Home Interviste

Deep Purple, parla Ian Paice: «Era il momento giusto per "Now What ?!"»

Ian Paice, batterista dei Deep Purple, ci spiega in una lunga intervista cosa ha portato la band a partorire un nuovo album, Now What ?! dopo 8 anni dal precdecessore.

deep-purple-now-what-intervista

I Deep Purple hanno pubblicato in questi giorni Now What?!, diciannovesimo disco di studio per la leggendaria band inglese. Ian Paice, storico drummer dei Nostri, è passato a Milano per presentare l’album e inquadrare il momento storico che il gruppo sta vivendo attualmente, oltre che per ricordarci che i Purple saranno in concerto in Italia a luglio (clicca qui per leggere le date in programma). Personaggio di caratura immensa, l’artista ci ha travolto con saggezza ed entusiasmo, facendoci chiaramente capire che la soddisfazione per la riuscita del release è davvero totale.

Sono passati otto anni dal precedente disco di inediti, come mai arriva solo adesso il nuovo capitolo della storia dei Deep Purple? Perché a volte si avverte dentro di sè quando è il momento giusto per incidere un disco. Now What?! è sicuramente il nostro album più completo dai tempi di Perfect Strangers (1984, ndr) proprio perché tutti i componenti della band sentivano fosse arrivato il momento di comporre qualcosa di nuovo. Non avevamo alcuna scadenza o pressione da parte di nessuno, ci siamo parlati e abbiamo capito che dovevamo sfruttare il tempo che avevamo a disposizione nel 2012 a tour terminato e che poteva essere un periodo favorevole per tornare a scrivere degli inediti.

In effetti il nuovo disco è una bomba, suona fresco e pieno di passione… Sono molto felice che tu dica questo, lo credo anche io e fidati, non sono quel tipo di persona che ama incidere dischi o la routine da studio. La musica è comunicazione, io suono e tu ascolti, io cerco di trasmetterti qualcosa e tu mi restituisci qualcosa attraverso le emozioni che provi; suonare in studio significa suonare per delle macchine che non accettano errori e sono insensibili. Mi sono divertito molto a registrare Now What?! perché abbiamo inciso un live studio album, suonando tutti insieme nello stesso momento e impiegando pochissimo tempo a registrare le tracce. È per questo che il risultato finale è così buono, quando le recording session sono veloci è un buon segno, d’altra parte Machine Head (uno degli album più famosi dei Purple e della storia del rock in generale, ndr) è stato inciso in tre settimane…

In tutto questo quanto è stato importante il produttore Bob Ezrin? Bob è stato fondamentale. Ci siamo incontrati dopo un concerto che avevamo tenuto a Toronto in Canada e lui ci ha detto chiaramente che avremmo dovuto trasportare in studio l’energia, la passione e la vitalità che avevamo mostrato sul palco. Ci ha aiutato sia a trovare uno studio di registrazione grande abbastanza da permettere che una band suonasse insieme e in contemporanea, portandoci ai Tracking Room a Nashville, sia a mantenere le idee originali che nascevano quando avevamo inciso i primi demo per l’album. Quest’ultimo aspetto è stato fondamentale per la buona riuscita dei brani, quando crei qualcosa dal nulla e poi la sviluppi nel corso del tempo, è probabile che si perda l’idea da cui poi si sviluppa un intero pezzo molto strutturato e magari diversi minuti. Lavorare partendo dall’ispirazione primaria è stato essenziale per comporre il disco nel modo migliore.

Quali sono i brani del nuovo album che preferisci? Ogni pezzo di un disco merita la stessa attenzione e deve essere ascoltato all’interno dell’insieme unico che crea insieme agli altri brani, personalmente Uncommon Man è una delle mie canzoni preferite, anche Body Language mi piace molto perché è nata in modo incredibilmente naturale, quasi fosse una jam session: stavo suonando un fill di batteria che mi piaceva molto, di lì a poco si sono uniti anche gli altri membri della band ed è uscito qualcosa dotato di un groove straordinario, è proprio scattata la magia in quel momento e in una decina di minuti avevamo registrato il pezzo.

Cosa pensi invece della scelta dei singoli di lancio del disco? Li avete scelti voi o l’etichetta? Questo è un argomento che non mi compete, so come fare un disco ma non so come venderlo! Devo dire che Hell To Pay non è la mia preferita in assoluto, non è certo brutta ma è molto standardizzata, All The Time In The World invece cresce con gli ascolti. Tuttavia non so dare un giudizio strategico in merito a questa scelta, non abbiamo scritto il nuovo album pensando a comporre il singolo perfetto per la radio, quando in passato lo abbiamo fatto poi le radio stesse non lo passavano, quindi preferisco pensare a suonare (risate, ndr).

Che momento storico è nella leggendaria carriera dei Deep Purple? Un momento estremamente positivo in cui ci divertiamo e siamo felici di suonare, questo nuovo album ci ha fatto riscoprire la soddisfazione nel comporre nuovo materiale dopo molti anni, non vediamo l’ora di tornare in tour e suonare i pezzi inediti e i grandi classici, siamo davvero carichi! Non sempre è stato così, quando siamo tornati insieme nel 1984, dopo la dolorosa ma inevitabile separazione del 1976, ci siamo resi davvero conto cosa volesse dire far parte di una band importante, conosciuta e apprezzata come la nostra. Benché i dischi maggiormente amati da fans e critica siano stati quelli degli anni settanta, all’epoca non avevamo la piena percezione dell’eccezionalità di quei momenti. Oggi invece siamo pienamente consapevoli di quanto siamo stati fortunati a poter suonare la nostra musica ed essere amati da così tante persone.

Commenti

Commenti

Condivisioni