Interviste

Dear Jack, il tour 2014 parte stasera da Forlì: «Siamo un gruppo vero e proprio»

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I Dear Jack sono usciti a maggio da Amici col Premio della Critica in tasca e il 4 ottobre partono per il loro primo tour: 15 date nei maggiori palazzetti italiani.

L’ascesa ai vertici della scena italiana dei Dear Jack è fuori dal tempo: record di vendite col disco d’esordio, due concerti dal vivo nei principali stadi italiani (hanno aperto per i Modà), un tour indoor nei palazzetti. Il tutto a poco meno di quattro mesi dal debutto. Roba da capogiro, da delirio d’onnipotenza. «A dire il vero non ci crediamo ancora nemmeno noi. Tutto ciò che è successo in questi mesi è incredibile e meraviglioso – spiega Alessio Bernabei, cantante del quintetto – ma stiamo gestendo la pressione e le emozioni nel modo giusto. Si tratta di volare alto ma con i piedi ben piantati in terra».

Domani è un altro film (prima parte) è stato un successo travolgente: pur essendo uscito a maggio, ha già venduto a oggi oltre centomila copie, un risultato pazzesco considerando il momento di crisi che attraversa l’industria discografica: «I musicisti oramai si concentrano solo su concerti e promozione, fare dischi è diventato qualcosa di accessorio. Nonostante questo i riscontri del nostro esordio sono stati sorprendenti. Siamo già al lavoro sul sequel, che speriamo possa replicare i risultati del primo capitolo». E non è difficile pensare che le legioni di fan che seguono i Dear Jack risponderanno alla chiamata di Alessio: «I giovani e le ragazze che ci seguono rappresentano tutto per noi, senza di loro non esisterebbero i Dear Jack». Tuttavia gestire un esercito di giovanissime può essere molto complicato: «Lo è parecchio, sarò costretto a cambiare numero di telefono perché qualcuno lo ha messo in giro e, come dire, la mia linea è sempre piuttosto calda».

Problemi da boy band insomma, anche se ad Alessio questa definizione non piace molto: «Boy band nel senso che siamo tutti ancora abbastanza giovani e siamo una band? Ok allora mi sta bene. Tuttavia noi siamo un gruppo vero e proprio. Suoniamo. Io stesso dal vivo imbraccerò uno strumento oltre a cantare. Di solito le boy band propriamente dette si dimenticano di attaccare il jack all’amplificatore e al limite fingono di suonare. Noi abbiamo studiato anni e sappiamo bene cosa vuol dire avere una chitarra in mano».

Alessio e Francesco Pierozzi, nucleo originario dei Dear Jack dal 2012, con gli strumenti erano abituati a suonare emocore, genere totalmente diverso rispetto al pop rock che propongono oggi. Secondo molti questo cambiamento è figlio della collaborazione con Kekko dei Modà: «Sarò schietto. Noi ammiriamo tantissimo Kekko come musicista e anche come uomo. Non ha mai mollato ed è riuscito a raggiungere grandi risultati facendo la musica che amava. Personalmente l’esperienza di Amici mi ha aperto gli occhi. Prima di entrarci non volevo nemmeno saperne della musica italiana, poi sono maturato e ho capito che l’emozione non ha genere».

Una conversione troppo repentina per alcuni, che non perdonano ai Dear Jack di suonare in modo troppo semplice e scontato. «Vengano a vederci dal vivo prima di giudicare come e cosa suoniamo. Sul palco il nostro impatto è diametralmente opposto rispetto a quanto si sente su disco, la distorsione aumenta e i pezzi ne guadagnano in potenza. Stiamo mettendo a punto uno stage grandioso, con pedane laterali e un mega schermo a led dietro. Il successo non arriva per caso, siamo determinati a mantenerlo e a crescere anno dopo anno. Il nostro obiettivo non è avere fama e notorietà, bensì lavorare nella musica e suonare le canzoni che amiamo».

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