Interviste

Empire Of The Sun: «Non scriviamo solo canzoni, ma vere e proprie storie»

Il duo australiano formato da Luke Steele e Nick Littlemore, gli Empire Of The Sun, torna con un nuovo album dopo il successo di Walking On A Dream del 2008. Ice On The Dune, questo il nome del nuovo lavoro, uscirà il 25 giugno ed è stato anticipato dal singolo Alive.

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Un tempo il mondo era puro. Era curato dall’Imperatore e dal Profeta, che insieme ai quattro sacerdoti viaggiavano senza sosta per la terra; preservavano la delicata armonia del cosmo guidando fiumi, portando piogge e tracciando il corso del sole, consentendo così alla natura di prosperare. Niente di questo sarebbe stato possibile senza il gioiello incastonato nella corona dell’imperatore; e quando il Re Delle Ombre riuscì a impossessarsene – entrando una notte di soppiatto nel tempio imperiale – l’equilibrio cominciò a vacillare.

No, non vi stiamo raccontando la trama di un film fantastico, e nemmeno il preambolo di qualche videogioco. Questa è la premessa del nuovo disco degli Empire Of The Sun, una fiaba dai contorni psichedelici e dai toni post-apocalittici – che se raccontata con poca convinzione scadrebbe in un attimo nel puro trash. Ma Steele e Littlemore non la pensano così; loro ci credono, e pensano che narrare storie abbia un’importanza fondamentale. «Noi non scriviamo solo canzoni; noi raccontiamo storie. Partiamo con una visione, che pezzo dopo pezzo cresce naturalmente, portando altra ispirazione per tutto ciò che viene dopo». E la loro abilità nel tradurre questo tipo di atmosfere in musica è innegabile; Ice On The Dune (così come il suo predecessore Walking On A Dream) possiede un’aurea magica, che attraverso un’estetica sonora che pesca dal passato e sfocia nel presente attraverso una produzione meticolosa e moderna crea un amalgama tra il mitologico e il futuristico – prestando sempre molta attenzione a conservare tinte oniriche e aggraziate.

Nonostante ultimamente vivano a Los Angeles e si ritrovino a viaggiare parecchio, la natia Australia rimane una fonte principale per l’ispirazione del duo: «Se dovessimo pronunciarci su ciò che stimola la nostra creatività nell’elenco finirebbero senz’altro l’Oceano, il sole, il surf e la California. Ci piace la luce, la libertà e la positività. Ma non ci dimentichiamo mai del fatto che veniamo da un posto unico, con un ecosistema tutto suo, e dove per esempio girano leggende come quella del fiume che divide la nazione a metà; si sostiene che sia stato creato da un gigantesco serpente in tempi remoti. E a noi piace crederci. Ci sentiamo molto spesso come Peter Allen quando cantava I Still Call Australia Home; se cresci in un posto come quello non te lo dimentichi, e ovunque tu possa andare proverai sempre un pizzico di nostalgia quando ti troverai a pensare alle tue radici».

Data la propensione di Steele e Littlemore a concepire favole, viene naturale chiedere loro se Ice On The Dune si possa considerare il secondo tassello di una trilogia; domanda alla quale rispondono con un misteriosissimo «Dipende tutto dai sogni. I sogni non prevedono limiti». Ma in realtà prima di pensare al terzo album c’è da considerare che tra il primo e il secondo è passato un bel po’ di tempo; talmente tanto che qualcuno cominciava a pensare che i due avrebbero potuto semplicemente continuare a lavorare con le rispettive band (The Sleepy Jackson e Pnau), lasciando morire il progetto Empire Of The Sun. «Bisogna considerare che quando avevamo il nostro piccolo studio a Sydney e abbiamo cominciato a incidere Walking On A Dream non eravamo nient’altro che due ragazzi alle prese con i sogni. Ci immaginavamo di diventare famosi, ma con una certa innocenza. E poi improvvisamente è successo davvero; ed è stata una botta non proprio facile da assimilare. Dopo il primo album abbiamo subito capito che avremmo dovuto re-inventarci; fare un disco è una cosa seria, non ti puoi nascondere dalla musica. Inoltre il primo disco è semplicemente “accaduto”, è venuto fuori senza grandi impostazioni o vincoli; mentre una volta presa la decisione di registrare Ice On The Dune abbiamo dovuto approcciare il lavoro in maniera molto diversa. Il segreto è avere cieca fiducia nel tuo partner; spesso il tempo e le dinamiche di una carriera possono rovinare i rapporti, ma noi ci piacciamo ancora. E siamo molto più saggi rispetto a qualche anno fa».

Il loro amore per gli eccessi e per i colori tipici della decade ‘80 si manifesta attraverso i video, gli outfit e i loro show live, forti di una produzione studiata nei minimi dettagli. Ma anche se tutto questo lavoro d’immagine ha giocato – e continua a giocare – un ruolo importantissimo nella loro ascesa al successo, quando chiediamo la loro opinione al riguardo minimizzano: «Non è importante come ci vestiamo; quello che conta veramente è la musica. Certo, i nostri eroi in gioventù non erano certamente persone dal look trasandato come Kurt Cobain. Siamo fermamente convinti del fatto che scrivere pezzi tristi e dal tono depresso sia estremamente più facile rispetto a comporre brani che cantano della gioia di vivere; sono due cose totalmente diverse, ma è un paragone che non regge. A dire il vero se dovessimo pensare a qualche artista da incensare e idolatrare non ci verrebbe in mente nessuno in particolare. Ci sono stati tanti musicisti che ci hanno influenzato, ma non ci verrebbe naturale scrivere un pezzo in onore di qualche santone della musica, come per esempio hanno fatto recentemente i Daft Punk con Giorgio Moroder. Cerchiamo di essere il più possibile noi stessi». Armati di synth-pop contagioso, falsetti garbati e un grande amore per la natura, Luke Steele e Nick Littlemore sono pronti a riportare – a modo loro – l’equilibrio nel mondo.

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