Interviste

Fatboy Slim porta The Big Beach Bootique al cinema

«The world’s biggest cinema dance party». Così è stato etichettato l’appuntamento speciale di venerdì 31 agosto, quando, solo per una notte, arriva in tutti i cinema del mondo (clicca qui per scoprire le sale) The Big Beach Bootique, il concerto che Fatboy Slim ha tenuto lo scorso giugno nello stadio della sua città natale, Brighton, di fronte a quarantamila persone. Da Ibiza a Rio, da Tokyo a Perth, Norman è il Re della dance. Lo abbiamo incontrato per farci raccontare come è nata questa idea, come è stato suonare in uno stadio di fronte ai suoi concittadini, la storia che si nasconde dietro i suoi pezzoni (Bird Of Prey, Praise You e Right Here Right Now) e abbiamo avuto anche il tempo di parlare di Born Slippy degli Underworld.

Ciao Norman, eccoci con il The Big Beach Bootique: come è nato questo evento? Di chi è stata questa fantastica idea?
Il primo B.B.B. nacque da un’idea di Channel 4. Loro avevano ottenuto i diritti per trasmettere le partite di cricket e così decisero, per celebrare l’evento, di trasmetterlo in giro per l’Inghilterra in grandi location, con uno schermo e un impianto audio perfetti. Mentre si montava l’attrezzatura, si è pensato: «Perché non fare anche un after party? Risultato: l’interesse per il cricket si è fatto sempre più flebile, mentre 60.000 persone hanno ballato sul mio dj set. Nulla di simile è mai stato fatto prima sulla spiaggia di Brighton.

Dalla spiaggia poi vi siete spostati allo stadio.
Si, dopo le grandi feste in riva al mare, ci siamo spostati allo stadio, con molte differenze. Innanzitutto, per quanto riguarda le norme di sicurezza, perché nel primo caso devi chiudere la strada e preoccuparti per dodici ore di quello che potrebbe accadere. In confronto in uno stadio è una passeggiata. Sei riparato, hai i parcheggi, i bagni, i bar: è tutto pronto.

E come è stato suonare di fronte ad uno stadio pieno di gente, nella tua città?
Ti dico la verità, all’inizio c’è stata grande preoccupazione, perché in un evento così, con così tante persone, l’inconveniente è facile che rovini tutto.
Volevamo andasse tutto bene, che tutti si divertissero e per alcune sere non ho dormito: forse è stata la cosa più stressante della mia vita (ride).

Quel concerto fu una celebrazione del tuo amore verso Brighton: cosa rappresenta per te questa città?
Ci sono cose nella vita che non puoi spiegare, e cose – della città dalla quale provieni – che non puoi capire. Brighton è molto vicina a Londra, tanto che molte persone quando diventano famose o iniziano a fare i soldi, si spostano proprio nella capitale. Io, invece, sono molto orgoglioso di rimanere qui. Semplicemente perché amo questa città e penso sia la migliore città del mondo.

Che atmosfera c’era quella sera?
Fantastica, eravamo tutti eccitati dalla festa, dall’essere in quello stadio, come gli anni passati in spiaggia.  Poi, suonare in quello stadio era un mio sogno.

Ho visto i tuoi show all’Electro Venice l’anno scorso e al Sonar a giugno. Quali sono le differenze maggiori tra questi show e il The Big Beach Bootique?
In entrambi questi festival mi sono divertito molto. La situazione era bella, la gente ballava e gli artisti che hanno suonato prima di me erano molto bravi. Ho fatto un bel set, il mio set all’interno di una situazione, di un palco, costruito per tutti gli artisti del festival. Lì, a Brighton, invece, era tutto e tutti per me.

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