Interviste

Chi è Benjamin Clementine, il cantautore di At Least For Now

Benjamin Clementine italia 2015 concerti

Esce At Least For Now, l’atteso album di Benjamin Clementine. Il giovane cantautore anglo-ghanese, che abbiamo visto da Fazio a Che tempo che fa, ha attirato l’attenzione della critica grazie a Cornerstone. E ha ricevuto i complimenti nientemeno che da Sir Paul McCartney.

Benjamin Clementine parla a voce bassa, quasi sussurra. Tutto in lui, nei suoi atteggiamenti, trasmette garbo e pacatezza. È timido, Benjamin, almeno di primo acchito. Eppure sul palco dimostra di avere un carisma che solo i più grandi hanno. Non è un personaggio di facile identificazione, questo pianista e cantautore britannico di origini ghanesi. Ma gli sono bastati un paio di Ep per creare grande interesse e soprattutto attesa per il suo primo album vero e proprio, At Least for Now, uscito il 27 gennaio per Universal Music.

Benjamin Clementine canta come se declamasse poesie. Basta ascoltare brani come Condolence o Cornerstone per accorgersene. Del resto, spiega, «quando ho cominciato cantavo così per necessità. Mi esibivo per strada, senza un microfono, per cui catturavo l’attenzione della gente alzando la voce». Ed è proprio questo suo modo di usare la voce, una voce morbida e rara, a renderlo così particolare. Al pari della sua storia di vita, che lo ha visto «compromettersi» già da bambino a causa del suo amore per la musica: «Già, il mio primo strumento è stato un pianoforte giocattolo che ho rubato a una mia compagna di classe il primo anno di scuola. Mi sono cacciato nei guai, per averlo, ma era più forte di me!».

Benjamin ha studiato musica da autodidatta, e allo stesso modo il suo approccio di vita si basa sul fare da sé. Nel 2008, lasciata l’Inghilterra, si è trasferito per qualche anno a Parigi, senza avere la minima idea di come cavarsela. «Per due anni ho passato tutte le mie giornate in strada e le notti in un ricovero. Suonavo in metropolitana, ma anche nei locali, alle feste di compleanno…». Non per niente è stato notato da un’agente, quello che lo ha poi presentato al suo manager, proprio mentre si esibiva in metropolitana. Da lì sono arrivate le prime incisioni, i primi festival, il primo contratto  discografico. E la prima apparizione in tv, durante una serata molto, molto particolare.

Siamo negli studi dello show tv britannico Later… with Jools Holland, dove Benjamin è stato preso dopo aver superato un provino («Hanno fatto passare una settimana, prima di dirmi che ce l’avevo fatta»). Il ragazzo ancora non lo sapeva, ma assieme a lui c’erano degli ospiti a dir poco particolari: «Il giorno della diretta sono arrivato in studio e ho scoperto che c’erano anche Paul McCartney e gli Arctic Monkeys. Mi ha fatto sentire davvero agitato. Dopo la mia esibizione sono scappato per andare in bagno, ma ho sentito una mano che mi fermava: era Paul che voleva congratularsi con me!».

È minimale, la musica di Benjamin Clementine: piano, voce e poco più. Eppure è talmente intensa, da essergli valsa un paragone d’eccezione. In molti, infatti, lo definiscono già una «Nina Simone al maschile». Il che ha qualcosa di vero, ma risulta anche limitante. Ed è uno di quei raffronti in grado di spezzarti le gambe, se sei a inizio carriera. Meglio lasciare da parte le definizioni, quindi, e prendere l’artista londinese per quello che è: un caso a sé stante, un talento ancora un po’ grezzo che molto a breve avrà la possibilità di dispiegare tutto il suo potenziale. E di delineare nell’immaginario del pubblico quella che sarà la sua personalità.

Parla a voce bassa, Benjamin. Ed è molto cortese. Ma al momento è ancora difficile da decifrare. At Least for Now è un primo passo per indovinare quello che potrebbe essere il suo futuro, un futuro che fa sperare molto bene. «Non è stato facile spiegare alla mia etichetta che volevo fare a modo mio, senza il grande produttore del momento. Non mi va di lasciare le mie canzoni nelle mani di qualcuno, per poi vedermele riconsegnate solo tempo dopo, cambiate. Sono sicuro che, anche senza sonorità all’ultimo grido, il mio disco riuscirà a toccare il cuore delle persone». Quel che verrà dopo, siamo curiosi di scoprirlo.

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