Interviste

Elio e le Storie Tese: «Come cazzo fai a dire che con la cultura non si mangia?»

Elio e le Storie Tese ripubblicano i primi tre album (insieme a Mal)

Elio e le Storie Tese tornano con un nuovo singolo, Il primo giorno di scuola, e una riedizione dei primi tre mitici album della loro carriera, con molto materiale inedito. Ne abbiamo parlato con loro, per poi lasciarci trasportare da una lunga chiacchierata sulla musica e sulla cultura in Italia. Tra qualche parolaccia e moltissime risate. Tratto da Onstage Magazine n. 79 di settembre-ottobre 2015

Parcheggio la mia vecchia 500 in una piccola via in zona Lambrate, a Milano, e suono il citofono. Mi torna in mente che il gruppo che sto per incontrare ha scritto parecchi anni fa una breve (ma intensa) canzone sulla “mia” macchina. Ed è una piacevole coincidenza che quel pezzo fosse l’ottava traccia del loro secondo album Italyan, Rum Casusu Çikti. Anche perché proprio quel disco è una delle ragioni di questa intervista, insieme al primo Elio Samaga Hukapan Kariyana Turu e al terzo Esco dal mio corpo e ho molta paura, rieditati oggi insieme ad altrettanti Dvd con contenuti inediti. Quando entro Elio, Faso e Cesareo stanno firmando autografi su centinaia di confezioni de Il primo giorno di scuola, l’ultimo singolo di Elio e le Storie Tese. «Sembrate scrutatori al lavoro in un seggio elettorale », scherzo. «E infatti adesso chi va a comprare un nostro disco deve lasciare il documento e alla fine c’è uno del negozio che dice: “Mario Rossi ha acquistato”. Pazzesco», mi risponde Faso. Ok, sono esattamente il tipo di persone che immaginavo.

Perché arriva adesso questa riedizione dei primi tre album con anche il materiale inedito contenuto nei Dvd?
Cesareo – Ci siamo resi conto che da tanti anni mancava un po’ di catalogo nei negozi e così abbiamo deciso di fare uscire questi primi tre di altri che poi verranno. I Dvd invece, ai quali hanno lavorato soprattutto Rocco Tanica e Claudio Dentes, sono l’occasione di tirare fuori materiale che ci eravamo dimenticati di avere e che racconta la storia di quell’epoca che ha formato gli Elio e le Storie Tese.
Faso – Erano anni nei quali si facevano i dischi alla vecchia maniera, perché parliamo di album registrati ancora su nastro e prima dell’avvento dei computer. E poi abbiamo visto nostri colleghi e miti, come Pink Floyd e Deep Purple, che hanno fatto documentari che abbiamo apprezzato tantissimo, e quindi ci siamo decisi a farlo anche noi per i nostri fan. E in ultimo, con molta umiltà, pensiamo che quegli album qualcosina nel mondo della musica italiana l’abbiano lasciato e il fatto che non ci fossero più in giro ci sembrava un peccato.

Nei Dvd c’è veramente di tutto, soprattutto tanti video live, dal concerto di Osaka a quello storico al Teatro Elfo di Milano…
Elio – Immagina quante cose siano accadute quando suonammo all’Elfo per 12 ore. Oltretutto con tantissimi ospiti sul palco: uno di loro era Ligabue che aveva appena inciso il suo primo disco. Quei tre album appartengono a un periodo molto denso che noi abbiamo percorso correndo, anche perché nel frattempo facevamo concerti, e non abbiamo mai avuto modo di ripensarci e riascoltare quelle registrazioni.
Faso – Per chiudere, possiamo affermare che, in contrapposizione alla musica dance, quella fosse la nostra musica denso.

Avete scelto di far raccontare la vostra storia da Mal nei tre Dvd: come vi è venuto in mente?
Elio – Cosa possiamo dirti? Mal che racconta gli esordi di Elio e le Storie Tese è perfetto. Noi siamo amanti degli accostamenti improbabili.

A proposito di accostamenti, ai tempi degli esordi immagino fosse più difficile collaborare con altri artisti, ora invece ci sarà la coda…
Elio – Adesso in realtà c’è il problema opposto: quelli che non vogliono collaborare con Elio e le Storie Tese perché gli facciamo schifo.
Cesareo – Ma spesso è reciproco, quindi non è grave.

Anni fa avete inventato il cd brulé, così che i fan a fine concerto potessero portarsi a casa la registrazione della serata. Qual è il vostro approccio alla tecnologia?
Elio – Siamo sempre molto attenti, ma non bisogna dare per scontato che il nuovo sia meglio del vecchio. Il progresso tecnologico è una grandissima illusione perché ti fa credere che sia tutto semplice. È vero che il disco oggi te lo puoi fare in casa, ma devi farlo bene. Non è che avere le cose nella cameretta ti rende in automatico un grande musicista.
Faso – E poi bisogna farsi un discreto paiolo. Ai giovani che imparano a usare uno strumento ricordo sempre che, tra tutti i fantastici plug-in che puoi scaricare sul tuo smartphone, non c’è il plug-in “suona bene”: quando prendi in mano uno strumento devi comunque farti il culo e suonare ore e ore. E non c’è nessuna esperienza su internet che ti possa rendere bravo a suonare dal vivo.

Ma c’è anche il rischio che la tecnologia faccia saltare la gavetta, e infatti nei locali non si suona più.
Cesareo – Intanto non ci sono più i locali e comunque non c’è più la possibilità di fare i tuoi pezzi, perché devi fare un po’ di cover o tributi altrimenti non ti fanno suonare. E questo mette in crisi il settore dell’industria musicale, perché non ci sono più i ragazzi che comprano gli strumenti per suonare e di conseguenza non c’è più nessuno di nuovo.
Elio – E poi, insisto, la tecnologia dà l’illusione che tu tutta quella gavetta possa saltartela. Invece solo andando sul palco puoi capire come relazionarti col pubblico, e questa cosa non te la insegna nessuna scuola. Perché anche dando per scontato che uno sappia suonare, non è la stessa cosa farlo davanti a un pubblico. E non è un caso che quasi tutti quelli che escono da internet non sappiano suonare e magari cantano solo su basi.

A proposito di locali, voi avete vissuto la Milano degli anni Ottanta, quanto è cambiata la situazione? Cesareo – In Italia la burocrazia mette paletti incredibili: in Inghilterra invece i club fino a 200 posti possono far suonare dal vivo senza chiedere alcun permesso. La maggior parte dei locali qui ha chiuso per quello. E poi basti pensare che la Siae, anche se tu fai un concerto di beneficienza, ti chiede lo stesso i soldi.
Faso – Dei segnali però ci sono, soprattutto a Milano con l’amministrazione degli ultimi anni, ma rimane una distanza impressionante: a Parigi esiste una rivistina che ti dice tutti i locali dove si suona dal vivo e sono talmente tanti da essere divisi per genere. Sto parlando di almeno un centinaio di locali dove ogni sera si fa musica dal vivo.
Elio – Io però su questo ho una cosa da aggiungere. Noi siamo usciti da venti anni di regime il cui pensiero sull’argomento era ben espresso dalla frase “Con la cultura non si mangia”. Questo è quello che pensa quel tipo di persone su chi fa arte, cioè gente che ruba i soldi. Quando, a parte che con la cultura in Italia ci mangiano milioni di persone e se ci fosse un pensiero illuminato potrebbero mangiarci anche il doppio, non dimentichiamo che l’Italia all’estero è conosciuta non dico esclusivamente, ma quasi esclusivamente per la cultura. Addirittura le uniche parole italiane all’estero sono quelle che derivano dalla musica: fiasco, allegro, finale, bravo. E allora come cazzo fai a dire che con la cultura non si mangia? Queste persone hanno desertificato Milano e tutta l’Italia.

C’è anche un altro aspetto: all’estero le gente si lamenta se qualcosa non va, mentre da noi se poche persone protestano per i concerti a San Siro poi si va per tribunali.
Faso – No, non farmi arrabbiare: se devono rompere le palle per un concerto li rompono, se invece c’è una partita di calcio alla fine della quale viene messa a ferro e fuoco la città, allora va bene… E questo lo dico io, Faso di Elio e le Storie Tese, a cui sta sui coglioni il mondo del calcio. È la mia dichiarazione.
Cesareo: Ci vorrebbe un metodo democratico: non puoi fermare la vita musicale milanese perché dieci persone si lamentano.
Faso -Nei Paesi un po’ più intelligenti ci sono anche altri metodi, molto semplici, per evitare il problema: a Parigi per esempio i concerti iniziano alle otto. Così i giovani ci possono andare con i mezzi, i genitori non si preoccupano, la musica finisce alle dieci e mezza e a chi vive in zona puoi dire: “non rompete le palle”. Certo che se il concerto è annunciato per le nove, inizia alle dieci passate e finisce dopo la mezzanotte, a quel punto hanno anche ragione i residenti. E questo perché in Italia dobbiamo fare le cose nella notte perché è più figo.

Sono nato a Milano e vi seguo da quando ho 15 anni. A parte il fatto che 15 anni fa non avrei mai immaginato che un giorno mi sarei ritrovato in una stanza con voi tre a parlare di musica…
Faso – Non l’avresti mai detto vero? Ma neanche noi. Perché 15 anni fa ci siamo voltati per strada e abbiamo detto: “Chi è quel quindicenne che ci segue? Chissà”. E, guarda te, ti ho anche riconosciuto…

Fammi finire… Dicevo che da quando vi seguo avete sempre mantenuto un livello qualitativo altissimo, soprattutto cercando di cambiare e non sedendovi mai.
Elio – Non è un processo comodo, ma noi non siamo mai stati comodi. E anche Il primo giorno di scuola va in quella direzione e infatti non è stato molto apprezzato da quelli che si ritengono i depositari del segreto degli Elio e le Storie Tese e urlano “Sacrilegio!”. Ma noi andiamo per la nostra strada perché è già accaduto in passato e tentiamo di cercare continuamente nuovi stimoli. Non solo musicalmente, anche la scelta di Sio per gli ultimi video è un modo per conoscere nuovi mondi.
Faso – Una cosa che aiuta molto è avere riferimenti di alto livello: se il tuo riferimento come commedia è Vacanze di Natale, difficilmente riuscirai a girare Frankenstein Junior.

Forse non è un caso che tra un album e l’altro lasciate passare molto tempo. Quanto dovremo aspettare per il prossimo?
Faso – Stiamo già lavorando su brani nuovi. Adesso c’è un’ossatura che magari è il 60-70 per cento e manca l’ultima parte, che però non sappiamo quanto potrà durare, perché per ogni brano ci potremmo mettere 4 ore, 4 giorni o 4 settimane.

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