Interviste

Emis Killa in tour da marzo: «Basta con gli attacchi ai rapper mainstream»

E’ partito l’ambizioso Mercurio Tour di Emis Killa, uno dei rapper di nuova generazione più in vista della scena nazionale. Foto di STYLAZ. Intervista tratta dal numero di marzo di Onstage Magazine.

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Meno date, più spettacolo. Questo è il Mercurio Tour, serie di concerti che vedranno Emis Killa esibirsi in alcuni tra i più importanti club del nostro Paese: l’Alcatraz di Milano, l’Hiroshima Mon Amour di Torino e l’Orion di Roma, tanto per fare qualche nome. Attitudine e consapevolezza dei propri mezzi sono le parole d’ordine con cui il rapper si prepara a tornare in azione. Scopriamo in che modo.

Come ti senti?
Ogni inverno vado in letargo come gli orsi, non ho voglia di fare nulla, tanto meno lavorare. Ma negli ultimi giorni il tempo è migliorato, stiamo facendo le prove del tour e mi sta tornando la carica giusta. Sarò al top per il primo concerto.

Ansia?
A pacchi. Ogni volta che sto fermo per un po’ mi ritrovo con delle nuove paure. Una volta temevo la gente, quindi mi venivano attacchi di panico e ora, come nuova paranoia, ho paura di non ricordarmi i testi delle canzoni. Comunque sono fiducioso, le sfide mi stimolano e ho gran voglia di tornare a esibirmi.

Meno concerti, più sostanza: è un riassunto corretto?
Assolutamente sì. A differenza del tour successivo all’uscita del mio primo disco L’erba cattiva, quando praticamente non mi sono mai fermato facendo concerti da gennaio a dicembre, questa volta abbiamo deciso di farne meno, studiarli meglio e costruirli anche dal punto di vista scenico.

Ci anticipi qualcosa?
Sul palco ho dei ledwall che proiettano grafiche con cui interagisco durante lo show. L’idea mi è venuta dopo aver assistito a un concerto di Beyoncé. Nel mio piccolo voglio provare a riproporre in un evento rap quello che ho visto fare da questa grandissima showgirl.

Aspettative?
Sicuramente alte, abbiamo annunciato le date con largo anticipo, lasciando che i biglietti rimanessero in vendita a lungo. Inoltre il tour inizia quando Mercurio è già stato pubblicato da qualche mese, spero che la gente lo abbia digerito bene e sappia le canzoni, visto che ne suoneremo diverse.

Parlando del disco, sta per diventare di platino, lo avevi previsto?
Me lo auguravo! L’erba cattiva è diventato platino vendendo oltre sessantamila copie da quando è uscito, mai avrei creduto potesse andare così bene. Sarei stato felice di venderne diecimila! Mercurio in meno tempo sta bruciando le tappe, vedremo tra qualche mese…

Come vivi la popolarità che ti ha travolto nell’ultimo biennio?
Questa è una domanda che mi fanno tutti. Io vivo bene questo momento, perché non mi sono svegliato famoso da un giorno all’altro: la mia crescita è stata graduale tutto sommato, sono quasi dieci anni che faccio il rapper! Mi sento sempre lo stesso, vado al bar in paese, esco a ballare con gli amici senza problemi, non sono uno che se la mena per aver conquistato uno status particolare, anzi. Chiaro, non mi aspettavo una crescita del genere in così poco tempo. Prima quasi tutti i miei fan erano giovani, ora mi riconoscono moltissime persone adulte che probabilmente non mi ascoltano ma sanno bene chi io sia.

Sembra che ormai tutti ascoltino il rap in Italia.
Non credere che a me faccia piacere. Alla fine, se fino qualche tempo fa una persona qualsiasi conosceva tre rapper, ora magari ne conosce sessanta. Ma quelli che fanno rap di qualità e vendono bene alla fine sono sempre e solo quei quattro o cinque nomi.

Cosa ti dà fastidio in particolare di questa esplosione del rap?
In un certo senso, avrei preferito continuare a crescere gradualmente e raggiungere questi risultati con meno immediatezza. Specialmente se poi vengo infilato in un calderone in cui s’infilano presunti rapper che in realtà non lo sono.

Addirittura?
Certo. Tutti parlano di rap, molti lo fanno senza cognizione di causa. Penso alle critiche che mi rivolgono. Non tollero chi mi dice che tecnicamente sono scarso, che ho problemi nell’andare a tempo e che pecco nel flow o nelle rime. Posso non piacere per ciò che dico e per come lo dico, lo accetto, ma dal punto di vista prettamente tecnico so fare le mie cose e nessuno può contestarlo. Inoltre basta con gli attacchi ai rapper mainstream. Nessuno sceglie di rimanere nell’underground, chiunque avesse la possibilità di fare le cose che faccio io, che fanno i Club Dogo e Fedez le farebbe eccome, senza pensarci due volte!

Andresti anche a Sanremo se ne avessi la possibilità?
Attualmente no, è una manifestazione piuttosto lontana dai miei ideali. Questo non vuol dire che chi fa rap non ci possa andare: per esempio quest’anno oltre a Frankie Hi-NRG c’è Rocco Hunt (l’intervista risale alle settimane prima del Festival, ndr) che è uno che il rap lo sa fare. Non dubito degli MC ma del pubblico che segue Sanremo, un pubblico abituato a sonorità classiche, non certo a quelle che proponiamo noi.


Emis Killa – Emis Killa tour 2014 – Saluti per Onstage on MUZU.TV.

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