Interviste

Billy Talent a Rock In IdRho Benjamin Kowalewicz presenta X

Billy Talent Rock In IdRho X BenjaminA un anno dalle celebrazioni per il ventennale di carriera, i canadesi Billy Talent fanno il loro ritorno con un nuovo disco, intitolato semplicemente X, la cui pubblicazione è prevista per settembre. Nel frattempo eccoli nuovamente on the road con un tour europeo che toccherà anche l’Italia, più precisamente il palco del Rock In IdRho (leggi qui il programma), il prossimo 13 giugno (con The Offspring, leggi l’intervista, The Hives, leggi l’intervista, e Lagwagon).

In un periodo storico in cui tutto scorre fin troppo velocemente, festeggiare vent’anni di carriera è un traguardo prestigioso. Soprattutto per una band come i Billy Talent, la cui visione della musica non è mai coincisa con quella delle multinazionali del profitto. Per rendersene conto, basta dare un’occhiata alla discografia del quartetto: dall’esordio del 1999 al disco in uscita siamo a quota 5 album. Davvero poca roba in confronto a una qualsiasi rock band di ultima generazione. E proprio da questo punto parte la nostra intervista al frontman Benjamin Kowalewicz.

Cinque dischi in quasi vent’anni di carriera testimoniano il fatto che nemmeno le major con le quali collaborate sono riuscite a chiudervi nella gabbia del music-business. Hai ragione. Oggi la maggior parte delle band ha una gran fretta di sfornare dischi, poco importa se validi o meno, l’importante è essere sul mercato. Una tesi che condividiamo – se stai fermo a livello discografico per più di tre anni sei morto – ma che non siamo mai riusciti a mettere in pratica. Nei Billy Talent ho sempre posto il lato artistico dinnanzi a tutto, a costo di scontrarmi a muso duro con chi cercava di metterci fretta. La musica è il nostro curriculum vitae, pertanto deve rappresentarci al meglio e poco importa se per produrre un disco ci vogliano anni, l’importante è la qualità.

Cosa porta le realtà emergenti a essere così affamate di notorietà? Molteplici elementi: i consigli sbagliati del manager di turno, le discografiche che hanno sempre bisogno di nuovi dischi da porre sul mercato e per finire l’ego smisurato di ogni musicista – me compreso – che porta sempre ad andare oltre le proprie possibilità. Comunque la maggior parte delle band in voga oggi non dureranno nemmeno 5 anni, fidati di me!

Escludendo l’esordio Watoosh! che pubblicaste col nome originario della band ossia Pezz, avete un ritmo di pubblicazione costante, vale a dire ogni tre anni. Una regola interna o pura casualità? Siamo molto metodici come avrai notato! È il corso naturale di un disco, che ti descrivo brevemente: nell’anno di uscita si pensa soprattutto alla promozione attraverso eventi e interviste con chiunque capiti sotto tiro, nel secondo arriva il momento più atteso ossia concerti in ogni parte del globo e col terzo si inizia a pensare al nuovo lavoro. Da noi è così fin dagli esordi.

Con il debutto omonimo del 2003 arrivaste al successo planetario. Qual era il segreto di quel disco? Ogni membro della band ha il suo parere in merito. Quello che pensiamo tutti è che Billy Talent era un disco avanti di almeno un decennio rispetto alle classiche produzioni di allora. In molti all’epoca ci descrivevano come i nuovi paladini del pop-punk, del post-hardcore e via dicendo. Tutte parole buttate al vento. Ai tempi ascoltavamo di tutto, dall’hip-hop al rock’n’roll anni ’50 e se qualcosa ci colpiva particolarmente cercavamo in ogni modo di inserirlo all’interno di una nostra canzone. Amo definire i nostri dischi come contenitori, in quanto al loro interno trovi i gusti personali di ognuno di noi.

Vale anche per il vostro nuovo album? Questo disco è stato il più complesso da mettere in piedi, direi snervante. Quando sei un ragazzino tendi a scrivere di getto senza troppe paranoie, quando maturi ti trovi invece a comporre e successivamente a farti decine di domande su metriche, parole e quant’altro. Non riuscivamo a venirne fuori, poi fortunatamente ci ha pensato il nostro produttore Brendan O’Brien a farci trovare la retta via.

Cosa ha di speciale XRispetto ai suoi predecessori incarna ciò che avremmo sempre voluto essere, una rock band a 360 gradi, capace di far cantare, ballare e pensare senza pause, dal primo all’ultimo brano. Siamo finalmente riusciti a creare la giusta alchimia per rendere possibile tutto ciò. All’interno del disco ci sono poi diversi ospiti, alcuni molto interessanti a livello umano. In particolare vorrei citare Jeff Beecher contrabasso principale della Toronto Symphony Orchestra e artista semplicemente divino. Per certi versi raffigura alla perfezione l’immagine che ho in testa del musicista moderno: estroso e totalmente devoto alla causa. E visto che sei italiano eccoti una curiosità legata a Jeff: il contrabasso da lui suonato in X è opera di Giovanni Battista Rogeri che lo costruì nel 1690 a Brescia!

Ai tempi dell’esordio i vostri fan erano poco più che teenager. Oggi sono diventati adulti, come voi. Pensi possano ritrovarsi nelle vostre nuove canzoni? Bella domanda. Di sicuro come sono cresciuti loro siamo cresciuti noi di pari passo. E altro fatto da non trascurare è che l’adrenalina e la voglia di caos sonoro di allora hanno lasciato spazio a un’anima pensante che in questi ultimi anni ha preso il sopravvento all’interno dei Billy Talent. Con questo non voglio rinnegare il nostro passato, semplicemente oggi siamo un’ottima rock band.

Chiudiamo con il vostro ritorno in Europa nei mesi estivi, o per meglio dire il vostro ritorno in Germania visto che proprio lì terrete la maggior parte degli show. A cosa è dovuto questo amore smisurato per i Billy Talent da parte del pubblico tedesco? Questi sono i casi strani della vita! (risate, ndr). I tedeschi ci hanno preso in simpatia sin dagli esordi. Mi ricordo che nel primo tour europeo da headliner  la maggior parte degli show andarono male e la cosa ci demoralizzò parecchio. Superammo il confine tra Austria e Germania e tutto cambiò magicamente: televisioni che volevano intervistarci e se non ricordo male ben cinque show sold out davanti a migliaia di persone impazzite. Non potevamo crederci… E questa magia dura ancora oggi!

Visto che ormai sei di casa anche qui da noi, che idea ti sei fatto del pubblico italiano? Che è completamente fuori di testa, un po’ come noi! A parte ciò la cosa che mi sorprende maggiormente di voi italiani è il calore e la capacità di fare stare a proprio agio un’artista. Proprio per questo motivo non vedo l’ora di calcare il palco di Rock in IdRho!

Clicca qui per guardare le foto dei Billy Talent al Rock In IdRho.

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