Interviste

Fabri Fibra pronto per i live: «Anche se calerà l’interesse, il rap è qui per restare»

Fabri Fibra live 2013

A pochi giorni dai primi live del suo tour estivo 2013, Onstage intervista Fabri Fibra, senza dubbio il più importante esponente della scena rap italiana. Ci ha parlato dello spettacolo che porterà in giro per l’Italia, dell’evoluzione del rap e dei suoi progetti futuri.

Riesci a sparire per lunghi periodi, evitando una sovraesposizione mediatica che, specialmente nella musica rap, pare diventata quasi un obbligo. Ci sono artisti che producono in stile catena di montaggio mentre tu hai sempre centellinato con cura le cose da dire. È una questione di carattere oppure di strategia?
Non è proprio una strategia vera e propria a dirtela tutta, non credo di aver voluto pianificare cose del genere. Dopo un po’ che l’esposizione è continua, ho davvero bisogno di tornare a concentrarmi sul mio progetto e sulle questioni della vita che rimangono forzatamente indietro, quando il lavoro va avanti. Con questa storia dei social network poi, in teoria potresti non staccare mai, essere sempre in una specie di strano tour. Non sono così. Non mi interessa essere sovraesposto in questo modo. Non 24 ore su 24.

Che rapporto hai con il palco? E quale pensi sia la forza del rap dal vivo, quantomeno del tuo?
Il palco è il mio spazio. È il momento che mi piace di più in assoluto: non vorrei né salire né scendere, vorrei farmi teletrasportare lì sopra, da casa o dallo studio e viceversa. Molti concerti rap, anche di artisti americani affermati, in passato, hanno lasciato a desiderare. C’è da dire che in Europa venivano con mezzi ridotti e probabilmente lo stesso show negli Stati Uniti aveva caratteristiche differenti. Poco tempo fa però ho visto Watch The Throne (Kanye West e Jay-Z, nda) live e credo sia stato uno degli show migliori a cui abbia mai assistito. Anche io questa volta ho gli effetti speciali… Quando ho iniziato non c’era nulla di simile, era tutto molto spartano, ma adesso ho un ledwall e Mecna ha pensato alle grafiche che vedrete con me sul palco. Il tutto a supporto delle parole del live. I testi di Guerra e pace meritavano un supporto visivo e credo che abbiamo raggiunto un risultato ottimo. Per il resto è tutto minimalista. Io e un dj, Double S di Torino. Poi l’impianto per far risaltare al massimo le strumentali. Con le parole. È tutto.

Ti sei mai chiesto perché proprio in questi ultimi anni il rap ha avuto così tanto successo in Italia? Che tipo di esigenze e aspettative riesce a intercettare secondo te?
Il rap ha avuto successo anche perché ha mollato la musica italiana con i soliti giri di do e le rime cuore/amore. Ci voleva la novità ed è arrivato anche il momento del rap. Ora è super-esposto e ci sono dei risultati in classifica che non era facile immaginare. C’ho creduto fino dal mio ingresso in major ed ero certo che il rap meritasse molto più spazio di quanto non ne avesse cinque o sei anni fa in questo paese. Non è stato facile e molto è successo grazie a internet. I miei album indipendenti, allora introvabili nei negozi di dischi, si sono sparsi nella rete in modo lento, ma inesorabile: oggi sono ovunque, nelle case e nelle playlist di moltissimi ragazzi e anche di molti rapper. Anche le major hanno giocato il loro ruolo. Ora sono arrivate anche le radio e le tv. Il rap è mainstream. Magari presto avrà anche una curva discendente, ma per ora è qui, e anche se calerà l’interesse, il rap è qui per restare.

Ho letto una tua intervista in cui dicevi che “il business della musica, se è un lavoro che funziona bene, ti fotte la vita”. Ti sei mai pentito di esserti esposto così tanto, specialmente in passato?
Ho portato alla ribalta dei testi molto forti perché il mio bacino d’utenza era l’underground e non pensavo che avrebbero avuto un impatto simile sulla gente e su un pubblico più ampio. Quando scrivi a casa tua, non pensi a chi ti ascolterà: è molto difficile prevedere dove andranno a finire le tue canzoni e se ti poni quel problema perdi in spontaneità. Il successo porta la fama che porta sovraesposizione. Il giro è questo. La gente poi vuole sapere cosa fai nella vita, come sei, cosa pensi di cose che non c’entrano nulla con la musica. Oggi la regola è un po’ questa: funzionano molto i personaggi e la musica rimane indietro. Nella puntata che ho registrato con Pif per MTV de Il Testimone, ne parlo ampiamente.

Ti capita spesso di ritrovarti al centro dell’attenzione, volente o nolente. Due episodi recenti: la tua partecipazione ad Amici e l’esclusione dal concerto del Primo Maggio a Roma. Sul programma della De Filippi non ho pareri (ma voglio il tuo, ovviamente) – lo trovo un segno dell’Apocalisse imminente, ma è un problema mio, immagino – ma il concertone credo meriti due parole in più. Che idea ti sei fatto della cosa?
(ride, nda) Marracash ha detto che il rap ad Amici è un segno dei tempi che cambiano. Non potrei essere più d’accordo di così. Amici si è avvicinato al rap in un modo davvero particolare, prendendo un vero campione del freestyle e non un prodotto da laboratorio: il risultato è stato eclatante. Moreno è il primo rapper a finire al primo posto in classifica per quattro volte consecutive nella storia italiana. Ci voleva l’esposizione attuale dei talent e il rap sovraesposto per formare una combinazione così esplosiva. Anche per quanto riguarda l’esclusione dal Primo Maggio sono di nuovo d’accordo con Marra… Ha scritto un tweet che rendeva davvero bene l’idea! (il suddetto tweet recitava: «Secondo me è molto più interessante essere al centro di un dibattito sul Primo Maggio, che esibirsi al Primo Maggio», nda).

Tra Uomini di Mare e dischi solisti hai una carriera piuttosto lunga e corposa. Ci sono cose del tuo passato che non ti piacciono o non ti rappresentano più?
Registro rime da vent’anni ormai, ho iniziato quando ne avevo 17. Ci sarebbe da preoccuparsi se non ci fosse stata un’evoluzione. Il rap è un’istantanea di ciò che ti circonda in quel momento ed è quindi impossibile dire che ci sono cose che non ti rappresentano più. Fanno parte di te. Punto.

Qual è il pubblico dei tuoi concerti e dei tuoi dischi?
Con questo disco sono andato da Fazio e da Amici, e questo ti fa capire l’ampiezza dei testi e della musica. I singoli vanno da Pronti, Partenza, Via! fino a Panico, passando per Ring Ring. Lo vedo anche ai live: ci sono i ragazzi e le ragazze, ma ci sono anche dei genitori con dei figli… Questo è il primo tour in cui canto anche per la seconda generazione di supporter.

Gli ultimi due lavori si intitolano Casus belli e Guerra & pace. La guerra in entrambi i titoli ha un senso preciso? Oppure è una coincidenza?
L’occasione di guerra (Casus belli) ha fatto scaturire la guerra e poi la pace… Adesso sono già nella prossima fase. E la ascolterete nel prossimo disco e sui prossimi palchi in giro per l’Italia.

 

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