Interviste

Editors 2009

TUTTA FARINA DEL NOSTRO SACCO

Fin dal primo album (The Back Room, 2005), la stampa li ha indicati come ?the next big thing?. Giudizio confermato due anni pi? tardi, con l?uscita di An End Has A Start. Oggi gli Editors sono freschi freschi di terzo disco (In This Light And On This Evening) e continuano a volare alto. A sentire il batterista Edward Lay ? tutto merito di una totale convinzione nei propri mezzi e della voglia di stupire. Anche perch? altrimenti, dove starebbe il divertimento?

di Marco Rigamonti

Si dice che il terzo disco sia una sorta di esame di maturit?. E? una sfida che vi ha stimolato? Veramente credo che ogni album sia importante. E? fondamentale riuscire a dare al pubblico ogni volta qualcosa di nuovo senza snaturarsi; nessuno vuole sentire sempre le stesse cose, non ci si pu? riciclare continuamente perch? come si cambia nella vita ci si evolve anche nella carriera. Siamo sempre stati molto attenti a non accettare compromessi e a non farci guidare da nessuno: noi vogliamo fare quello che crediamo sia giusto, vogliamo suonare insieme e divertirci mentre lo facciamo, perch? ? l?unico modo per essere sinceri e trasmettere emozioni. E? triste che nessuno compri pi? musica e che non si possa festeggiare una data di uscita come un tempo. Io ti dico che andr? la fuori e comprer? una copia del mio album, perch? credo ancora nell?importanza di avere qualcosa di fisico tra le mani, ed ? oltremodo importante per me e per il duro lavoro che c?? stato dietro.

Avete centellinato la chitarra, che era lo strumento centrale nei primi due dischi. Vi siete affidati al caro e vecchio analogico o avete preferito buttarvi sul virtuale e su moderne piattaforme di registrazione? Gli strumenti analogici hanno qualcosa in pi?, ? innegabile: hanno un carattere e una storia. In studio eravamo pieni di synth d?annata e non potrebbe essere altrimenti con Flood. Il tutto ? avvenuto comunque in maniera molto naturale, cos? come l?utilizzo di strumenti virtuali; stavamo cercando un suono per noi nuovo e quindi abbiamo provato tutto, senza escludere niente a priori.

Come cambier? il vostro set-up in fase di concerto? Ovviamente sul palco ci saranno una moltitudine di synth. In alcuni momenti le chitarre verranno riposte e ci muoveremo in cerca della posizione per suonare il pezzo seguente. Quello che mi piace di questa nuova direzione ? che ci sar? movimento, non si tratter? pi? di un?esibizione lineare. Credo che la gente si possa stancare di un?eccessiva linearit? e questi spostamenti contribuiranno a creare una dimensione particolare del nostro live.

Hai menzionato Flood. Tra i progetti da lui seguiti ce n?? qualcuno in particolare che vi ha spinto a sceglierlo come produttore? Senza dubbio il suo lavoro con i Depeche Mode. In This Light And On This Evening aveva gi? una direzione precisa anche prima che venisse coinvolto Flood; eravamo convinti di volere un suono dark e industriale e lui ? il maestro in quest?ambito. Abbiamo pensato che il suo tocco ci avrebbe donato il controllo che avremmo avuto difficolt? a trovare da soli, e cos? ? stato.

La new wave e il synth-pop negli ultimi anni hanno vissuto un importante revival.Durante la creazione di questo nuovo album vi siete ispirati esclusivamente agli originali oppure avete guardato anche a gruppi pi? moderni? Non credo sia possibile vivere sotto una campana di vetro. E? normale che oltre ad ispirazioni di stampo classico (per esempio Talking Heads o il kraut rock di Neu! e Kraftwerk) abbiamo assimilato anche l?influenza di band come Lcd Soundsystem e Tv On The Radio. C?? qualcosa di davvero interessante e umano nascosto in molti dischi elettronici e noi non volevamo il freddo: ci ha ispirato qualsiasi cosa che pur sfruttando l?elettronica avesse un tocco di umanit?. Prima di gennaio 2009 avevate gi? scritto 18 canzoni.

Come mai nel disco ne troviamo solo 9? Abbiamo composto tanto perch? eravamo ispirati dalla nuova direzione che abbiamo preso. Considera che nel secondo disco avevamo solo 11 canzoni che poi sono diventate 10, quindi capisci che essere nella posizione di avere tanti brani rende pi? facile il lavoro di selezione. E? comunque un discorso che riguarda il flusso dell?album: abbiamo capito che se avessimo incluso altre canzoni avremmo minato l?energia del disco, e siamo tutt?ora convinti che questi 9 pezzi riflettano perfettamente nella forma e nell?ordine quello che volevamo.

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