Interviste

Brunori SAS, in partenza il tour 2014: «Mi piace essere innovativo»

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Parte il 6 marzo da Milano il tour di Brunori Sas, che porterà il cantautore in giro per l’Italia fino a metà aprile. Con lui abbiamo parlato dell’ultimo disco, della tournée e del momento umano/artistico in cui si trova. Foto di Giacomo Triglia.

Dario Brunori, o meglio Brunori Sas, il nome d’arte che si è scelto il cantautore cosentino, è riuscito nella difficile impresa di svecchiare l’immaginario dei cantautori italiani e riproporlo in maniera convincente negli anni 20oo e rotti. Alla vigilia della pubblicazione del suo terzo album, Il Cammino di Santiago in taxi, lo abbiamo raggiunto per chiedergli di questo nuovo lavoro e delle canzoni che lo compongono. Come ad esempio che Kurt Cobain, primo singolo che, anche per via del riferimento al leader dei Nirvana, no ha mancato di suscitare qualche polemica.

Partiamo dal titolo di questo Volume 3 – Il Cammino di Santiago in taxi.
È la storia reale di un signore che ha deciso di fare il Cammino di Santiago, ma in taxi. Ripensando a una serie di circostanze legate alla scrittura dei brani e a quel periodo, mi sembrava un titolo centrale.

Tra l’attitudine alla profondità e il fuggire da alcuni valori per velocizzare l’esperienza, ora come si colloca Dario?
Il disco è nato in una fase di grande dubbio soggettivo. In qualche modo mi auguro che questo album e il tour mi mettano in difficoltà su questa dicotomia dell’essere. Spero che Il Cammino di Santiago in taxi possa mettermi in attrito, per capire se riesco a trovare una strada. Al momento posso dirti che sto bene nella domanda e nel dubbio.

Brunori sta a Vinicio Caposella e in che misura?
Con Capossela ci sono stati svariati contatti, vuoi per lo studio mobile o per il produttore stesso. Ci siamo anche trovati per un tributo. Non sta a me capire quali sono i punti di contatto, sicuramente c’è un’attitudine simile e un amore per un certo tipo di scrittura. Io sono ancora un giovincello, Vinicio invece ha detto tanto e avrà ancora tanto da dire.

Tra lo yoga fai da te e il dinamismo dei Social network, cosa scegli?
L’anno scorso mi sono completamente innamorato di questa ricerca di tranquillità. Ho iniziato a perlustrare diverse strade a partire dallo yoga. Mi interessava capire se potevo vivere ciò che stavo facendo in un modo diverso. I Social sono agli antipodi, una via di grande inconsapevolezza e di sogno, per sintetizzartela.

Sol come son Sol si instaura nella dinamica della registrazione in presa diretta dell’emozione?
Sicuramente è il brano che abbiamo registrato con quella modalità, infatti ci sono delle sbavature qua e là. E’ stato magico, perché siamo riusciti a catturare un momento.

Molti artisti tendono, tra un disco e il successivo, a porre un divario o comunque un netto distacco. Tu invece fai un richiamo forte al Giovane Mario ne La vigilia di Natale.
Sono un artista che sicuramente non tende a fare rivoluzioni copernicane sia tra un disco e un altro, sia in generale per quanto concerne la proposta musicale. C’è molta tradizione nella mia musica, ma lo riconosco come un limite e come una virtù, perché faccio ciò che mi piace. Non tendo a forzare questa attitudine perché concettualmente voglio cambiare e innovare ad ogni costo. Mi servivano anche brani come Sol come son Sol o La Vigilia di Natale in questo Volume 3 proprio per rendere il disco meno autoreferenziale.

Con la frase «Il successo non è niente è l’altra faccia della persecuzione» citi Pasolini. Ti senti di vivere in quest’ottica?
Ancora non sono nelle condizioni di parlare di successo. È una cosa che mi spaventa e che ho assaggiato in alcuni casi, quasi in un’anteprima di ciò che potrebbe accadere. I numeri che facciamo e gli ambienti che frequentiamo, sono ancora a misura d’uomo. Quella frase vuole essere una riflessione generale che Pasolini, che ho citato, enucleava bene.

Hai scelto di uscire con un primo singolo, Kurt Cobain, in cui si pone l’accento su un personaggio che ha segnato profondamente la musica internazionale. Perché la tua scelta è caduta su questo brano invece che su una canzone come, ad esempio, Nessuno?
Per me voleva essere un’anteprima di quella che era l’atmosfera all’interno del disco. Mi interessava molto che uscisse su due piani, tanto che lo stesso giorno abbiamo girato anche il video de Il Santo Morto. Sono sempre stato solito dare anteprime con brani movimentati. Questo disco ha una componente profonda legata al piano e voce, alle atmosfere malinconiche e ho deciso di uscire con un pezzo che rispecchiasse entrambe queste caratteristiche. Non ho, forse ingenuamente, immaginato di creare tutto questo scalpore con la scelta di Kurt Cobain.

Che rapporto hai con gli idoli? Una domanda retorica alla luce di Mambo Reazionario o Il Santo Morto.
Non amo la prigione che crea l’ideologia. Penso che una persona non abbia bisogno di ancorarsi o proteggersi con un’ ideologia che, magari, non tiene neanche conto della propria evoluzione. L’ideologia chiede una grande coerenza che magari non è neanche vita. La concepisco come se fossero un paio di lenti da sole che ti fanno vedere il mondo di un colore solo.

Con Nessuno, hai voluto mostrare agli ascoltatori il backstage della tua vita?
Nessuno è uno dei brani che preferisco perché onesto in tutta la linea del testo. È una confessione verso me stesso, un’analisi di come faccio questo mestiere e di come mi pongo nei confronti della vita. Cercavo di imprimere un mea culpa e, allo stesso tempo, porre una confessione di questo tipo. Non mi giudico, semplicemente mi sottolineo delle cose

Tra la melodia alla Love boat e il testo crudo, qual’è il punto di contatto di Pornoromanzo?
È un brano sui generis, mi ha dato parecchio filo da torcere perché non è stato semplice ne a livello di struttura musicale, ne a livello di testo. Mi piace molto, perché mancava un momento di contatto con una canzone scritta per la canzone stessa. Sono contento perché c’è un attrito forte tra ciò che racconto nel testo e l’atmosfera musicale del brano.

Ma che fissa avete con Nabokov? Perché anche I Cani  e i Marlene Kuntz hanno già toccato l’argomento negli ultimi album.
Non sono un grande cultore, però la storia del brano è andata in quella direzione. Mi sono detto perché no, così mi do anche un tono e mi faccio maledire dalle giornaliste.

La vigilia di Natale è un’ altra simmetria ben visibile.
Purtroppo anche contro la nostra volontà siamo italiani e dobbiamo parlare dei momenti tradizionali per esprimere la nostra opinione. Questo brano l’ho scritto in un momento in cui più che parlare di me, parlavo di un possibile me. Sono un amante delle storie drammatiche, ci sguazzo dentro e non so ancora come uscirne, perciò ho fatto questo transfer e mi sono visto come un uomo distrutto dal Natale.

Se ti dicessi Taketo?
Amore a prima vista perché è stata un’esperienza fantastica sia dal punto di vista professionale che umana. Avevamo idee comuni, abbiamo avuto un feeling da subito. Avere a che fare con un gruppo di calabresi, mi rendo conto, non è un’esperienza semplice soprattutto se rinchiusi e rintanati. È una persona che si fa valere in ogni campo, ha imparato perfino parole di dialetto. Il disco suona come me lo ero immaginato, ma non sarei mai riuscito a farlo da solo.

Ho lasciato volutamente la domanda su Arrivederci Tristezza alla fine, nonostante sia stato il primo brano che hai scritto e che ha portato al flusso di coscienza de Il Cammino di Santiago in Taxi.
Quello che dovevo dire l’ho detto nella canzone, se vogliamo. È un brano a cui sono molto affezionato perché so come mi sentivo quando l’ho scritto. È il brano manifesto ed è giusto che sia la traccia numero uno di questo disco. Sintetizza anche la mia attitudine alla scrittura. Il mio arrivederci alla tristezza, posso dire che lo canto.

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