Interviste

Dai concerti italiani di Springsteen i fan devono aspettarsi l’inaspettato

bruce-springsteen-fan-italia-2016
di Massimo Longoni
Foto di Martina Barbon

Quando si parla di concerti di Bruce Springsteen in Italia il nome del Boss è un tutt’uno con quello di Claudio Trotta. Il promoter, patron della Barley Arts, è un amico del rocker americano da anni: ha organizzato tutti i concerti italiani, eccezion fatta per il primissimo al quale comunque collaborò. E per lui si è preso anche una denuncia per aver sforato l’orario limite dello show fissato per legge nel concerto milanese del 2008. Ma per Bruce questo e altro. In vista dei nuovi concerti italiani quindi chi meglio di Trotta può spiegarci cosa significhi un concerto di Springsteen?

Estate 2016, di nuovo San Siro, per la sesta volta. È una delle sue case. Anche l’Ullevi di Goteborg o Barcellona, Dublino. In Italia sicuramente San Siro ha un significato speciale.

Inizialmente sembrava non dovesse nemmeno venire in Italia. La possibilità di fare San Siro ha pesato? In realtà non era prevista una tappa italiana perché non era proprio previsto un tour. Poi a dicembre ha annunciato il The River Tour negli Stati Uniti, per eseguire dal vivo quell’album interamente, in sequenza dal primo all’ultimo brano. Ma siccome l’appetito vien mangiando ha deciso di fare un tour europeo e dato che San Siro era disponibile abbiamo subito considerato l’opzione.

The River “in full” che invece da noi non sarà eseguito. In occasione della data conclusiva negli Stati Uniti ha dichiarato dal palco che quella era l’ultima volta che lo faceva. D’altronde quel tipo di progetto era nato proprio in funzione del tour americano. Ma i concerti europei saranno comunque straordinari. Sono stato allo show dell’Ullevi Stadium ed è stata una di quelle serate magiche che solo lui sa creare: il quarto concerto più lungo di sempre, quasi 40 brani.

E noi cosa ci dobbiamo aspettare? L’inaspettato. Avendo visto due live di questa tranche europea posso dire di essermi trovato davanti due situazioni totalmente diverse, con intensità e scalette quasi completamente diverse. L’unica cosa sicura è che ci sono almeno una decina di pezzi che oggettivamente non può permettersi di non suonare dal vivo negli stadi. Quella è l’ossatura, perché la gente se le aspetta. Soprattutto per i fan più “nuovi” sarebbe strano non sentire Born To Run, Born In The Usa, Hungry Heart o Thunder Road. Canzoni che non necessariamente sono le più amate dal pubblico di lunga durata ma che sono le più famose. Ma parliamo di una decina su trenta e più brani.

Ogni volta che Bruce viene in Italia la richiesta è sempre maggiore. Il suo è un mito che si ingigantisce nel tempo? Sicuramente è così ma c’è anche un altro aspetto, di cui ho parlato anche con Jon Landau (manager storico di Bruce, ndr). In Europa c’è un ricambio generazionale che in America non è avvenuto. Anche qui ci sono i fan storici che hanno visto magari 40 o 50 suoi concerti, ma ogni volta ci sono tanti giovani per i quali magari è la prima volta.

Dal 2012 a oggi quattro San Siro: l’abitudine non ha fatto perdere un po’ di sacralità all’evento? Per nulla. Tanto che, lo dico sinceramente, se avessi messo una terza data avrei riempito anche quella. La gente comunque vive questo appuntamento come qualcosa di speciale. Essere stato più volte in un posto non toglie sacralità, anzi, se ci si torna è perché ci si è trovati particolarmente bene e ogni volta si hanno emozioni nuove.

In compenso quest’anno sarà la prima volta al Circo Massimo. Quando Bruce sarà sul palco, e vedrà alla sua sinistra e alla sua destra l’Aventino e il Palatino e magari la luna piena, beh, qualcosa in lui scatterà di sicuro. Al di là del fatto che sia un avvallamento dove fa caldo e non ci sono posti a sedere, il Circo Massimo è una location che non ha pari al mondo. Non solo per la storia che vi si respira, ma per la scenografia che dal palco sarà per lui mozzafiato. Siccome è un uomo sensibile, che ama l’Italia in modo particolare, penso accadrà qualcosa di speciale.

Inoltre a Roma non sarà solo. Per quel concerto ci saranno i Counting Crows che non sono presenti in altre date. È stata una nostra volontà che loro hanno accettato di buon grado. E non mancherà un po’ di Italia visto che ad aprire il concerto ci sarà anche Fabio Treves.

In cosa organizzare un concerto di Bruce è diverso da organizzarne un altro? Il suo pubblico è tra i più straordinari, nel bene e nel male. Di “rompicoglioni” esigenti come quelli che trovi tra i suoi fan non ne trovi altrove. Però è anche vero che ho conosciuto tantissimi di quelli che lo seguono da tempo e sono nate amicizie e affetti. E quindi la mia naturale vocazione a dare il massimo per permettere alle persone di vivere un’esperienza a 360° si amplifica. Per me non è solo importante la parte più straordinaria, ovvero quello che accade sul palco, ma anche come si arriva, cosa si mangia, cosa si beve, ecc… Per fortuna sono riuscito a trasmettere al mio staff la cura maniacale dei dettagli.

Lui ha particolari richieste? L’unica cosa complessa con Bruce sono i trasporti interni. Si muovono sempre in metà di mille: i parenti, i cugini, gli amici, i familiari. Su quello è richiesta un’attenzione particolare. Per il resto non è la classica rockstar con richieste astruse. Le produzioni poi sono piuttosto semplici, non c’è mai una scenografia spettacolare: si punta ad audio, luci e video. Tutto è incentrato su quello che accade sul palco. Nel momento in cui non dovesse accadere nulla di speciale on stage cambierà, ma dubito accadrà mai.

Hai qualche rimpianto nella tua storia con Bruce? Confesso che nel 2015 avrei voluto organizzare tre concerti a San Siro per festeggiare il trentennale della prima esibizione. Purtroppo non è venuto in Europa e non abbiamo potuto realizzare l’idea. Recuperiamo quest’anno.

Commenti

Commenti

Condivisioni