Interviste

11 buoni motivi per cui la collaborazione tra Fabi Silvestri e Gazzè è straordinaria

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Niccolò Fabi, Daniele Silvestri e Max Gazzè parlano a Onstage del nuovo album Il padrone della festa, di come è nata la loro collaborazione e del perché sia stata veramente unica. Foto di Simone Cecchetti

Il padrone della festa, il loro primo album come gruppo, è uscito il 16 settembre ed è già in testa alle classifiche italiane. La loro amicizia nasce 20 anni fa, ma si è concretizzata solo oggi in una collaborazione a tre. Niccolò FabiDaniele Silvestri e Max Gazzè hanno raggiunto una maturità umana e artistica tale da potersi mettere in gioco con un progetto che, ci hanno spiegato, è unico e irripetibile. Ecco perché.

1. Uno + uno + uno non fa tre

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“Era importante non perdersi, non diluirsi e non diventare altro”, ci ha spiegato Daniele Silvestri. “Ma era altrettanto necessario far sì che il risultato di noi tre non fosse la somma numerica di 1+1+1. Era fondamentale che il risultato non fosse per forza 3, ma invece un altro uno, un uno magari più grande magari e comunque diverso. Questo era quello che speravamo e che quando scrivevamo le prime cose abbiamo sentito che poteva succedere e che forse è successo per un’alchimia in parte cercata e desiderata, in parte forse anche fortunata”.

2. Le stesse origini

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“Tutto è stato molto naturale perché in fondo abbiamo gli stessi trascorsi, la stessa età, la stessa origine fisica e geografica, passioni molto simili”, commenta Silvestri. “Sicuramente abbiamo sentito più o meno la stessa musica, poi ognuno con le sue deviazioni, ma la massa di base è la stessa e questo conta tanto. Questo ci ha aiutato nella nostra unione, che ha di base una profondità e una passione uniche”.

3. Un istante non riproducibile

Dalla De Gregori Banana Republic

“Vogliamo che in quest’anno di lavoro sull’album e in questi mesi di tour quello che uscirà dai nostri concerti sia possibile solo in quel momento e in quel modo. Mai più riproducibile”, dice Silvestri. “Un po’ come era successo con Banana Republic di Dalla e De Gregori: abbiamo avuto quel progetto come riferimento perché, al di là del disco e dello scrivere canzoni, ci piaceva quello che succedeva su quel palco tra Dalla e De Gregori e la dimensione live. L’ambizione è stata quella di fare qualcosa che fosse simile”.

4. Un cerchio triangolare

5. Il Sud Sudan

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“Quello in Sud Sudan è stato il viaggio di tre cantautori, di tre occidentali, che sono andati a osservare le attività di una Ong italiana che si occupa di sanità in Africa, il Cuamm di Padova”, racconta Fabi. “Noi eravamo solamente degli osservatori. Sono stati giorni di grande ascolto, non certo di parole dette o note suonate e abbiamo registrato a livello emotivo tante cose. Tornati a Roma quelle sensazioni sono effettivamente andate a finire nelle canzoni. Da quella esperienza abbiamo ricavato tanto in termini di riflessioni umane e anche la voglia rinnovata di scrivere qualcosa insieme perché avevamo un’esperienza finalmente nostra. Non qualcosa che fosse un ricordo di vent’anni prima. Un’esperienza reale nostra”.

6. Life Is Sweet

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“Il video di Life Is Sweet svela la canzone, che prima altrimenti era un po’ più criptica”, spiega Gazzè. “Il significato uno se lo immaginava, ma poi una volta abbinate le immagini si capisce di più. Spiega un po’ la canzone ma anche l’origine del progetto. L’esperienza in Sud Sudan è stata fondamentale per la prosecuzione dell’idea musicale”.

“Il video comunica quella sensazione di chiarimento proprio perché quando è stato girato non c’era ancora la canzone e non è nato per essere il video di una canzone”, aggiunge Fabi. “La verità di quelle immagini è che non vogliono raccontare una canzone ma una realtà”.

“È importante sottolineare una cosa a questo proposito”, conclude Max. “Un viaggio in Sud Sudan non è come andare in Kenya in vacanza. È un viaggio che a livello emotivo lascia scolpite delle cose indelebili. E questa esperienza che abbiamo vissuto insieme, e dico per fortuna al di là del processo creativo nato in seguito, ha lasciato in ognuno di noi una memoria importante”.

7. Una storia vera

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“C’è inoltre un altro aspetto, che non succede spesso: non avevamo la percezione reale che proprio quell’episodio che abbiamo deciso di descrivere in Life Is Sweet fosse così ben documentato dalle immagini”, commenta Silvestri. “Abbiamo fatto questo viaggio sempre con un amico operatore con noi, ma in realtà era un altro viaggiatore insieme a noi. Quando poi abbiamo visto quel materiale è successa la cosa che non succede mai: mentre di solito quel tipo di immagini le devi sempre riprodurre, perché sono vere solo nella tua mente, invece questa volta c’erano già. La scelta di farlo uscire un po’ dopo rispetto alla canzone era proprio per dare ancora più valore alla storia vera”.

8. Un’avventura unica

fabi silvestri gazzè studio registrazione

“Le premesse di questo progetto, quelle che ci siamo detti e che però nessuno di noi ha scolpito nel marmo come lapidi anche perché il futuro è imprevedibile, erano di dare un’unicità a quest’avventura per renderla proprio unica anche nella nostra vita”, spiega Fabi. “Sicuramente se tutto andrà bene come speriamo, a maggior ragione potrebbero esserci i motivi per non rifarlo, proprio perché quando una cosa viene bene è perché ha una sua irruenza e istintività uniche e la seconda volta avrebbe già un termine di paragone. Quindi a pelle potrei dire che non ha bisogno di un seguito, e non per sminuirla, ma anzi per darle maggiore importanza. Poi nessuno può mettere la mano sul fuoco su nulla nella vita”.

9. Una cosa irripetibile

fabi silvestri gazzè live

“Sicuramente tornare in Sud Sudan potrebbe essere una bella idea dopo questo percorso insieme di un anno”, continua Max. “Il nostro è un progetto a termine e destinato a finire quando finirà questo tour. E forse è anche un modo per dare ancora più forza e sentimento a quello che abbiamo fatto: non è il primo di un certo numero di album del trio Fabi-Silvestri-Gazzè, ma una cosa irripetibile. Forse potremmo fare un ultimo viaggio insieme e farlo veramente per chiudere questa esperienza come siamo partiti”.

10. Back again?

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“Sicuramente tornerò in Sud Sudan con Cuamm”, racconta Fabi. “Che poi lo possiamo rifare in tre, sì, ma non lo vorrei pensare all’interno di una sceneggiatura che comincia e finisce nello stesso luogo perché è un film. Dovrebbe esserci la stessa urgenza che c’è stata un anno fa, che potrebbe esserci come invece magari portarci a fare un altro viaggio”.

“Credo che ognuno di noi tre”, continua Silvestri, “chi per ragioni più profonde e antiche, come Niccolò, chi semplicemente come me e Max che è stato colpito una volta arrivato lì, ha la certezza (pur sapendo che di certo non c’è quasi nulla) che lì ci tornerà. Se poi le coincidenze, i tempi ci faranno tornare insieme sarà ancora più bello. L’importante è che ancora più di quel primo viaggio diventi un viaggio solo nostro, se no rischierebbe di diventare la prosecuzione di un film invece che la prosecuzione di un pezzo di vita”.

11. Un seme per gli altri

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“L’ambizione è che questo album in un modo o nell’altro continui a vivere”, auspica Silvestri. “Che sia parte di un patrimonio e di una ricchezza che resterà per tutti e tre (e per tutti coloro che ameranno questo progetto) e in questo senso non finisca”.

“Sarei molto orgoglioso se questo progetto fosse il seme di progetti analoghi“, aggiunge Fabi. “Non solo e non necessariamente nostri, ma comunque uno stimolo anche per altri artisti a rinnovarsi, a rinnovare la propria creatività in maniera collaborativa e collettiva e non chiudersi”.

“Il fatto di arricchirsi lavorando insieme è un invito che facciamo di cuore”, conclude Max. “È stata un’esperienza bellissima, per chi ama far musica e comporre, non solo per chi ascolta ma anche per chi la fa. È uno sperimentarsi insieme che arricchisce chi ha scelto di fare della musica la propria vita”.

Alvise Losi @altroviaggio

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