Interviste

Elisa presenta il nuovo album: «Altro che cantautrice, il mio riferimento sono i Beatles»

Elisa l'anima vola

Esce oggi il nuovo capitolo discografico di Elisa, L’anima vola, il primo interamente in italiano, un album ricco e variegato, con ospiti importanti, che ne riconferma la centralità nel panorama pop rock italiano. (Foto di Fabio Iovino)

È una giornata convulsa, Elisa è quasi al termine di una lunga session di interviste – ma il suo impegno promozionale per il nuovo album L’anima vola andrà avanti ancora per parecchi giorni -, e ci ospita nella sua camera d’albergo con grande cortesia nonostante stanchezza e fame. Comincia a sbocconcellare un toast e le confermo che anche a bocca piena le risposte andranno bene lo stesso. Giusto il tempo di iniziare con la prima domanda e fa la sua comparsa il neonato Sebastian, accudito e allattato durante la nostra chiacchierata. Una situazione all’apparenza caotica, ma in realtà estremamente rilassata, in cui si (sor)ride molto e si parla di musica, parole e concerti…

Ascoltando il disco, ho avuto un’impressione che non mi capita spesso, ovvero di pezzi che musicalmente parevano vivere di vita propria, quasi non necessitassero di testi da cantare. In special modo Un filo di seta negli abissi. Questo senza nulla togliere al grandissimo contributo delle parole… (stupita) Davvero? È una cosa molto strana in effetti, anche perché non compongo quasi mai cose separate, ma testi e musica si sviluppano in maniera parallela. O la va o la spacca, potremmo dire, difficilmente restano cose incompiute nel cassetto, anche se ogni tanto un riff o un’idea si possono lasciare da parte. Ora che ci penso, le canzoni non nascono neppure mentre sono seduta al piano o con un foglio di carta davanti, ma prendono forma nella mia testa prima ancora di nascere per davvero. Ogni parola che mi pare necessaria per un brano è già legata a una nota o a un’atmosfera, non concepisco la composizione a compartimenti stagni. Per questo motivo ho pensato che la tua domanda fosse bizzarra, proprio perché non avrei mai ragionato in termini di musica e testo, per me sono inscindibili. È bello però che, per qualcun altro, le due cose possano coesistere, a lavoro ultimato, anche una senza il supporto dell’altra.

Te lo dicevo perché a me da ragazzino annoiavano i cantautori, mi pareva che, al di là dei testi, ci fosse poca sostanza musicale. Nel tuo album invece la musica è molto presente… Sai che anche io penso la stessa cosa? Credo che i cantautori siano degli scrittori prestati alla musica e non appartengano alla categoria dei songwriter puri e semplici. Io invece mi vedo più come diretta discendenza di certe cose, dai Beatles in giù, fino ai giorni nostri. Qualche volta mi capita di avere dei testi da parte e musicarli in seguito, Together è un buon esempio, ma come dicevo prima, le canzoni nascono quasi complete per me.

Il processo creativo per un tuo disco è molto lungo? Fai molti provini da riascoltare? No, per nulla, io registro solamente quando ho concluso i pezzi, non mi piace pasticciare cambiando suoni di qua e di là, mi annoio con facilità. Incido tantissimo materiale in un colpo solo, senza badare alla qualità del suono, e non ho mai fatto dei demo cantati in inglese maccheronico o finto. Quello che incido su nastro è praticamente il prodotto finito, la canzone strutturata da cima a fondo.

Sei l’unica giudice di te stessa? Solo in fase embrionale. Il mio compagno sa benissimo che io sono un lupo solitario e mi lascia uno spazio adeguato, ben sapendo che tornerò a casa con una buona caccia (sorride). Ho uno studio dove posso ritirarmi in solitudine, è una condizione essenziale per come sono fatta. Per la fase successiva, invece, ho una vasta platea di giudici che ascoltano e mi danno ottimi consigli.

Gli dai retta?  Certo, perché non dovrei? Mi fido ciecamente di loro e so che mi offriranno spunti interessanti, quindi la loro funzione è fondamentale.

Pensi mai a una possibile resa live dei brani quando li componi e incidi? In linea di massima no, il processo creativo è separato dal resto, ma certamente dopo subentra il pensiero di come sarà possibile rendere al massimo un album sopra a un palco e davanti a migliaia di persone.

Per il tour avete già pensato qualcosa?

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