Interviste

Erlend Øye e l’Italia, storia di un amore: «Cantare in italiano è meglio che in inglese»

erlend oye la prima estate

Erlend Øye, metà dei Kings Of Convenience, si è trasferito in Sicilia, dove ha scritto la sua prima canzone in italiano, La Prima Estate. Lo abbiamo incontrato in occasione del suo concerto al Milano Film Festival.

Forse il nome Erlend Øye non vi dice molto, ma se vi suggerisco “il tizio occhialuto dei Kings Of Convenience” sono sicuro che vi si accende una lampadina. Proprio lui, dopo 4 album con il duo norvegese, e due con il side project elettro-indie Whitest Boy Alive, ha deciso di trasferirsi in Sicilia, a Siracusa per la precisione, insieme alla madre. E da li ha iniziato a produrre la sua musica, tra cui La Prima Estate, brano cantato in italiano e dedicato alla laurea della sua amica Lucia. Il 12 settembre ha suonato a Milano, al Parco Sempione, in occasione del Milano Film Festival. Lo abbiamo raggiunto dopo il soundcheck, mentre si godeva la giornata soleggiata, con la chitarra nella custodia, e ci siamo seduti in una panchina al centro del parco.

Cos’hai in mente per il live di stasera? Come sarà? Non ho ancora ben deciso, ma sarò solo io con la chitarra. Suonerò canzoni mie, cover in inglese, cover in italiano, canzoni dei King of Convinenece, e quello che mi andrà di suonare.

Come pensi che sarà accolta La Prima EstateSpero che gli spettatori conoscano la parte del flauto, e che la cantino tutti insieme.

Cosa ti piace dell’usare la lingua italiana per fare musica? Penso che sia veramente una bella lingua per cantare, è bello usare un linguaggio a me nuovo perché mi costringe a usare nuove melodie, che funzionino con più parole, perchè in inglese sono tutte tronche.

Ti sei fatto aiutare da qualcuno per la stesura del testo? Si, mi hanno aiutato almeno dieci persone, amici italiani. Qualcuno suggeriva una parola, qualcun altro un’altra, una forma di musica collaborativa. Anche la registrazione l’abbiamo fatta a Berlino insieme ad amici musicisti, anche i membri dei Whitest Boy Alive. Sono molto felice di com’è venuta, soprattutto se la suoni forte, risulta molto potente.

Hai dichiarato di esserti innamorato della musica italiana, specie quella degli anni ’60. E invece quella contemporanea? Ti piace qualcosa in particolare? C’è una band molto brava che viene da Napoli, i Fitness Forever. Sono davvero molto bravi, ispirati dal sound sixties. Hanno un album in uscita ad ottobre, dal titolo Cosmos.

C’è qualche artista contemporaneo con cui ti piacerebbe lavorare? Nessuno in particolare, mi piacerebbe incontrare persone per formare una band con cui andare in tour, con cui suonare la mia musica, fare più canzoni con questo tipo di sound.

Quali sono i progetti per il futuro? In questo momento sto lavorando solo, i King Of Convenience hanno finito il tour da poco, e ora abbiamo un anno di pausa. Ma niente vacanze, ho un sacco di cose da fare per conto mio, mi piacerebbe fare un album semplicemente come Erlend Øye.

La prima estate è stato solo un esperimento o ci riproverai con l’italiano? Non lo so, vediamo, ma credo che ci proverò.

Hai suonato al Neapolis Festival con i King Of Convenience, cosa ci puoi raccontare? È stata una bella esperienza, il pubblico era molto entusiasta, pieno di energia, è stato molto bello. Il chitarrista che ha suonato con noi è di Napoli e quando è salito sul palco dopo il set dietro di lui si sono accesi i fuochi d’artificio.

Il Neaoplis ha una storia molto lunga, ma purtroppo ha avuto anche diversi problemi di sponsor e location, e adesso è stato molto ridimensionato e inserito all’interno del Giffoni Film Festival. Sì, ne so qualcosa, quest’anno era piccolino e non credo avesse molto a che fare con quello vecchio ma è stato comunque bello. Ma sai, l’Italia non ha dei veri festival. Quello che voi generalmente chiamate festival è molto diverso da quello che in Nord Europa si intende con la stessa parola.

Anche questa volta suonerai all’interno di una rassegna cinematografica come il Milano Film Festival, cosa te ne pare? Hai partecipato a qualche evento? No, non guardo molti film, preferisco le cene in Sicilia. Durano molto, a volte anche due ore, parliamo, passeggiamo. Mi piacerebbe vivere come se fossi in un film tutto il tempo, non guardarli. Mi capita solo quando sono in aereo o malato. Anche perché i film contemporanei non mi trasmettono molto, quelli degli anni ‘70 erano incredibili.

Sei veramente un amante degli anni ’60 e ’70. Si credo fosse un gran periodo, perché in quegli anni c’era un sacco di musica e arte. Un tempo il film più bello vendeva di più, ora non è così. Ad un certo punto qualcosa è cambiato, i film più popolari sono diventati quelli con il miglior trailer, gli attori più famosi, il miglior marketing. Anche per la musica è lo stesso. Alle volte le radio non trasmettono musica perché è nuova o bella, ma solo perché la cantante è finita sui giornali scandalistici. Se sei famoso puoi suonare, e così negli ultimi 30 anni la qualità è scesa. Solo che è possibile fare ottima musica con poco budget, mentre fare un bel film con poco investimenti è veramente difficile.

Finita la chiacchierata mi ha chiesto carta e penna e ha iniziato a scrivere la scaletta, usando come base d’appoggio il retro della chitarra, affermando di voler aspettare lì fino all’inizio del live. Del resto, poco dopo ha iniziato a suonare Sara Stride, cantautrice milanese molto legata alle sonorità alternative anni 90’ (tra gli ultimi pezzi suonati spicca una cover dei CSI, Forma e sostanza, dedicata al festival) che ha radunato un bel po’ di gente in Piazza del Cannone.

Ma quando tocca a Erlend, il numero di persone aumenta sensibilmente. Lui sale sul palco con tutta la tranquillità del mondo, chitarra a tracolla, e si rivolge al suo pubblico in italiano, pur con qualche comprensibilissima incertezza, spiegando dove vive ora, chiedendo se c’è qualche siciliano, ridendo. Con una calma tutta norvegese si stupisce della quantità di persone presenti. Il repertorio, come mi aveva anticipato, è più vario che mai, canzoni dei King Of Convenience, una cover di Ask degli Smiths, canzoni italiane come Grande grande grande di Mina e E la chiamano estate di Bruno Martino, in cui la sua pronuncia diventa impeccabile (è così che ha imparato l’italiano), realizzate con leggerezza e ironia. La prima estate viene accolta con gioia e anche se il pubblico non fischietta la parte di flauto come da lui auspicato, poco ci manca. Si termina con Bridge Over Troubled Water di Simon e Garfunkel e fa sorridere pensare come un norvegese che vive in Sicilia ci stia suonando un classicone americano, ma questo è. Pioggia di applausi per Erlend che lascia il palco sorridendo, pronto a tornare nella sua nuova casa, nella Terra degli Aranci.

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