Interviste

Delphic 2010

DA MANCHESTER CON FURORE

I Delphic sono una delle prime novità di questo 2010. Almeno a giudicare dalla critica inglese, che li ha osannati. Vengono da Manchester e si sente, eccome se si sente: Acolyte, esordio discografico, svela le radici del gruppo, che tuttavia non si limita a “ripassare” la lezione degli illustri predecessori. In occasione della prima data italiana, abbiamo intervistato Matt Cocksedge, chitarrista e portavoce della band inglese.

di Gianluca Vinci

Foto di Tommaso Riva

Matt, quando e come si è formato il gruppo? È stata una serie di circostanze. Ci siamo trovati due anni fa, dopo esserci conosciuti tra scuola e università. Inizialmente eravamo divisi, io e Richard (Boardman, tastierista, nda) in una band e James (Cook, cantante, nda) e Dan (Hadley, batteria, nda) con altri gruppi; poi, dopo esserci conosciuti ed aver realizzato di essere ispirati l’un l’altro abbiamo deciso di provare a lavorare insieme. Non c’è stato un vero e proprio accordo, ci siamo solo trovati bene. In oltre venivamo da un periodo non troppo soddisfacente, pertanto abbiamo pensato che il feeling che si era creato tra noi poteva essere l’occasione giusta per fare qualcosa di buono in modo più divertente.

Dai tempi dei Joy Division fino a quelli dei Chemical Brothers, Manchester è la capitale di un certo modo di intendere la musica. Quanta conta la storia della città da cui venite nel sound della vostra band? A noi piace guardare avanti e non diamo tanta considerazione al passato, anche se è implicito che essendo cresciuti a Manchester abbiamo ricevuto l’influenza di quei suoni. Pensiamo che la nostra città sia sempre stata un importante laboratorio di sperimentazioni e contaminazioni musicali, il che carica tutti noi di una grande responsabilità. Conoscere le proprie radici è importante ma lo è ancora di più essere consapevoli delle mete future. Di sicuro c’è una certa connessione con i Chemical Brothers. Io e Tom (Rowlands, leader dei Chemical Brothers, nda) abbiamo provato a registrare insieme Counterpoint (traccia di Acolyte) ed il risultato è stato incredibile. Ma il pezzo suonava troppo come un loro remix e questo non era il suono che avevamo in testa. Per questa ragione la cosa poi è sfumata. Probabilmente ora che ? stato concluso l’album sarebbe interessante farlo rivedere dai Chemical in modo da avere anche una loro versione.

Oltre a Manchester, quali sono le vostre influenze? Prova a dirmi un’artista o dei brani che ti vengono in mente per queste due situazioni: in viaggio e in discoteca. E poi citami un lavoro uscito di recente. Per quanto riguarda il viaggio ne avrei due. I Kraftwerk con il loro Tour de France, da proprio l’idea di movimento. Poi Aphex Twin, il suo suono aiuta a staccarsi dalle situazioni che stai vivendo e per noi, quando dobbiamo viaggiare molto, è davvero importante. In un club, invece, apprezzerei un pezzo come Aerodynamic dei Daft Punk. Trovo che ad alti volumi si apprezzi di più. E non posso dimenticare i Chemical Brothers, mettono euforia. Quanto alle novità del momento so che James ha appena comprato l’ultimo dei Massive Attack. Ho anche sentito parlar bene dell’ultimo album di Charlotte Gainsbourg, prodotto da Beck.

Per certi versi il vostro stile è molto simile alla disco music. Avete mai pensato di sviluppare un progetto parallelo che si avvicini di più al mondo del clubbing? Avremmo in cantiere un progetto Delphic 2.0, connesso al dj set, lavorando con i laptops e spingendo di più il suono, ma al momento siamo un po’ confusi su cosa fare anche per il poco tempo che abbiamo a disposizione. Ad ogni modo abbiamo un?etichetta in UK che ci offre sempre opzioni nuove, quindi siamo totalmente aperti. Sicuramente vogliamo crescere sempre di più e se arriverà il momento giusto faremo anche questo passo.

La vostra è musica indipendente? Noi siamo indie in parte. In Francia e UK facciamo parte sia di un’etichetta grande che di una indipendente quindi abbiamo modo di decidere molte cose. A volte le band quando firmano i contratti non hanno la possibilità di stabilire quanti e quali brani inserire nell’album. Per noi non è così, abbiamo un album indipendente, possiamo fare quello che vogliamo e per questo ci riteniamo fortunati.

Avete realizzato di aver raggiunto la fama? Non so, sinceramente ancora non ci sentiamo famosi. Ad ogni modo tutto sta accadendo molto in fretta ed è come se fossimo in una bolla. Non leggiamo molti giornali, pensiamo non sia salutare, l’unica cosa che ci interessa è fare quello che ci piace: suonare, registrare e pensare ai nuovi progetti. Ad ogni modo è strano, non penso che questo possa sempre essere reale. Voglio dire, quando vediamo la pubblicità del nostro album in tv in UK o quando eravamo a Londra e abbiamo visto grandi poster con le nostre facce, chiaramente ci hanno sorpreso ed anche un po’ esaltato. Ma non può essere reale, per questo bisogna rimanere con i piedi per terra e pensare solo a suonare e fare delle buone performance.

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