Interviste

Biffy Clyro: «Ora siamo più forti. Non ci fermeremo per molto, molto tempo»

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di Umberto Scaramozzino
Foto di Francesco Prandoni

Prima del loro esplosivo concerto sul palco dell’I-Days Festival, nel Parco di Monza, abbiamo incontrato i Biffy Clyro per un’intervista. In attesa di rivederli nel nostro Paese il prossimo ottobre a Firenze, scopriamo qualcosa in più sul ritorno di una delle formazioni rock più rilevanti delle scena contemporanea.

ELLIPSIS
Ellipsis è il nuovo album dei Biffy Clyro, il settimo in carriera. I primi sei sono suddivisi in due trilogie: la prima è quella del rock abrasivo, complesso, la seconda quella dai toni epici e trionfanti, chiusa da un doppio-album (Opposites, 2013) in cui c’è spazio anche per orchestrazioni. La spiazzante varietà di questo nuovo capitolo discografico poteva far pensare ad un lavoro a sé stante, svincolato da un progetto a lungo termine. Ma non è così, e Simon Neil e i gemelli James e Ben Johnston hanno le idee molto chiare su questo argomento: «Sarà l’inizio di una nuova trilogia. Crediamo di non aver mai esplorato a fondo tutte le potenzialità dello studio di registrazione, abbiamo cominciato a farlo con questo disco e vogliamo continuare con i prossimi due». Ma ci tengono anche a rassicurare i fan sul fatto che «i Biffy rimarranno i Biffy, e i Biffy sono una rock band», per scongiurare ogni eventuale timore – peraltro infondato – di una indesiderata deriva pop.

LE CANZONI CHE NON CI LASCERANNO MAI
Come per ogni altro loro lavoro, i Biffy hanno selezionato le tracce che compongono la tracklist da un lotto di brani molto più abbondante. Ma quali sono stati i parametri di scelta questa volta? «Ci siamo concentrati sulle canzoni che eravamo certi non ci avrebbero mai lasciati soli». Un’espressione curiosa che necessita di qualche chiarimento, che non tarda ad arrivare: «Il senso è quello di avere nel disco solo le canzoni che non potremmo mai voler sostituire, quelle che continueranno a farci venire i brividi anche dopo averle suonate migliaia di volte». Non si è badato perciò ad una direzione precisa per il sound: «Non ci siamo preoccupati di quanto fossero aggressivi o lenti i pezzi, abbiamo scelto con il cuore. Per questo pensiamo che Ellipsis contenga una buona dose di caos. E questo ci piace molto».

THE GOOD OLD BIFFY
Oltre alla suddivisione in trilogie, ciò che caratterizza la discografia dei Biffy Clyro è che le  tracce escluse dalla cernita finale non restano mai inediti. A partire da Puzzle la tradizione vuole addirittura che ogni ciclo legato ad un disco venga chiuso dalla pubblicazione di album di b-side, che, stando alle parole di Simon, «rappresenta sempre una sorta di epurazione che permette di ripartire sempre da zero e di non lasciarsi indietro nulla in sospeso». Anche in questo, l’ultimo arrivato non fa eccezione: «Abbiamo all’incirca altri quattordici brani che vorremmo pubblicare l’anno prossimo». E a giudicare dalle parole della formazione britannica, il nuovo “disco d’epurazione”, quello che raccoglierà tutti i pezzi esclusi dal settimo full-length, suonerà molto più simile alle bonus track (Don’t, Won’t, Can’t e In The Name Of The Wee Man), sicuramente molto apprezzate dai fan di vecchia data. «In qualche modo chi ama e segue questa band ma non apprezza Ellipsis sarà felice di ascoltare quello che abbiamo tenuto da parte. Si tratta di materiale più old school, più old Biffy».

COME TORNARE A VIVERE
Dopo la pubblicazione di Similarities (2014) e la fine dello scorso tour, Simon Neil e soci si sono presi del tempo per riordinare le idee, ma l’interruzione delle attività non è andata come pensavano. «L’anno scorso eravamo convinti che prenderci una pausa sarebbe stato salutare per noi. Ma non suonando dal vivo nell’ultimo anno ci siamo sentiti incompleti». Per Simon la perdita di diverse persone a lui care, in una finestra temporale davvero ristretta, è stata l’inizio di un incubo. I demoni nella sua testa hanno iniziato a convincerlo che non fosse più in grado di scrivere ed è stato difficile per il trio scozzese trovare una via d’uscita. «Anche dal punto di vista delle idee i lavori per questo album sono stati davvero complicati, ci abbiamo messo un paio di mesi a tirare fuori i primi brani. Inizialmente il fallimento consisteva nel ritrovare qualcosa di Opposites (2013) in ogni pezzo, ma noi volevamo qualcosa di nuovo, un nuovo inizio». Il tono di voce di Ben tradisce un po’ di emozione, segno evidente di quanto l’ultimo anno sia stato impegnativo. Ma adesso sembra tutto superato ed è bello sentir dire che «tornare in studio e poi sui palchi è stato come tornare finalmente a vivere. Adesso siamo molto più forti e consapevoli. I Biffy Clyro non si fermeranno più per molto, molto tempo».

UNA BAND CHE CAMBIA LA VITA
I fan dei Biffy Clyro sono tra i più affezionati tra quelli dei vari fandom in ambito rock. Non è raro sentir dire “questa band mi ha cambiato la vita”. Oltre al fatto che il consiglio degli Oasis “non mettere la tua vita nella mani di una rock ‘n’ roll band che la butterà via” nella loro Don’t Look Back In Anger è sempre d’oro, il più delle volte si tratta di un’iperbole che strappa una risata ai più cinici. Ma ascoltando i discorsi che nascono tra la folla prima di ogni concerto dei Biffy sembra che tutto questo sia reale, o perlomeno realmente sentito. I tre scozzesi lo sanno: «Siamo estremamente fortunati perché le persone che ascoltano la nostra musica il più delle volte non lo fanno per puro intrattenimento, ma perché sentono proprie le parole delle nostre canzoni, assorbono i suoni come l’espressione di qualcosa che non è solo arte fine a stessa. C’è una componente emotiva e personale sempre molto forte che collega noi e il nostro pubblico».

CONNESSIONI INDELEBILI
Simon in particolare dice di notare da un dettaglio a lui molto caro quanto sia forte la connessione con chi segue la band: «Oltre a quanto già detto, per me è incredibile pensare che la nostra musica spinga così tante persone da tutto il mondo a segnare indelebilmente il proprio corpo».
L’inchiostro su pelle d’altronde è sempre stato un elemento molto presente nel percorso dei Biffy. Tutti e tre hanno diversi tatuaggi (nel caso di Simon si è perso il conto) che esibiscono costantemente, dal momento che si presentano quasi sempre a petto nudo. Alcuni li condividono pure, come il pezzo di puzzle sul costato, oppure il recente e complesso lavoro di linee che si completa solo accostando i loro tre corpi uno affianco all’altro. I tatuaggi diventano un modo per concretizzare visivamente delle connessioni già esistenti e diversamente percepibili ed è un concetto che pare mandare in brodo di giuggiole le tre rockstar. A questo punto non resisto e anche se mi ero promesso di rimanere professionale fino alla fine, mostro ai ragazzi il tatuaggio che ho sul costato e che ho palesemente fatto per loro. La serie di “grazie” e di inchini a mani congiunte che seguono la mia rivelazione sono di un’umiltà che non ho mai visto in una band così famosa.

UN ARTWORK PARTICOLARE
Ammorbiditi i toni, mi viene da chiedere se l’artwork di Ellipsis (con i tre musicisti nudi in posizione fetale) dovesse rappresentare una sorta di sfida per chi è solito tatuarsi le loro copertine. La reazione è piuttosto scomposta e mentre Ben è ad un passo dal rotolare per terra all’idea che le loro natiche possano finire tatuate sul corpo di qualcuno, James sembra confortato dal fatto che ancora non sia arrivata nessuna testimonianza di questo tipo, mentre Simon pensa che se qualcuno fosse così folle da farlo davvero allora dovrebbe dargli in cambio le sue chiavi di casa. Io faccio finta di prendere un appunto su questa affermazione e dopo qualche altra risata rassicuro James che no, non ho intenzione di farlo davvero.

CONCEPT
Per chiudere l’intervista sfodero la mia domanda-marchio-fabbrica, quella in cui propongo agli artisti più estrosi di dirottare le loro doti creative verso altre forme di scrittura. In realtà fin’ora, a parte Brian Fallon dei The Gaslight Anthem, che mi ha promesso che pubblicherà un libro di poesie un giorno o l’altro, e Adam Duritz dei Counting Crows, che continua a coltivare l’idea di scrivere per il teatro, nessuno si è mai mostrato davvero interessato.
I Biffy invece, dopo aver sentito la domanda, si guardano tra loro con lo shining negli occhi, soprattutto sulla parola “cinema”. «Amiamo il cinema e l’idea di scrivere una colonna sonora ci piace da morire. È un processo molto stimolante perché solitamente parti con nulla in mano, a parte qualche immagine, perciò sei costretto ad attingere da diversi cassetti del tuo cervello». Simon d’altronde per la BBC si è già occupato – insieme a Foals, Bring Me The Horizon, Chvrches, The 1975, e tanti altri – del rescoring del film cult Drive e l’idea di proseguire su quella strada sembra affascinare un po’ tutti. Sullo storytelling, invece, preferiscono ammettere: «Nessuno di noi è abbastanza bravo con la scrittura da poter pensare di produrre qualcosa di diverso dal testo di una canzone». Quando però faccio presente che i primi versi di As Dust Dances potrebbero ad esempio essere il perfetto incipit di una distopia, Simon si convince: «In effetti abbiamo sempre un sacco di idee, di concept interessanti ne sforniamo continuamente». Fino a degenerare in un «Ehi, ma dovrei scrivere un maledettissimo film!».

Di sicuro, da una band come i Biffy Clyro possiamo aspettarci qualunque cosa. Tranne che si fermino ancora.

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