Interviste

Brunori tra teatro canzone e problemi alla prostata

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Brunori ha trasformato la sua Sas in Srl ed è partito per un nuovo tour ispirato al teatro canzone. Non più in taxi, ma in furgone (con conseguenti problemi poco piacevoli). Foto di Francesco Prandoni

Dario Brunori mette in scena uno spettacolo teatrale che «cuoce in acqua di rose autobiografia e sociologia spiccia, canzoni malinconiche e orchestrine da cameretta, chiacchiere da bar e nostalgia canaglia, baci perugina e filosofia da spiaggia». Ecco il dietro le quinte del suo Brunori Srl una società a responsabilità limitata.

Come è nata l’idea di Brunori Srl una società a responsabilità limitata?
L’idea parte dalle due tournée precedenti a cui ho aggiunto le date europee de Il cammino di Santiago in Interrail. Volevo fare qualcosa di diverso e suonare in un teatro, mi mancava. Volevo che fosse qualcosa di speciale, uno spettacolo ad hoc. Ho coinvolto una squadra di tecnici per capire se era fattibile. Uno spettacolo ha bisogno di tempi e un copione, quindi un minimo di regia.

Mi spieghi le fondamenta di questa Srl da te creata?
La Srl nasce dal gioco di voler rappresentare la mia trasformazione personale. Sono partito da una Sas, ovvero una società di persone che mi piace paragonare alla società dove sono cresciuto, la società calabrese. Partendo da quella mi sono ingrandito sino a diventare una Srl. La Srl è una società più allargata, a responsabilità limitata e sempre mutuata dal diritto commerciale. Si avvicina molto alla società nella quale vivo oggi, dove non sappiamo bene quali siano le nostra responsabilità nel mondo e i limiti insite ad esse. Ho giocato su questa metafora per raccontarmi e narrare ciò che ci accade.

I tuoi concerti vengono descritti come la riproposizione del teatro canzone, ti ritrovi in questa definizione? Che cos’è per te il teatro canzone?
Diciamo che ho messo subito le mani avanti quando ho presentato il tour, dicendo «Come Gaber, ma peggio». In realtà, si tratta di una formula diversa rispetto al teatro canzone, proprio nella sua struttura. Non sono un attore e, rispetto alle prove magistrali di recitazione da parte di Giorgio Gaber, i miei racconti sono colloquiali e più vicini alla stand-up comedy americana. Un microfono aperto nel quale racconto qualcosa, cercando di strappare un sorriso e una riflessione. Lo spettacolo non è strutturato come un monologo alla Gaber.  Non ne avrei le capacità. C’è però un connubio tra parti cantate e parti parlate che ricorda la formula del teatro canzone.

Uno spettacolo che verte sulle contrapposizioni, vedi la canzone malinconica e l’ orchestrina da cameretta. Dov’è il punto di congiunzione?
Lo spettacolo ha una sua coerenza. I monologhi hanno un unico filo logico e vengono completati dalle canzoni.  C’è un tema generale che è quello della società con la trasformazione della Sas in Srl. La musicalità stessa è abbastanza coerente rispetto al passato. Nella tournée dell’anno scorso c’era proprio il duello tra canzoni più energiche e situazioni più strappalacrime. Questa volta, invece, ho cercato di sfruttare l’idea del teatro e del contesto, per creare una scaletta che contenesse dei brani con un’omogeneità sia a livello di contenuti sia nella sua musicalità. Mi sono potuto permettere, avendo un teatro a disposizione, di fare dei brani che in un club non farei perché non abbastanza trascinatori. Mi è sembrato del tutto naturale portare in scena canzoni più malinconiche e arrangiarle attraverso l’orchestrina da cameretta che è formata da un mix tra strumenti acustici ed elettronici. Per la prima volta, sono davvero soddisfatto.

Considerando la struttura dello spettacolo tra tempi e copioni, mi chiedevo se ti sentissi più regista o più attore?
Nessuno dei due. Sicuramente mi sento pretenzioso, mi sento di poter fare tutto e mi prendo in giro mentre lo faccio. Metto il pubblico nelle condizioni di capire che mi sto divertendo a sperimentare e a giocare.

Parlando di società e bilanci, riesci a fare un consuntivo del 2014 appena concluso e un preventivo per questo 2015?
Parlando di una società, penso che il bilancio del 2014 sia stato chiuso con un utile e sono molto soddisfatto di vedere la crescita. La cosa bella non è dove arrivi, ma da dove sei partito. Siamo partiti sei anni fa da piccolissimi club e sono contento di dove siamo arrivati e che lo abbiamo fatto secondo un tempo giusto. Per il bilancio preventivo di questa nuova Srl, mi auguro di aver introiti corposi, in modo da crearmi dei debiti grossissimi che mai salderò e fuggire in un paradiso fiscale.

È più comodo l’interrail o il taxi?
Il più comodo di tutti è il furgone benché crei problemi a lungo andare con la prostata.

Spero che questa Srl abbia una polizza per coprire i costi dei danni alla prostata allora…
Me lo auguro, ma la vedo dura.  È scientificamente dimostrato che le sospensioni non sono il massimo. Noi amiamo il furgone perché è il luogo di riflessioni, giochi, discussioni e liti che rinsaldano i rapporti tra i membri della band.

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