Interviste

Caparezza intervista

Caparezza, intervista

È senza dubbio uno dei dominatori di questo 2011, capace di piazzare in classifica un disco come Il mio sogno eretico e di girare tutta l’Italia con ben tre tour differenti. A riconferma di come Caparezza sia uno dei nomi più rispettati del nostro panorama musicale.

L’ultima volta che ci siamo visti, avevamo inevitabilmente parlato di Berlusconi e tu mi avevi confessato che avresti preferito dedicarti alle canzoni dello Zecchino d’Oro piuttosto che passare una vita a trovare ispirazione in lui per i tuoi testi. Ora che si è dimesso, cambia qualcosa? Ti stai avvicinando al tuo sogno?

(ride) Magari! Purtroppo la questione Berlusconi esula dal mero aspetto politico e si è trasformata in un problema sociale. Tralasciano per un attimo il suo personaggio, non possiamo certo essere felici della fase politica italiana in questo momento, l’impressione è che nessuno sappia che pesci pigliare. Mi sembra che si giri sempre attorno al problema, cercando di minimizzarlo e di fare in modo che la gente non capisca bene cosa sta succedendo. Quanti italiani pensi che abbiano anche solo una vaga idea di cosa siano lo spread, il debito pubblico o i bund? Pochissimi ovviamente. Detto questo, resta lo Zecchino d’Oro, per cui spero di cominciare a scrivere fin da subito, per lanciarmi definitivamente in una nuova fase della mia carriera.

Stai per iniziare la terza fase del tuo tour, dopo quello primaverile nei palazzetti e quello estivo. Non si può certo dire che tu sia uno che riposa sugli allori…

Hai ragione, mi piace tantissimo suonare, sono uno che ama fare lunghi tour anche perché è la parte che più reputo vicina a un lavoro vero e proprio. È fatto di sudore, fatica, passione, tempo, dedizione e mi dà l’impressione di meritarmi quello che ho ottenuto. Forse ci sarebbe da interrogarsi sulle cause del mio successo, ma posso affermare che ciò che ho seminato nel corso degli anni sta cominciando a dare i suoi frutti. Ho sempre cercato di allestire uno spettacolo personale, un po’ cartoonesco e fumettistico, che si adattasse all’artista Caparezza. Nonostante alcuni dei temi trattati siano seri, mi piace affrontarli con gli occhi del fanciullo, se così si può dire, e per chi viene ai miei concerti è più semplice immedesimarsi. Anche se parlo di politica, faccio molta attenzione a non fare propaganda inutile o risultare retorico. Cosa posso dire? Mi piacerebbe molto poter fare The Wall, ma non ho i mezzi e le possibilità, per cui mi arrangio in stile Art Attack (risate). Ecco, mi pare una bella definizione questa: il mio spettacolo live è una sorta di The Wall fatto con l’Art Attack. E funziona, arriva a chiunque.

Tra l’altro, aggiungo che questa terza parte di tour sarà ancora una volta differente rispetto alle altre due, quindi il consiglio è di tornare ancora una volta a vedermi per sentire altri pezzi ancora e godersi scenografie e costumi inediti.

Quanto ci mettete a preparare uno spettacolo così complesso?

È un lavoro complicato, ma siccome tutti noi, io e i ragazzi che collaborano con me, siamo appassionati a ciò che stiamo facendo, non risulta per nulla faticoso, anzi. Chiaramente ci sono dei tempi tecnici per le scenografie, se devi costruire un gonfiabile non puoi farlo certo in due giorni, ma fa parte del gioco, non è certo un problema. Tutto ciò che vedete sul palco è frutto di una ricerca personale di tutti noi, non abbiamo una produzione che lavora al posto nostro insomma. Senza contare, poi, che è pur sempre un concerto e quindi bisogna essere perfettamente preparati anche dal punto di vista musicale. I pezzi non sono semplicissimi – ci sono molte parti elettroniche che vanno studiate e preparate con cura – e spesso bisogna conferirgli un carattere diverso da quello che hanno su disco, perché in versione live si tramutano in un’altra cosa. Insomma, non si tratta di un lavoro semplice e non è frutto di improvvisazione, ma di una pianificazione molto seria.

La parola “vacanza” non rientra nel tuo vocabolario, quindi…

Se si intende stare sdraiati su una spiaggia immobili a prendere il sole, direi di sì, non mi attrae. Sono interessato al dinamismo, aspiro alla frenesia!

La tua partecipazione al prossimo e atteso disco de Il Teatro Degli Orrori rientra in questa tua idea di lavoro continuo?

Beh, in parte sì, perché amo fare featuring su dischi altrui, mi piacciono le collaborazioni con altri artisti. Se poi aggiungi che questa arriva da una band di cui sono grandissimo fan e da cui non mi sarei aspettato un invito, ecco spiegata la mia grande soddisfazione. Aspettatevi una bella sorpresa, un pezzo che suona per davvero come un mix tra Il Teatro e Caparezza!

Clicca qui per guardare tutte le foto del concerto al Live di Trezzo o clicca qui per le foto del concerto al Palaisozaki di Torino!

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