Interviste

Esce Oh! dei Linea 77: «Il nostro album più atteso»

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Dopo tanta attesa e un incredibile incidente di percorso, ecco finalmente il nuovo album del sestetto torinese Linea 77. Oh!, questo il titolo, riporta alla mente le prime prove del gruppo, quando la miscela di punk hardcore e metal era il combustibile principale. Ce ne parla il chitarrista Chinaski.

Tanto per cominciare, la buona notizia è che, stavolta, non avete perso mesi di registrazioni per colpa di un blackout elettrico…
Davvero (ride, ndr), ma in questo caso era proprio impossibile, abbiamo imparato a tutelarci. Comunque, a ripensarci, abbiamo avuto una sfortuna pazzesca e credo che sia quasi un record l’aver bruciato due hard disk in contemporanea. Sei mesi di lavoro in fumo, è il caso di dirlo. In ogni modo, i pezzi li sapevamo a memoria e, per combattere quel momento di negatività, abbiamo deciso di cominciare a scrivere altri brani nuovi e quindi l’EP si è presto trasformato in un album, quello che esce tra poco.

Cos’è rimasto di quel disco mai uscito?
I due singoli che erano già stati pubblicati, L’involuzione della specie e Io sapere poco leggere, e un paio di altri pezzi, ma il resto è tutto nuovo, a parte Absente Reo che arriva addirittura dalle session di Horror Vacui. È giusto così, era anche necessario ripartire da zero e Oh! rappresenta il nostro ritorno al formato album. Qualche tempo fa ero assolutamente sfiduciato a riguardo, vedevo la fruizione della musica come una cosa legata ai singoli pezzi. Ora, invece, la nostra attenzione è focalizzata verso il formato con cui siamo cresciuti e maturati, con uno spirito simile a quello dei soldati giapponesi nella giungla. Siamo ben consci del fatto che il mercato della musica è cambiato in maniera irreversibile e, senza nessun tipo di retorica, sappiamo che gli appassionati pronti a comprarsi vinile e cd sono sempre meno. Senza dare giudizi, pensiamo che il nostro modo di vedere le cose sia quello giusto e quindi proseguiamo nella nostra direzione senza pentimenti o ripensamenti.

A te piace ancora ascoltare musica?
Direi di sì, ma ammetto che anche la mia fruizione è cambiata. Una volta andavo a Torino a comprare i vinili, dopo aver letto le recensioni sui giornali, c’era un senso di attesa e di eccitazione che, per forza di cose, ora non c’è più, visto che puoi sentirti il disco un secondo dopo che è stato pubblicato. E magari anche prima di una qualunque recensione… Ecco, il senso spasmodico dell’attesa non esiste più, anche se a me piace ancora uscire di casa e andarmi a comprare un album che mi incuriosisce.

Siete sempre stati un gruppo proiettato verso il mondo e verso l’estero, fin dagli inizi. Ora vi state sempre più trasformando in una band torinocentrica, se mi passate il termine.
Direi che è una disamina perfetta, hai centrato il punto e hai detto Torino invece che Italia, cosa che apprezzo molto. Questo ultimo album, poi, è davvero figlio degli umori della nostra città, recupera certamente un suono hardcore e metal tipico di Torino e si conclude con un omaggio a una band per noi fondamentale come i Fluxus.

Una delle più sottovalutate di sempre, mi verrebbe da aggiungere…
Assolutamente sì, è inspiegabile come non siano mai riusciti a raccogliere quanto seminato. Forse sono venuti fuori in un periodo poco ricettivo per quel tipo di sonorità, ma per noi Linea 77, soprattutto da ragazzini, sono stati dei maestri. Ogni loro concerto era sconvolgente e siamo felici di aver avuto la possibilità di collaborare con Franz Goria, che era il chitarrista, per questa versione di Non esistere.

Credete quindi che Oh! sia un disco ermetico e chiuso in se stesso?
Non lo so, devo essere sincero. A pensarci bene, sono già molti anni, direi almeno dal 2002, che i Linea 77 hanno scelto altre strade rispetto a quelle classiche da rock band. L’effetto catena di montaggio tour-disco-tour ci aveva stufato già all’epoca e se questo significa chiudersi un poco in se stessi allora forse è così. A questo aggiungi anche la volontà di provare a sdoganare le sonorità più dure anche in un mercato come quello italiano e quindi capisci perché il nostro mondo si è un poco rimpicciolito. In parte ci siamo riusciti, ma il fatto di non aver mai trovato band rivali con cui misurarci – e sia detto senza alcuna spocchia, anzi – ha ridotto la nostra capacità di penetrazione in un mercato che non ha mai privilegiato la musica punk o metal.

Ora, con l’uscita del disco, vi tocca di nuovo la catena di montaggio.
Ne siamo ben felici (ride, ndr), è da molto tempo che non facciamo una lunga serie di date in fila, non vediamo l’ora di iniziare a rodarci per bene e poi a organizzare il tour estivo.

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