Interviste

Chi è e cosa fa Hozier (spiegato da lui)

hozier autore take me to church

Hozier ha scalato le classifiche di tutto il mondo con la sua hit Take Me To Church. Ora esce il suo album omonimo e abbiamo chiesto direttamente a lui di presentarcelo.

Oggi, martedì 13 gennaio, esce il primo e omonimo album di Hozier, giovanissimo cantautore irlandese classe 1990. Gli è bastato un singolo, Take Me To Church, per conquistare non solo l’Europa, ma anche gli Stati Uniti, dove è stato ai primi posti delle classifiche di vendita per mesi e si è guadagnato anche una nomination come miglior canzone dell’anno ai prestigiosi Grammy Awards. Per capire chi sia e a chi si sia ispirato nel suo percorso artistico, abbiamo pensato di rivolgerci direttamente a lui.

Da dove nasce Take Me To Church?
«L’idea del testo viene da molto lontano e non ha trovato un posto definitivo tra le cose che ho scritto fino a quando per quelle strane combinazioni della musica tutto è andato al suo posto automaticamente. È una canzone d’amore e ci sono tantissime idee dietro a essa. C’è anche la sessualità, vista come una parte molto naturale della vita di ciascuno. L’obiettivo era proprio contrastare quell’idea che ancora oggi c’è nella società che le persone debbano vergognarsi della propria sessualità. Viviamo in una società dove si tende a istituzionalizzare l’uguaglianza di genere e la discriminazione dell’orientamento sessuale: insegnare alle persone chi o come amare fa parte di questa istituzionalizzazione».

Vieni da un Paese molto cattolico, l’Irlanda, ma anche in Italia, dove ha sede la Chiesa, hai avuto grande successo. Ti aspettavi di riscuotere questi consensi con un brano molto bello, ma anche molto forte e duro su certi temi?
«Non pensavo che potesse funzionare in radio, anche perché non ha una classica struttura da canzone pop. E sono stato molto sorpreso dal successo che ha avuto, a prescindere dal Paese. In Irlanda il sentimento relativo alla chiesa cattolica è molto cambiato negli ultimi anni, soprattutto dopo che i casi di pedofilia sono venuti allo scoperto. Sono cambiati i tempi».

Quali sono stati gli artisti che più ti hanno influenzato?
«Da adolescente Tom Waits è stato molto importante per me e anche Nina Simone ha avuto un grande influsso su di me. Ma ci sono anche poeti e scrittori che mi hanno molto influenzato nella scrittura di questo album. James Joyce, in particolare Ritratto dell’artista da giovane, ma anche Oscar Wilde o poeti come William Yeats. Ma in ogni caso ho avuto molteplici influenze da molte parti».

Non pensi che sia un po’ limitante definire la tua musica un indie gospel, quasi voler a trovare a tutti costi un’etichetta?
«Avrei voluto impedire di definire il mio album o il mio singolo come indie gospel. Categorizzare in questo modo non mi piace molto perché mi dà l’impressione di essere impacchettato o messo in una scatola del genere. Sicuramente però il gospel e in generale le radici della musica africana sono la base della mia musica. Così come il blues, in particolare quello del delta del Mississippi, il primo rhythm ‘n’ blues, ma anche il jazz, il folk. E c’è anche molto folk irlandese».

Se dovessi scegliere una canzone preferita del tuo album, quale indicheresti?
«È strano e anche piuttosto difficile scegliere tra le proprie canzoni. Di solito uno tende a dire l’ultima che ha scritto perché magari è ancora abbastanza emozionato nell’averla scritta. Sono particolarmente orgoglioso di Take Me To Church. Mi piacciono anche molto To Be Alone, Jackie And Wilson e anche Like Real People Do. Ma non so quale possa essere il prossimo singolo».

Quando verrai a suonare in Italia?
«Spero di riuscire a venire a suonare in Italia il prossimo anno. Il tour è ancora in via di definizione, ma sono abbastanza sicuro che riuscirò a fare un concerto nel 2015 nel vostro Paese».

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