Interviste

Caparezza torna sul palco: «Mi ispiro al teatro canzone di Gaber»

CapaRezza

Caparezza torna a calcare i palchi italiani con le canzoni del suo ultimo album Museica. Lo abbiamo intervistato per capire come sia nato uno dei migliori dischi dell’anno. E cosa sta preparando per i concerti del tour 2014. (da Onstage Magazine n. 73 di luglio 2014)

«E’ un album immaginifico. Per la prima volta parlo di immaginazione e creatività». Con queste parole Caparezza, al secolo Michele Salvemini, giovane quarantenne di Molfetta, presentava ad aprile il suo sesto, e bellissimo, album Museica. Ora è arrivato il momento di portare in tour in tutta Italia quelle canzoni che compongono un viaggio folle e lucido, profondo e immediato. Un universo di visioni cantate, narrate, spiegate dal cantautore pugliese, artista sempre più a tutto tondo.

Cosa significa per te Museica?
È il mio museo, la mia musica. È un album ispirato al mondo dell’arte, l’audioguida delle mie visioni messe in mostra: ogni brano prende spunto da un’opera pittorica che diventa pretesto per sviluppare un concetto. Non esiste una traccia che possa rappresentare l’intero disco perché non esiste un quadro che possa rappresentare l’intera galleria. In pratica questo album, più che ascoltato, va visitato.

Museica è un concept album, cosa rara di questi tempi, in cui il digitale ha tolto centralità al disco e valorizza i singoli. È quindi anche una scommessa.
Mi aspetto che questo album sia uno spartiacque nella mia carriera. È un disco vero, del quale ho voluto curare anche la copertina, che è il dipinto di un pittore: dopo due giorni passati a parlare con me è venuto fuori questo. È la mia psiche. La mia speranza è che Museica sia ascoltato più di una volta.

E certamente lo hanno ascoltato e lo ascolteranno gli spettatori dei tuoi concerti. Come pensi di proporlo dal vivo?
Non cambierò molto il mio modo di stare sul palco: in fondo mi ispiro al teatro canzone di Giorgio Gaber. Non riesco a stare lì fermo a cantare e basta, devo muovermi e inserire dello “spettacolo” nel concerto. E questo accadrà anche con Museica. Quello che cambierà saranno la scaletta e gli allestimenti che abbiamo pensato con grande cura appositamente per le nuove canzoni.

Con questo album ti sei trasformato in produttore, non è che stai pensando di cambiare carriera?
Considero Museica come un nuovo «primo» disco, essendone per la prima volta produttore artistico. Mi piacerebbe prossimamente occuparmi di produrre album di altri artisti, anche perché so che non potrò avere sempre tutta questa energia anche in futuro.

Perché la scelta dell’arte come tema conduttore? Tra un po’ ti scopriremo anche pittore?
L’ultima volta che ho disegnato avevo otto anni… A me dell’arte interessa il punto di vista dell’artista sulla realtà, per questo ho associato ogni canzone a un quadro o a una corrente artistica successiva all’avvento della fotografia: prima i pittori provavano a dipingere la realtà, dopo hanno dovuto spiegare quale fosse il loro sguardo sulla realtà, che cosa vedessero loro, e così sono venuti fuori l’Impressionismo, l’Espressionismo, il Dadaismo e via dicendo. L’unico pittore precedente che ho voluto includere è stato Giotto, perché ha inventato la prospettiva.

Questo percorso creativo ti ha portato a includere ben 18 canzoni nell’album. Cosa hai imparato?
Museica si muove tra due poli: la violenza e l’arte. Se si subisce una violenza, si cerca una realtà parallela per difendersi. In questo senso credo che tutto ciò che è artistico abbia una valenza, oltre che culturale, anche salvifica.

Qual è il tuo brano preferito di Museica?
Probabilmente Fai da tela. È la canzone nella quale mi metto più a nudo, come se fossi una tela bianca. Nonostante tutti gli sforzi per essere noi stessi, siamo e saremo sempre quello che gli altri vogliono: un facile bersaglio.

@AlviseLosi

Commenti

Commenti

Condivisioni