Interviste

Dave Gahan ha deciso di rischiare tutto e ha vinto la scommessa

Dave Gahan ha deciso di rischiare tutto, e ha vinto la scommessa

Ci sono incontri nella vita di un artista che conducono a risultati inaspettati. Come quello di Dave Gahan con i Soulsavers. A dispetto di una carriera quasi quarantennale con i Depeche Mode, il Gahan autore è un artista ancora relativamente giovane, che ha mosso i primi passi nel 2003 con il primo lavoro solista Paper Monsters dopo essere stato per una vita l’interprete delle idee di Martin Gore. In questi 12 anni Gahan è cresciuto moltissimo dal punto di vista autoriale e ha trovato in Rich Machin un compagno perfetto. Così Angels & Ghosts, secondo lavoro di Gahan con i Soulsavers si candida di diritto a essere uno degli album dell’anno. Un risultato figlio della sintonia totale tra Gahan e Machin. «Ho scelto di mettere il mio nome in copertina solo perché volevo che più persone possibili ascoltassero questo album», spiega Gahan. «Però il lavoro è una collaborazione tra me e i Soulsavers esattamente come era stato per The Light The Dead See. Senza Rich non vado da nessuna parte: lui mi dà delle idee che stimolano la mia immaginazione e da lì si parte».

Totale devozione nel lavoro di Rich Machin non significa voltare le spalle ai Depeche Mode che però, se esistono ancora, un po’ lo si deve anche all’esperienza con i Soulsavers. «Se non avessi fatto questi due dischi con Rich non sarei in grado di scrivere e lavorare con i Depeche», spiega Gahan. «Non vorrei essere frainteso. Mi piace ancora tantissimo lavorare con loro e il feeling lavorativo con Martin è straordinario però, come dico anche in una mia canzone, come artista è importante rischiare tutto, buttarsi letteralmente in acqua». Quel che è sicuro è che l’essersi buttato in prima persona con testi che affondano nel personale, ha dato a Gahan una marcia in più anche a livello interpretativo. «Io canto con la mia voce, che è sempre la stessa. La differenza rispetto a quando canto con i Depeche è che con i pezzi di Martin devo entrare in un mondo che non è il mio. Lui si fida di me, non mi dice mai come devo interpretare le cose che scrive, però io devo calarmi nella sensibilità di un altro».

Nati come team dedito soprattutto alla produzione e a lavori di remixaggio, i Soulsavers formati da Rich Machin e Ian Glover hanno dato una svolta al proprio percorso nel 2007 con l’album It’s Not How Far You Fall, It’s The Way You Land, primo di una accoppiata di lavori con Mark Lanegan alla voce. «Lavorare con Mark Lanegan e lavorare con Dave sono due mondi completamente diversi, al punto che non saprei nemmeno indicare le reali differenze», spiega Machin. «Di sicuro c’è che sono due grandi artisti che si sposano bene con la musica che faccio. E ovviamente ognuno di loro ha portato qualcosa di sé nel progetto». E non solo Gahan non sente in alcun modo una rivalità a distanza con il celebre collega, ma anzi lo ringrazia e indica come modello. «Lanegan è un artista che ammiro molto e tra l’altro oggi non saremmo qui se non fosse per lui, perché è grazie a lui che ho scoperto i Soulsavers», dice il cantante. «Ha una di quelle voci che per me sono fonte di ispirazione, al pari di Johnny Cash, Nick Cave e Billie Holiday. Sono quei cantanti che ti impongono di ascoltare quello che stanno interpretando e di seguire la canzone».

Dopo essersi incontrati Gahan e i Soulsavers non si sono praticamente più lasciati, continuando a lavorare insieme anche nel pieno degli impegni (non indifferenti) che i Depeche Mode richiedevano. «Agli occhi di qualcuno questo album rappresenta un grosso passo in avanti rispetto al precedente», dice Gahan. «In realtà la crescita del gruppo è stato un processo molto naturale perché non abbiamo mai smesso di scrivere. In mezzo ci sono stati Delta Machine e il tour mondiale dei Depeche, ma avevamo già scritto pezzi come Shine e Tempted che sono finiti in questo lavoro e altre canzoni che sono rimaste fuori». Se l’attenzione è cresciuta forse è anche perché la prima volta era stato fatto poco per mettere luce su quell’album. «Diciamo che è stato come trovarsi in una stanza merdosa di un albergo e, dopo essersi lamentati, finire in una suite di lusso». Piccoli privilegi dello status di popstar, visto che Machin chiosa con un «Se mi lamento io, mi cacciano dall’albergo».

Angels & Ghosts è un album che affonda le sue radici nel blues, e se qualcuno cita a Gahan un’intervista nella quale avrebbe detto che l’intenzione era tornare ai lavori di primi anni Novanta dei Depeche, lui è subito pronto a correggerlo. «Come al solito qualcuno ha voluto fraintendere», sbuffa. «Il nesso con Violator e Songs Of Faith & Devotion esiste solo nel guardare agli stessi modelli. La nostra intenzione non era certo tornare agli anni Novanta. Anzi, se vogliamo dire che è un ritorno al passato dovremmo guardare agli anni Trenta, quando il blues e il gospel sono nati. Io non c’ero ancora, ma magari ero presente in un’altra anima…».

Blues e gospel sono il vestito più adatto a testi che parlano di luce e speranza, ma anche di tenebre e disperazione. L’album vive su grandi contrasti, bene rappresentati dalla copertina dove Gahan si moltiplica in più espressioni. «Quella foto è stata realizzata da mia figlia Stella Rose per un lavoro di scuola», racconta lui. «Dopo che mi ha tartassato per settimane mi sono prestato a posare. Poi un giorno ho visto il risultato su un tavolo e ho avuto un’illuminazione: il disco non era finito, si intitolava Angels & Ghosts, l’immagine era perfetta! Ma ho dovuto convincerla a lasciarcela usare perché temeva che l’avremmo modificata».

Luce e tenebre dicevamo. Il buio è un compagno di viaggio da sempre per Gahan, ma dopo aver visto la morte in faccia almeno due volte (nel 1996 per un’overdose da Speedball, nel 2009 per un tumore maligno alla vescica), ora sembra farsi strada un po’ di speranza, evidente anche nel confronto tra i testi del primo album e questi ultimi. «Cosa è cambiato? Non molto a dire il vero», dice lui pensieroso. «Diciamo che sono un po’ cresciuto. Non ho più 16 anni, adesso ne ho quasi 19!».

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