Interviste

Fabri Fibra: «Solo oggi capisco quanto Tradimento abbia segnato il rap italiano»

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di Redazione
Foto di Francesco Prandoni - testo di Stefano Mazzone

Sono passati 10 anni da quando Fabri Fibra esordiva nel mainstream con l’album Tradimento e ha deciso di celebrarlo con una riedizione a cui hanno collaborato tanti ospiti. Prima di salire sul palco di Home Festival abbiamo incontrato il rapper di Senigallia per parlare dell’anniversario di questo disco che ha segnato il rap italiano e il panorama musicale italiano.

Il tuo tour si chiude all’Home Festival di Treviso. Hai in mente già nuovi progetti? Quando ho deciso di portare questo disco sui palchi mi sono detto: «Voglio suonare solo per i prossimi 3 mesi». Potevamo suonare ancora, ma non sono quello che vuole spremere la cosa fino alla fine, voglio invece recuperare energie per roba nuova. Inizialmente non ero così, con il tour di Bugiardo, per esempio, ho girato tutta Italia con 80 date, ma poi arrivi che ti senti un po’ vuoto. Da allora non voglio più ritrovarmi in quella situazione. Voglio avere entusiasmo per ripartire.

Come sei arrivato ad un disco come Tradimento? Io all’inizio non volevo fare il rapper, volevo fare altro. Lavorare in ufficio, uscire con gli amici per un aperitivo, cose del genere. Ho sempre scritto rimanendo nel nucleo familiare, immaginando di essere un altro, e se vuoi questo ha un che di poetico. Ma in realtà non sei realmente te stesso, sei quello che vorresti essere. La classica zona di confort. Quando sono uscito di casa ho capito che l’Italiano è condannato a dipendere dai genitori sino a quando non si reinventa, ed è quello che è successo a me. Io volevo fare altro, ma poi il rap ha preso il sopravvento: la Universal ai tempi di Mr. Simpatia mi ha contattato per dirmi che un mio lavoro era in classifica con i dischi major. E quindi sono andato a far la musica.

Tre giorni fa hai celebrato un altro anniversario, i 12 anni proprio dell’album Mr. Simpatia, e ho visto che lo hai ricordato sui social. Molti artisti si distaccano dal passato, per te mi pare di capire che sia il contrario. Io ho bisogno di soldi “frate”. Penso che chi non ricorda e non suona i pezzi vecchi, quelli che gli hanno dato il successo e che muovono la gente emotivamente, ha solo molti soldi. O, peggio, è così schiavo di quel che pensano gli altri da non essere più un artista. Io ci perdo tanto tempo nello scrivere, ho molti incubi. Ma credo nelle cose che faccio e l’ho fatto perché mi serviva.

Cosa ne pensi dei rapper che hanno partecipato a questa riedizione di Tradimento? Li ho scelti io, ho fatto una lista di nomi in un quarto d’ora. E quando mi sono arrivati i loro contributi ho pensato che la roba funzionava. Io ascolto molto rap italiano, mi piace. Quando ho contattato questi artisti ho capito quanto Tradimento abbia contagiato gli artisti di oggi. È una bella soddisfazione.

Ci hai mai pensato che potesse diventare un disco così rilevante? Queste cose un po’ le capisci prima degli altri, sono segni della vita. La gente iniziava a fermarmi per strada. Qualcosa stava già succedendo. Inoltre, avevo “il terzo occhio aperto”, era un momento particolare della mia vita. Tutti indossiamo una maschera, diciamo che stiamo bene, ma in realtà non è vero. Il rap americano ha contribuito ad aprire “il terzo occhio”, in Italia mancava qualcuno che diceva determinate cose. La mia fatica quando scrivo è non dire parole in inglese, citare artisti stranieri. Io parlo dell’Italia, degli Italiani e in italiano. Comunque, quando ho scritto Tradimento avevo così tanti cazzi nella vita e l’impatto mediatico mi ha scombussolato così tanto, che non sono mai riuscito a godermi il disco e trovare equilibrio. Finalmente posso farlo oggi.

In questi dieci anni, il rap è esploso ed è cambiata anche la figura del rapper. Devi sapere che il rapper è un personaggio triste, e mi sta sul cazzo chi continua a parlare di soldi e di donne, posso capirlo solo se lo fa un americano. Il rapper è figo da vedere, ma adesso si sono svenduti, rappresentano la moda, la panineria. Va bene anche questo, ma io ho idee differenti.

A proposito di rapper americani, due parole su Jay Z che rappa sulla strumentale di Applausi per Fibra. Cazzo che roba. Erano proprio 10 anni fa. Lui era in tour ed ha chiesto di ricevere dei pezzi strumentali. A me piaceva Applausi per Fibra e gliel’ho mandato. Raga, a pnè sempre stata bella. Alla gente gli sono serviti 10 anni per ammetterlo, prima tutti dicevano che fosse commerciale perché non assomigliava al rap Anni ’90. Perché gli americani hanno così appeal? Perché sono all’avanguardia. Me la sono un po’ vissuta male, ci è voluto così tanto tempo, ma meglio tardi che mai.

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