Interviste

Daniele Silvestri: «Nei concerti svelerò il trucco che si nasconde dietro ad Acrobati»

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di Alvise Losi
Foto di Josh Wool

Gli anni passano per tutti e c’è chi invecchia meglio di altri. Certamente l’esperienza con Niccolò Fabi e Max Gazzè è stato un giusto modo per tornare indietro, a 20 anni fa. A una gioventù e a una freschezza che di solito si definirebbero ritrovate, ma che Daniele Silvestri non ha mai perso. Eppure è lui il primo a dire che Acrobati è l’album del quale è più orgoglioso di tutta la sua carriera. Ma ci sono molte altre cose che rendono questo ottavo disco in studio (il nono se si conta anche Il padrone della festa) speciale. Scopriamolo insieme dalle sue parole.

ADDIO AL MESTIERE
«Ho cercato di creare le condizioni per le quali questo lavoro sorprendesse per primo me», dice riguardo al nuovo album Silvestri. «Siamo sufficientemente liberi in questo mestiere, ma a volte ti fidi troppo del mestiere. Ho deciso di entrare in studio solo con embrioni o spunti di pezzi proprio perché volevo fermare su nastro (uso ancora questa parola così antica) quel momento magico che è la creazione di una canzone. E questo ha garantito un grande entusiasmo e divertimento nel registrare».

LE COLLABORAZIONI
Come sempre negli album di Silvestri, anche Acrobati è ricco di collaborazioni, da Diodato a Dellera, da Diego Mancino ai Funky Pushertz. Ma ce n’è una particolarmente importante per il nome del collega coinvolto e anche per il risultato che è generato. «Entrambi volevamo collaborare da molto tempo, ma per una sorta di timidezza che ha ciascuno dei due non l’avevamo mai fatto», spiega Silvestri. «Con Caparezza abbiamo trovato il gusto di giocare sulla parola “sale” e poi ero certo che sarebbe stato attirato dal riff quasi hard rock. Si è creato anche una specie di meccanismo di gara e sfida per sorprendere l’altro. Il risultato è un pezzo molto libero». Andando a sfogliare i crediti dei musicisti spuntano fuori anche Roy Paci, Adriano Viterbini, Rodrigo D’Erasmo, Enrico Gabrielli.

UN EQUILIBRIO DINAMICO
«Non esiste la possibilità di essere realmente in equilibrio perfetto su un filo e quindi devi essere un acrobata», così Silvestri racconta la copertina e il titolo del nuovo album. «Un po’ ho bisogno di essere in alto per osservare gli esseri umani ma da lontano, in forma poetica e idealizzata, ma allo stesso tempo ho la necessità di stare sufficientemente in basso e vicino per arrabbiarmi e rendermi conto delle nefandezze che vengono fatte. La cover rappresenta anche, in un certo senso, l’equilibrio dinamico tra le diverse canzoni. Perché anche se è anacronistico penso ancora al concetto di album».

UN’ALTRA INTENSITÀ E UN NUOVO ALBUM
«È un disco con un’intensità molto forte nei suoni, anche perché è stato registrato dal vivo», riconosce. «Vedere fisicamente gli altri musicisti mentre si registrava ha aiutato. E poi con la presa diretta i suoni si amalgamano in modo diverso. Quando sovrascrivi le diverse tracce si rischia di perdere quell’intensità. Anche se poi ogni canzone dovrà cambiare perché ogni ascoltatore le fa cambiare in base alla propria sensibilità. E dal vivo sicuramente ognuna prenderà la sua strada. Inoltre stavo lavorando a molte più canzoni che non sono entrate nell’album. Ma presto troveranno la propria strada».

IL TOUR NEI TEATRI
«Sono felice che il tour tocchi tutte le Regioni, anche le più difficili da raggiungere come la Basilicata e la Val d’Aosta», sorride Silvestri. «Sto lavorando a un tipo di concerto che affascini e coinvolga gli spettatori con alcune idee particolari che creino una magia, ma a un certo punto cercherò di svelare il trucco, perché ogni magia ha il suo. La mia altra ambizione è creare un live dal quale nasca qualcosa in diretta, in modo che ogni volta accada qualcosa di diverso. Sento anche una certa responsabilità nel disegnare lo spettacolo in modo che la gente a un certo punto si alzi in piedi spontaneamente».

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