Interviste

Cinque cose da sapere su L’abitudine di tornare di Carmen Consoli (raccontate da lei)

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Esce L’abitudine di tornare di Carmen Consoli. Ci siamo fatti raccontare dalla cantautrice siciliana i cinque aspetti fondamentali del suo nuovo lavoro.

Ci sono voluti cinque anni, ma dopo una lunga attesa Carmen Consoli è tornata con un album, L’abitudine di tornare, e un tour che in aprile la porterà nei palazzetti di tutta Italia. Lo ha presentato con un bellissimo showcase, nel quale ha cantato chitarra e voce otto delle dieci canzoni che compongono il disco. Dimostrando una cosa: il tempo trascorso non ha per nulla intaccato il fascino della sua voce e la bellezza dei suoi testi.

A 40 anni compiuti da pochi mesi la cantautrice siciliana mantiene la freschezza di scrittura e lo stile che l’hanno resa la Cantantessa, ma ha acquisito anche una consapevolezza e una lucidità nello sguardo che la rendono non solo una delle migliori autrici, ma in generale uno dei migliori autori nella canzone d’autore italiana (lei, non amando le distinzioni di genere, forse preferirebbe un termine valido sia per il maschile sia per il femminile, ma interprete non le renderebbe giustizia).

L’urgenza di scrivere

Anche il suo ultimo lavoro in studio, Elettra, risale al 2009, Carmen non ha passato gli ultimi cinque anni a scrivere. Come ha raccontato nella conferenza stampa ha vissuto. «C’è tanto di autobiografico, ma anche tanto di filtrato dalle storie di chi mi circonda», spiega Consoli. «Le canzoni dell’album in realtà le ho scritte tra luglio e agosto e poi sono entrata in studio a settembre. Non ho mai vissuto la mia carriera e il mio amore per la musica come un lavoro, ho sempre pensato che fosse giusto scrivere quando avessi qualcosa da dire. Sono stata fortunata ad avere successo a 19 anni, ma dopo tanto tempo mi sono concessa un po’ di tranquillità: in questi anni non ho sentito l’esigenza di farlo e mi sono goduta tutto quello che negli anni precedenti avevo trascurato. Ho continuato a suonare per me quando ne avevo voglia. Se oggi sono tornata è perché ho avuto di nuovo questa urgenza di scrivere, non perché mi sono messa a farlo a tavolino».

Il coraggio di scegliere

«Se è vero che ci si evolve, allora si cambia lo sguardo sulle cose», riflette Carmen. «E io spero di avere uno sguardo più maturo, ma senza avere un giudizio. È bello far arrivare il tuo cuore agli altri senza usare note subliminali, e uso la parola “note” non a caso. Io naturalmente ho un mio pensiero, ma non voglio che emerga così da influenzare chi mi ascolta. Ognuno deve avere il suo giudizioOttobre, per esempio, è un brano su un amore omosessuale negli anni Cinquanta, ma in realtà l’idea non era trattare il tema dell’omosessualità. Quella canzone parla semplicemente di un amore, che è solo una tappa che capita nel percorso di una vita. Quello che voglio trasmettere è che bisogna avere il coraggio di scegliere».

Un padre femminista

«Avevo un padre femminista che pensava che in quanto donna potessi fare tutto meglio, anche suonare la chitarra», ricorda la cantautrice. «Mi viene naturale cercare sempre di amplificare la voce femminile e indagare il disagio delle donne. È normale che in una canzone mi venga più facile descrivere il lato da parte della donna, quindi è vero che spesso i miei personaggi maschili sono negativi, ma esistono anche donne così. Ho un figlio maschio e amo l’universo maschile. Quello che in realtà faccio è parlare di persone ed esseri umani, poi è vero che il mio è uno sguardo femminile e quindi l’altro personaggio della canzone è un compagno uomo, ma in realtà è semplicemente l’altra persona della storia e quindi potrebbe magari essere anche una compagna. Spesso faccio uscire dalle mie canzoni la violenza e la violenza non ha sesso. Tranne in La signora del quinto piano, dove effettivamente è un uomo a commettere femminicidio».

Sicilia

«La mia terra è sempre stata abbandonata dallo Stato», riflette amara Carmen. «Siamo un popolo che si ritrova impotente a fare i cortei come gesto autonomo per persone come Peppino Impastato o il Generale Dalla Chiesa. Allora mi sono chiesta se dobbiamo aspettare che venga dall’esterno un aiuto o se possiamo aiutarci noi da soli con la musica e la cultura. Cerco di parlare di questo in Esercito silente. Qualcuno diceva che con un esercito di maestri e professori questo Paese si potrebbe salvare dalla mafia (lo diceva il grande poeta siciliano Gesualdo Bufalino, ndr). Ovviamente però il deterioramento degli ultimi anni è stato soprattutto nell’ambito della cultura e questo purtroppo non fa ben sperare».

Verismo

«Guardo alle canzoni del mio album come a delle fotografie veriste», spiega la cantautrice. «Disegno personaggi che nel loro percorso incontrano difficoltà. Ho colto molta negatività intorno a me, ma cerco di guardare al futuro con un occhio positivo. E anche se non si può negare che questo momento in Italia si presenta quasi senza via d’uscita, coltivo la speranza in una prossima primavera. Nella canzone sui migranti (La notte più lunga, ndr) ci sono i pescatori che hanno violato le leggi e hanno aiutato questi poveretti. Ma i vinti non è detto che siano tali in eterno. La speranza c’è sempre, e non a caso chiudo l’album dicendo che la felicità alla fine arriva in questa vita».

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