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Clementino sul nuovo album: «Scrivilo nel titolo, sono un ambi-rapper!»

clementino 2013

Abbiamo intervistato Clementino in occasione dell’uscita del nuovo album Mea Culpa. Ci ha parlato dello spirito del disco e di cosa ha intenzione di fare in tour.

clementino mea culpa

Clementino, classe 1980 dalla provincia di Napoli, è il caso lampante del rapper che dal mondo indipendente salta nel mainstream. Si è fatto un nome come campione di freestyle e a suon di featuring, non ha mai nascosto la sua passione per la recitazione teatrale, fino a formare l’anno scorso con Fabri Fibra il duo Rapstar e arrivare persino sul palco del Festival di Sanremo come ospite degli Almamegretta. Il 28 maggio esce il nuovo disco Mea Culpa, e noi l’abbiamo raggiunto per un’ intervista.

Il nuovo disco si chiama Mea Culpa ed è ricco di collaborazioni, anche esterne al mondo hip hop come ad esempio Jovanotti, Negrita, Il Cile, Meg. È stata una tua idea o è sintomatico dell’ hip hop di oggi? È più che altro una mia scelta, sono sempre stato un po’ fissato con i featuring. Se raduniamo insieme tutti le collaborazioni che ho fatto nei dischi altrui, dai big ai rapper giovani di Napoli, e anche in altri generi musicali, saltano fuori almeno tre album. La cosa bella di Mea Culpa è che anche essendo ricco di collaborazioni con gente che viene dal di fuori rimane un disco totalmente hip hop. Non è crossover, è hip hop al 100%, con la differenza che è arricchito da una strofa di Jovanotti, un ritornello dei Negrita o di Meg, etc…

Il Re Lucertola, Il pezzo con Il Cile, ha un’anima blues: come è nato? È dedicato a Jim Morrison. Io sono un ex chitarrista, a scuola durante le occupazioni suonavo i Niravana e i Doors. Proprio perché sono un rapper mi sembrava scontato dedicare un pezzo a Notorius B.I.G. o 2Pac.

Tu e Il Cile siete stati scelti da Jovanotti (anche lui ospite del disco in Fratello) per aprire il suo imminente tour negli stadi. Tu ci sarai per le date di Palermo e  Salerno, dove giochi in casa. Come vivi l’esperienza?

Come gusti musicali sei molto eclettico, qual è il tuo riferimento principale? Ascolto tutti i generi musicali, ma ovviamente il mio genere è il rap americano, di cui sono un enciclopedia. Lo ascolto da sempre. Generalmente i ragazzi passano da quello italiano a quello USA, invece io sono rimasto colpito da subito, forse per l’assonanza con il dialetto napoletano. Sia in inglese che in dialetto le parole sono tronche e finisco tutte in consonante, si assomigliano molto. Comunque amo molto rappare anche in italiano. Sono un bi-rap, o ambi-rap, guarda lo puoi anche usare per il titolo del pezzo (dice ridendo n.d.r).

Hai iniziato facendoti conoscere per il freestyle, nel tour continuerai a farlo? Nel primo brano del disco, Amsterdam, dico «preferisco fare canzoni che coi freestyle, e mi sfido da solo, coglione, quando faccio i live». In pratica insceno una sfida di freestyle tra Clementino e il mio alter ego Iena, italiano contro napoletano, cappello diritto contro visiera al contrario. Per me il rapper deve saper fare freestyle come un calciatore deve saper palleggiare. Poi ci sono le eccezioni come Kaos o ‘Nto dei Co’Sang che non lo fanno, ma quando scrivono sono una bomba atomica.

Oltre al freestyle cosa apettarci dal Mea Culpa Tour? Al mio fianco ci sarà dj Tayone che suona anche con Marracash. Di lui mi fido al 100% siamo insieme dai tempi di Videomind (progetto del 2009 di cui ha fatto parte anche Paura, che ha pubblicato l’album Afterparty n.d.r.) Vorrei tirar fuori qualcosa di originale, io vengo dalla scuola di teatro napoletana, è questo mi da una grossa mano sul palco. Mi piacerebbe portarlo sul palco dell’hip hop, non dico di mettermi a fare le commedie, però un’impronta teatrale aiuta. Le cose sono collegate, ad esempio io grazie al rap, che stimola la memoria, sono riuscito ad imparare il Cyrano de Bergerac in 48 ore, e non esagero.

Hai partecipato alla fenomenale cover de Il Ragazzo Della Via Gluck che gli Almamegretta hanno portato a Sanremo. Come è nata? Gli Almamegretta avevano deciso di fare questa versione rivisitata de Il Ragazzo Della Via Gluck con Marcello Coleman e il Maestro James Senese e gli serviva qualcuno che facesse rap. Io ne ho approfittato per fare la cosa che ritengo più saggia in questo momento di potenza mediatica del hip hop. Ho portato il rap in dialetto a Sanremo, e per giunta con temi sociali piuttosto tosti invece che le solite canzoncine d’amore. Tra l’altro mi sono divertito, tra tutti gli snob con camicette rosa aderenti io risaltavo, con la canotta smanicata, direttamente da Secondigliano.

Hai parlato di Amsterdam, in quel pezzo riservi dei commenti molto poco lusinghieri a Riccardo Bocca, il giornalista dell’Espresso. Come mai? A me stanno un po’ sul cazzo questi che fanno gli esperti di rap senza conoscerlo, io non parlo di golf se non so neanche come tenere la mazza. Mi ha offeso quando c’è stato il programma Mtv Spit (un format che prevedeva sfide di freestyle n.d.r.) prendendo come esempio una rima su Cavani. La mia prima reazione è stata: «Ma l’ha capito o no che è un freestyle?» Forse non hanno chiaro che stavamo improvvisando, non c’era premeditazione.È stato una specie di dissing, lui ora mi ha risposto e siamo pari.

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