fantastico.

E infatti gli hai dichiarato il tuo amore, insieme a Jay Z, con Empire State of Mind. Esatto! Quando Jay mi ha chiamato e mi ha proposto il pezzo non stavo più nella pelle. New York è dentro la mia anima e quel brano ha l’energia e la potenza giuste per rendere alla città l’onore che merita.

A proposito di collaborazioni, tu e Beyoncé vi conoscete da quando eravate bambine ma non avevate inciso brani insieme prima d’ora. Come è nata la collaborazione per il brano Put It In A Love Song, terzo singolo del tuo ultimo album, Elements of Freedom? Da molto tempo ci chiedevano di collaborare ma l’abbiamo fatto solo quando entrambe abbiamo sentito che era arrivato il momento giusto. In tutti questi anni siamo state in grado di conoscerci approfonditamente sotto diversi punti di vista, siamo ottime amiche ed entrambe siamo cresciute nell’industria musicale. E’ stato un modo per celebrare le nostre rispettive carriere. Quando il brano è venuto fuori ne abbiamo parlato insieme e ci siamo incontrate in studio per inciderlo, una vera fortuna visto che ultimamente quando si collabora con qualcuno è sempre più facile che ci si ritrovi a spedirsi file senza nemmeno incontrarsi. Ci siamo davvero divertite in studio insieme, è stata una festa, e così è andata anche a Rio De Janeiro dove siamo state per girare il video: l’incredibile energia di quei luoghi si sposava perfettamente con la canzone.

Oltre a quelli appena citati, hai lavorato con moltissimi artisti. C’è qualcuno in particolare che manca all’appello? Un sacco di gente, troppa per elencarla tutta. Ti posso dire però che, fra gli altri, mi piacerebbe molto collaborare con M.I.A. e con gli M.G.M.T., che adoro.

Già che si parla di artisti, che ne pensi della scena musicale soul e r’n’b odierna? C’è qualche nome che ci vuoi suggerire? Anche qui l’elenco sarebbe troppo lungo, ce ne sono tantissimi, più o meno conosciuti, che meritano attenzione, la scena è vivissima e ricchissima. Un’artista che apprezzo molto è Marsha Ambrosius delle Floetry, ma, ripeto, ci sono un sacco di altri ottimi artisti che mi piacciono perché riescono ad avere uno stile personale nell’approcciare questo genere di musica.

All’inizio di Elements of Freedom, citi una frase della controversa scrittrice statunitense (ma francese di nascita) Anais Nin: “E venne il giorno in cui il rischio di rimanere chiuso in un bozzolo divenne più doloroso del rischio di sbocciare”. La letteratura è una tua fonte d’ispirazione? Mi piaceva questa frase di Anais Nin che si riferisce alla libertà, mi ha colpito il suo modo di descriverla. Amo tantissimo leggere e mi ritrovo fra le mani un sacco di libri diversi fra loro per temi e stili di scrittura. Mi piacciono i romanzi, adoro Alice Walker, insieme a mia mamma e a mia nonna posso dire che è una delle donne che mi ha ispirato maggiormente nella vita, ma leggo veramente di tutto. Quando ho un libro in mano mi abbandono e lascio che la letteratura mi trasporti in mondi favolosi.

Alcuni brani del tuo nuovo album, in particolar modo Try Sleeping With A Broken Heart, fanno pensare tantissimo alle prime produzioni di Prince. È  un tuo punto di riferimento? Sì, Prince mi ha sempre ispirata tantissimo. Adoro la sua musica, è bellissima, poetica e le sue canzoni sono molto complesse, nonostante ad un primo ascolto possano sembrare semplici.

Leggi il resto dell’intervista ad Alicia Keys sul numero di maggio di Onstage Magazine, clicca qui.

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