Home Interviste

Claudio Trotta dopo l'annuncio: «Bruce Springsteen un esempio per tutti»

Claudio Trotta è il patron di Barley Arts. È lui che il signore che i fan di Bruce Springsteen dovrebbero ringraziare ogni volta che la rockstar americana porta i suoi tour in Italia. Dal 1999, l’agenzia di Trotta organizza i concerti del Boss nella Penisola e la storia si sta ripetendo. Lo abbiamo intervistato un paio di giorni dopo l’annuncio delle date italiane di Bruce nel 2013: Napoli, Padova, Milano e Roma.

bruce springsteen in italia 2013

Bruce Springsteen a San Siro nel 2012. Sulla destra, sorridente, Claudio Trotta

 

Claudio, quanto sei contento?
Tantissimo. Perché è un privilegio, una fortuna, un onore e anche un merito poter lavorare con il più grande performer live di tutti i tempi. Parlando di Springsteen non si può fare a meno di pensare a quello che è capace di scatenare nelle persone, oltre alle canzoni e al fatto in sé di essere un musicista. Induce passione, gioia e divertimento come nessun altro artista è mai stato in grado di fare. È un generatore di vita. E poiché ritengo che il mio mestiere abbia a che fare con le stesse emozioni, non posso che essere entusiasta di lavorare ancora con lui.

Quando avete cominciato a parlare dei nuovi concerti?
Pochi giorni dopo la fine del tour di quest’anno. Lui e il suo entourage, vista la bellezza di quello che stava accadendo in termini di partecipazione del pubblico, hanno capito che sarebbe stato opportuno riprendere il cammino nel 2013. Già da luglio quindi, abbiamo cominciato a valutare dove, come e quando.

Come siete arrivati alla scelta delle città e delle location?
Il modo di gestire la relazione professionale è lo stesso da anni. L’entourage comunica la disponibilità, io propongo delle location e loro valutano. Di solito accettano, perché le mie proposte sono frutto di una logica che ha a che fare con concetti come continuità, storia, rispetto per il pubblico, distribuzione geografica, qualità e varietà delle strutture. È una dinamica che vale in generale, tranne rari casi in cui ci sono richieste particolari dell’artista.

Immagino siate tutti entusiasti soprattutto della data a Napoli, con una cornice suggestiva come Piazza del Plebiscito.
Siamo felici di tutti i concerti del 2013, ma personalmente sono orgoglioso soprattutto di Napoli. Portare Bruce e la E Street Band al Sud era un mio chiodo fisso, un’idea che avevo in testa da sempre. Ne avevamo parlato e ora che si è concretizzata siamo tutti molto soddisfatti.

In effetti un live di Bruce a Napoli è qualcosa di meraviglioso anche solo a immaginarsi. Però non sarà facile da gestire, perché una piazza non è predisposta per i concerti.
Anche Roma sarà difficile. Sarebbe stato molto più semplice andare in uno stadio – a Napoli, dove peraltro il San Paolo non è disponibile, o in un’altra città del Sud – piuttosto che in queste location. È evidente che ci dovrà essere un enorme lavoro da parte nostra, come dei partner locali e delle stesse amministrazioni cittadine, affinché l’esperienza sia memorabile. Ed è importante che lo sia da quando si compra il biglietto – chi li vende deve farlo in modo corretto e professionale – a quando si torna a casa dopo lo show. Perché un concerto diventi indimenticabile è fondamentale occuparsi di questioni come viabilità e parcheggi. Per fare questo, a Roma e Napoli chiederemo sforzi notevoli alle istituzioni locali. Ci devono supportare predisponendo servizi in grado di rendere agevole l’esperienza per il pubblico italiano e internazionale. Perché i fan di Bruce viaggiano, seguono molte date. Figuriamoci se non sono interessati a concerti in città meravigliose come Napoli, Milano, Padova e Roma.

A proposito di Roma e Napoli. Il biglietto, unico, costa 65 Euro. Come ti aspetti che reagisca il pubblico?
Penso che non sia un problema. E’ un prezzo equo e corretto. Sarebbe stato ingiusto fare di più e impossibile di meno. Il mio vero problema in questo momento è la lottery per il Pit. Sono indeciso sul da farsi. Da una parte vorrei ripetere l’iniziativa dell’anno scorso perché ha dato opportunità a più persone di accedere all’area sottopalco senza spendere soldi e senza mettere in gioco la propria fisicità –  solitamente “vince” chi arriva molto prima e resiste molte ore davanti ai cancelli. Però è una fatica enorme gestirla, e poi ci sono molti critici.

E quali argomenti portano i critici?
Reputano di avere un sacro diritto derivato da lunga militanza springsteeniana.

Ah, gli ultras.
Chiamiamoli pure così (ride, ndr). Pensano che sia giusto sudarsi quei posti e che si debba privilegiare chi come loro l’ha sempre fatto ed è disposto a farlo ancora. Forse hanno ragione.

A proposito di fedeltà: lavori con Bruce dal 1999. Perché credi che si sia sempre rivolto a te?
L’atteggiamento di chi lavora intorno a lui non è mai cambiato. Per anni il promoter italiano di Springsteen è stato Franco Mamone. Morto Franco, a loro è sembrato assolutamente naturale chiedermi di collaborare. Sapevano che Franco aveva organizzato gli ultimi due tour italiani di Bruce dal mio ufficio, con il coinvolgimento di mia sorella. Sapevano che pur non avendo avuto un ruolo attivo in qualche modo avevo sostenuto Franco. E poi mi conoscevano da tempo perchè avevo già lavorato con Little Steven e con George Travis (attuale tour manager di Springsteen) per Billy Joel. Evidentemente da allora non abbiamo commesso degli errori così catastrofici – anche se qualche errore certamente c’è stato –  e abbiamo sempre rispettato il pubblico, che per noi è sovrano come lo è per loro, facendo il nostro mestiere con passione. Per loro questo conta ancora qualcosa, a differenza di altri.

Altri chi?
Per esempio recentemente Barley Arts ha fatto un buon lavoro con Bon Jovi ed erano due anni che parlavamo di un concerto a San Siro. Lo faranno nel 2013, ma con un altro promoter e certo non mi fatto piacere. Però fa parte del gioco, alcuni artisti hanno altre priorità, lo sappiamo. Con Bruce il rapporto è diverso, è qualcosa dove il rispetto è più importante del resto. D’altra parte in tutti questi anni ho imparato che quando l’entourage è di qualità è perché l’artista è di qualità. Se il managment è aggressivo o peggio sleale è perché l’artista, per quanto possa sembrare gentile e simpatico formalmente, lo è altrettanto. Bruce no, Bruce è quello che si vede.

Hanno mai provato a portartelo via?
Non ne ho la più pallida idea e neanche mi interessa.

Tornare a Milano dopo il concerto di quest’anno per Bruce è una bella sfida.
È dalla prima volta, nel 1985, che l’ultimo concerto a San Siro è il migliore di sempre. Tutti e quattro i live a Milano sono rimasti nella memoria del pubblico e di chi era sul palco. Quest’anno, Bruce mi ha chiamato mentre stava già andando via in macchina dallo stadio – io ero ancora dentro – per dirmi “Claudio questo è il posto migliore del mondo con il pubblico migliore del mondo”. Per chi ha seguito l’andamento del tour 2012, San Siro è stato una miccia. Da lì in avanti i concerti sono stati più lunghi, più intensi, più vari. Milano è una specie di seconda casa per Bruce. In qualche modo è come se non stesse aspettando altro che tornare su quel palco. Lasciami dire che quest’anno in più rispetto al passato ci sono stati degli accorgimenti acustici che hanno permesso di sentire bene come mai si era sentito prima a San Siro. L’hanno riconosciuto pure loro, anche recentemente. È una grande soddisfazione personale perché è stata una mia precisa volontà, ma lo è anche per l’Italia perché il lavoro è stato italiano, con Daniele Tramontani, ingegnere del suono, e l’azienda che ha fatto l’allestimento audio per il secondo e terzo anello. Professionalità altissime a cui mi rivolgerò ancora.

Chiudiamo parlando del Bruce uomo. Quello che stupisce me e chiunque lo segua è l’energia di quest’uomo, che ha superato i sessanta da un pezzo. Da dove viene?
Semplicemente, Bruce ha la vita dentro. Ha curiosità, passione, capacità di vivere il momento rispettando la storia e immaginando il futuro. Credo sia una componente essenziale per tutti noi; se siamo capaci di vivere intensamente riusciamo a sopportare meglio questa nostra disgraziata condizione di mortali. Bruce riesce a dare un senso a ogni singolo minuto della sua esistenza. È umanamente un esempio per tutti noi.

 

Commenti

Commenti

Condivisioni