Interviste

Cogli la prima mela: Onstage intervista i Subsonica

A pochi giorni dall’uscita di Eden, sesto disco in studio dei Subsonica, abbiamo avuto modo di intervistare telefonicamente Max Casacci, chitarrista e mastermind della band di Torino. Con lui, principale produttore artistico del quintetto, parliamo del cambio di rotta rappresentato da questo album e di complotti planetari segreti.

Ascoltando il disco mi è sembrato che abbiate spostato di più l’attenzione sull’impatto che i brani potranno avere dal vivo, piuttosto che sulla scrittura in senso stretto.

Da un lato è vero. Abbiamo passato la fase di scrittura in una casa di campagna, dove abbiamo messo insieme idee completamente diverse fra loro, praticando infine un lavoro di sintesi, giunto in studio abbastanza inalterato. Per quanto riguarda la scrittura, a nostro avviso invece è un album di canzoni piuttosto che di flusso, come era L’eclissi. In realtà essendoci avvicinati a questo disco dopo due anni in cui ognuno si è dedicato alle proprie inclinazioni individuali o parallele – più di quanto non fosse mai successo prima – quando ci siamo riuniti per scrivere Eden, ci siamo trovati tutti con le idee molto chiare, ma molto diverse.

E si sente, credo sia il vostro disco più eterogeneo.

Esatto. In fase di scrittura abbiamo deciso di parlare poco e suonare tanto, abbiamo buttato giù idee, steso una cinquantina di canzoni, lasciandoci anche il tempo per farle decantare. Lavoravamo sette giorni di fila, poi aspettavamo una settimana prima di ricominciare a suonare. La scelta è stata fatta in base ai brani che emergevano in maniera più netta, tridimensionale, più che sui gusti stilistici. Per questo ti parlo di un disco di “canzoni”.

Chiaro, ma voglio spostare la domanda su un altro piano: Microchip era quasi cantautorato. Le canzoni dei due dischi precedenti e dello stesso Eden sembrano scritte tenendo conto della vastità di persone alle quali si rivolgeranno dal vivo, piuttosto che concentrandosi sulla scrittura. Infatti nei vostri live i brani della vecchia produzione oramai funzionano molto meno, a parer mio.

Beh sì, per noi l’album è sempre stato uno strumento necessario a poter tornare sul palco, dove si svolge la vera vita dei Subsonica. Evidentemente ormai tendiamo ad andare in automatico verso questa direzione. Gli arrangiamenti già di partenza sono simili a quelli che si porteranno dal vivo, mentre forse una volta, essendo noi nati in sala prove, usavamo lo studio e le possibilità che ci dava come un vero e proprio strumento. In questo caso è successo, in questo hai ragione, di limitarci volutamente sotto questo aspetto.

Nonostante ciò, la produzione è come al solito a livelli altissimi. C’è sempre una cura dei suoni e dei dettagli superiore.

Gli dedichiamo comunque molta tempo. Ad esempio con Ninja in questo disco abbiamo messo a punto un metodo di registrazione della ritmica molto particolare: lui ha utilizzato una batteria elettronica suonandola fisicamente, dopodiché l’abbiamo riamplificata in una stanza in cui c’era la batteria acustica. Il suono di cassa e rullante elettronici veniva “sparato” vicino ai tamburi e ripreso con microfoni ambientali, con la finalità di smarrire un po’ il confine tra acustico e elettronico, fra uomo e macchina. È stato uno dei commenti che abbiamo ricevuto subito: “Mi piace, ma non capisco se è elettronica o meno”. Ecco da questo punto di vista la produzione risulta molto curata, ma abbiamo cercato di non esagerare.

Parlando di produzione, sul versante dell’elettronica nei due precedenti album ho sentito molti rimandi alla dance anni 90, in Eden invece mi è sembrato vi siate ispirati all’elettropop italiano anni 80 e all’italo disco. Penso a Camerini, ai Matia Bazar e… ai Righeira, non a caso ospiti nella canzone La funzione.

Come ti dicevo quest’album nasce da visioni molto diverse. Da un lato io e Ninja siamo più legati a queste sonorità che tu trovi anni 90, mentre Samuel aveva esigenze differenti. La sua esperienza con i Motel Connection lo ha portato ad approfondire il revival dell’italo disco. Non tutti lo sanno, ma negli ultimi anni all’estero sono andati a ruba i vinili con i suoni elettronici italiani dell’epoca, e s’è creato pure un hype notevole intorno alla cosa. La funzione è nata per gioco e io ne sono l’inconsapevole artefice. Mi sono messo a giocare con una bassline richiamando un po’ gli Ultravox, c’ho cantato sopra per prendere in giro Boosta improvvisando un testo che parla di un damerino che corteggia una ragazza e quando Samuel l’ha ascoltata ha detto: “Questo pezzo lo voglio nel disco!”. Poi come spesso accade, abbiamo discusso fra noi – ed è paradossale perché le discussioni nascono quando uno vuole inserire un brano dell’altro nell’album e togliere il proprio – fino a quando insistendo ha detto: “Ragazzi, la scena internazionale in questo momento guarda proprio al pop elettronico italiano di quel periodo e noi forse siamo l’unico gruppo pop elettronico italiano.  Se non lo facciamo noi, chi lo deve fare?” e ci ha convinto. Per connotare e sottolineare l’estemporaneità di questo brano, e visto che sono anni che ce lo ripromettiamo, abbiamo deciso che era giunto il momento di fare un pezzo insieme ai nostri amici Righeira, ed ecco come è nata La funzione. L’idea era di shoccare, provocare, c’è sempre piaciuto farlo fin dai tempi di Coccoluto in Microchip emozionale. In questo il nostro approccio alla musica è sempre stato italiano, nella misura in cui ci siamo sempre mossi in base a dove si stava muovendo la musica italiana in quel momento.

Clicca qui per leggere l’intervista completa ai Subsonica pubblicata sul numero di aprile 2011 di Onstage.

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