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Elisa: «Per i 20 anni di carriera mi regalo un tuffo verticale nel passato»

È un’Elisa molto emozionata quella che incomincia a raccontare come ha pensato di festeggiare i 20 anni di carriera. Tanti ne sono passati da quel 22 settembre 1997 in cui uscì Pipes&Flowers, dopo che per tutta l’estate aveva imperversato il singolo Sleeping In Your Hand. E quasi proprio in quei giorni, due decenni dopo, ricorderà quei momenti con tre concerti all’Arena di Verona, a cui lavorerà nei prossimi mesi. Ecco cosa ha raccontato del progetto.

TRE CONCERTI DAVVERO UNICI
Le serate non saranno tre semplicemente per cercare di accontentare il maggior numero di fan possibile, ma perchè Elisa per l’occasione vuole mettere mano al suo repertorio con tre approcci differenti. Il concerto del del 12 settembre sarà pop-rock, quello del 13 acustico e l’ultimo, quello del 15, vedrà la partecipazione di un’orchestra. “Un lusso”, così ha definito questo progetto, che non deve essere ridotto alla mera riproposizione in chiavi diverse delle sue canzoni. «Sto pensando a questi tre concerti come a un tuffo verticale. Sono consapevole che un’occasione così è irripetibile, perciò voglio sfruttarla andando fino in fondo, esplorando appieno tutte e tre le direzioni» ha specificato. Proprio per questo, i live saranno unici anche dal punto di vista scenografico e prevederanno incursioni anche da altri mondi dell’arte, come già capitato in occasione del Mechanical Dream Tour del 2008: cinema, moda, danza daranno il loro contributo allo spettacolo, anche se non è ancora stato deciso in quale modo, perchè lei e il suo staff hanno appena cominciato a lavorarci.

La serata che desta più curiosità, e per certi versi la più impegnativa visto che coinvolgerà circa 40 musicisti con cui condividerà il palco, è la terza, quella durante la quale sarà accompagnata da un’orchestra. Anche in questo caso, però, non si deve pensare che si tratterà solamente di far ascoltare i suoi pezzi più famosi riarrangiati ad hoc, realizzando quella contaminazione tra musica classica e pop con cui ultimamente tanti suoi colleghi si sono cimentati, molto spesso proprio sul palco di Verona. «Vorrei che la serata con l’orchestra fosse elegante e fuori dal tempo, classica e pura. Adoro per esempio gli arrangiamenti di Travelogue di Joni Mitchell e mi piacerebbe che anche quelli dei miei pezzi avessero quel sapore, cercherò di andare in quella direzione» ha rivelato, aggiungendo che per questo motivo ritiene quasi doveroso inserire in scaletta anche delle cover, che valorizzeranno al massimo la presenza degli orchestrali, per il ruolo che hanno avuto nella storia della musica e per la loro struttura – come Caruso e Fly Me To The Moon.

TRE SCALETTE DIVERSE
Proprio la scaletta è uno degli aspetti su cui si concentra particolarmente l’interesse di tutti, come sempre ma questa volta ancora di più. «Sarà costituita da un nucleo centrale che riproporrò tutte le sere e di cui faranno parte tutti i miei successi, che presenterò però ogni volta in una versione diversa: Luce (tramonti a nord est) penso che la canterò come l’ho portata a Sanremo la prima sera, rivista nella versione contenuta in Lotus la seconda e in una modalità che ancora non ho deciso nella terza». Poi ci sarà una parte variabile, nella quale saranno inseriti i brani che più si adattano al mood della singola serata: «Non abbiamo deciso ancora nulla, ma penso che una canzone come Broken sarà certamente in quella acustica, la cover di Almeno tu nell’universo di Mia Martini in quella con l’orchestra» ha precisato Elisa.

IL PASSATO E IL FUTURO
Inevitabilmente un anniversario così importante si porta dietro gli immancabili bilanci e le dovute riflessioni sul percorso fatto e su quello che verrà. Elisa li approccia con grande tranquillità: «Se sei sempre stata quello che hai voluto essere, è più facile accettare sia i successi che i passi falsi. Questi ultimi per fortuna sono stati pochi, dovuti per lo più a decisioni prese con una leggera sfasatura rispetto a quello che avrei voluto fare veramente. Era come se non fossi centrata rispetto a me stessa e per questo ripensandoli li vedo come dei piccoli errori sparsi». Dal punto di vista strettamente personale, nonostante il successo e le tante soddisfazioni, Elisa non si sente ancora “arrivata”, ma nel bel mezzo di un work in progress. «Rispetto agli inizi non avverto grandi cambiamenti in me, se non nel maggior grado di determinazione che ho nel seguire i miei sogni. Anche se quello che volevo di più è diventato realtà, sto ancora imparando a crederci, ai sogni».

Fare i conti con il passato di riflesso costringe, poi, a pensare al futuro. Un futuro di grande cambiamento per la cantante, che ha abbandonato la Sugar di Caterina Caselli per lavorare con Universal Music. Una scelta forte, per lei che ha iniziato giovanissima e che per tanti anni è rimasta sempre legata alla discografica in cui è nata e cresciuta. Una scelta impegnativa anche emotivamente. «Per capire la portata di questo aspetto, vi basti pensare che il mio primo contratto con Sugar l’ha firmato mia madre perchè io ero ancora minorenne. È stata una decisione molto ponderata, su cui ho ragionato per anni. Ma alla fine ho deciso di seguire il mio istinto, che mi spingeva alla ricerca di nuovi partner. Ciò non toglie che per Caterina e per Sugar restino solo sentimenti positivi, profondi gratitudine e affetto in primis». In Universal racconta di aver trovato ciò che cercava, quel “giusto clima di concentrazione e ricerca” che è un presupposto irrinunciabile per continuare a correre dietro ai sogni di cui parlava e renderli realtà.

 

Francesca Vuotto

Foto di Carolina Moretti

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