Interviste

Caparezza in tour: le dimensioni non contano

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A un anno dall’uscita del suo ultimo album Museica, Caparezza ritorna a viaggiare per l’Italia con uno spettacolo totalmente rinnovato nella scaletta e nelle scenografie. Ma non tanto perché a ospitarlo saranno per la prima volta nella sua carriera i “veri” palazzetti, quelli più grandi come il Forum di Assago (Milano) o il PalaLottomatica di Roma. La sua attenzione è tutta concentrata su altre questioni. Tratto da Onstage Magazine 76 di marzo-aprile 2015. Foto di Roberto Panucci.

Sarai presissimo dalle prove, con il tour che ti aspetta.
Effettivamente siamo molto impegnati a preparare il nuovo spettacolo. Sarà completamente diverso da quello andato in scena nella prima parte del Museica Tour, rinnovato sia come scaletta che a livello scenografico. Io sono uno che sta in giro almeno un anno e mezzo dopo l’uscita del disco, che è più o meno lo stesso tempo che ci metto a comporlo, perché credo valga la pena di farlo ascoltare per bene ai miei fan o a chiunque sia interessato alla mia musica. Capisco che sia un pensiero in controtendenza, che il mondo giri molto più rapidamente, ma non considero le mie canzoni come qualcosa da usare e gettare nel giro di qualche mese. E poi, comunque, gli spettacoli dal vivo funzionano anche come metodo di reclutamento di nuovi appassionati, magari ragazzi che conoscono solo qualche pezzo o un singolo e vogliono capire chi sia davvero Caparezza.

Ormai hai un repertorio piuttosto vasto dal quale attingere, quindi la scelta si fa sempre più difficile. Ma anche più stimolante, no?
Assolutamente. E poi, cosa da non sottovalutare affatto, io non sopporto l’idea di suonare tutte le sere la stessa canzone. A un certo punto si accende il campanello rosso della routine e quindi, per la mia sanità mentale, ma soprattutto per il bene del pubblico, devo cambiare scaletta e mettere in scena uno spettacolo differente e nuovo. Vado sul palco sempre con una voglia pazzesca di suonare e cantare e questa è la prima regola cui mi attengo scrupolosamente. Le pause tra i concerti invernali e quelli estivi, per esempio, me la fanno tornare prepotente almeno fino alla fine del ciclo naturale di un tour. Dopo un anno, è naturale avvertire un senso di stanchezza e bisogna essere bravi e onesti nel capire che una pausa è necessaria per ricaricare le pile e per ritrovare l’ispirazione.

Non sei uno che scrive e compone i propri album durante i tour, vero?
Proprio per niente, le due cose sono completamente separate, si tratta di attività che non hanno punti di contatto, almeno per me. Quando sono in tour sono concentrato su ogni aspetto della faccenda e non c’è nessuno spazio per poter pensare a nuovi pezzi. Tra l’altro, io ho un controllo maniacale anche sulla parte artistica dello spettacolo e su tutto quello che portiamo sul palco. Il nuovo tour si chiamerà The Exhibition, sarà una sorta di esposizione di quadri e lascerà più spazio alla didattica, sempre dal punto di vista di chi non è un esperto di arte, ma un semplice appassionato come me.

Il concept attorno al quale ruota il tuo ultimo album, in pratica. Come mai proprio l’arte?
In linea di massima per colpa della mia ignoranza (risate, ndr). Ho 41 anni, una carriera musicale piuttosto particolare alle spalle, ho scoperto il rap nella tarda adolescenza e, prima di quello, per me esistevano solamente il rock e l’elettronica alla Kraftwerk. Tutto ciò ha fornito le basi per un mio stile personale, cui vanno aggiunti i testi, che hanno privilegiato sempre un certo tipo di contenuti, se vuoi influenzati dalla scuola italiana dei cantautori. Ecco, questi tre mondi sono quelli che hanno formato Caparezza, ma purtroppo molti altri sono rimasti totalmente esclusi per mancanza di tempo e voglia di approfondire. Ora, in un periodo della mia vita nel quale si cominciano a fare dei bilanci, mi sono ritrovato a pensare spesso a tutto ciò che ancora non conosco – il mondo dell’arte, per fare un esempio – e ho cercato di porre rimedio in qualche modo. Museica è un album che cerca di raccontare la creatività, prendendo spunto da un ambito che mi era sconosciuto e che mi ha offerto infiniti spunti di riflessione.

La vera notizia, però, è che questa seconda parte del tour si svolgerà tutta nei palazzetti, una dimensione per te inedita.
E sono solo palazzetti grossi! Come al solito, abbiamo seguito il nostro flusso d’incoscienza, con l’idea di fare qualcosa che non si era mai fatto in precedenza. L’anno scorso abbiamo organizzato un piccolo giro europeo che è andato benissimo, anche perché non avevamo particolari aspettative. Però, la data londinese al Koko era sold out, una cosa che mai mi sarei aspettato. Pensa che non avevo mai fatto un tour con quegli autobus giganteschi, dormendo nei loculi e girando cinque Stati in sette giorni! Ogni locale era una sorpresa, scoprivamo che ci avevano suonato gruppi pazzeschi… prova a immaginarti quando sono stato a Los Angeles a suonare al Whisky A Go-Go! Una volta entrato per me poteva anche finire la serata, senza neppure suonare, ero in un museo del rock, così ricco di storia da non crederci neppure. Un luogo sacro, per chi crede nella musica (ride), una sorta di pellegrinaggio laico.

Torniamo ai palazzetti…
Giusto! Tieni conto che, in qualche modo, siamo già abituati a suonarci, magari in quelli di dimensioni ridotte, ma con un concetto di spazio identico. La produzione sarà quindi simile alla solita e terrà anche conto della mia volontà di mantenere basso il prezzo del biglietto per poter permettere a chiunque voglia venire di non spendere troppi soldi. Quindi niente laser, cannoni sputafuoco o altri effetti da circo, ma uno spettacolo di Caparezza con tantissimi cambi d’abito, scenografie bizzarre e molte idee. Mi piace molto occuparmi di questo aspetto del tour, perché mi permette di mettere in pratica e in scena molte delle cose che mi vengono in mente. Spesso mi trovo a viaggiare per tutta Italia per andare a visionare materiali o oggetti teatrali e a sceglierli in prima persona.

Nessuna ansia da prestazione, dunque?
Non più del solito, direi. Non credo che le dimensioni del palco o del palazzetto contino poi troppo. Io sono stato parecchie volte da spettatore al Forum di Assago, per esempio, a vedere gruppi come Kiss, Depeche Mode e molti altri, e ho sempre pensato che l’unica cosa a fare la differenza fossero le canzoni. Io di quei concerti mi ricordo la gente che canta e si diverte, il resto passa in secondo piano, e così credo sarà anche durante le mie esibizioni. L’idea di suonare davanti a una marea di gente mi esalta ed è una sensazione che ho già provato nei concerti estivi, quindi sarà il carburante perfetto per le prossime date.

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